Lo schema “De Beata Maria Virgine” del 1962 e la rinascita della mariologia

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Le due giornate che, il 23-24 maggio 2025, nella Cité Universitaire di Parigi, sono state dedicate al mistero della Corredenzione della Beata Vergine Maria, hanno rappresentato, come ha scritto un attento osservatore presente, Guillaume Gattermann, «qualcosa che ha superato i confini di un semplice convegno accademico o di un incontro teologico». In un luogo simbolico della cultura francese, è nata «una scintilla di rinnovamento mariano che potrebbe segnare la storia della Chiesa». 

Ciò è dovuto a Karen Darentière, promotrice della Confraternita Maria Corredentrice di Parigi che ha organizzato il convegno, e a tutte le relazioni in esso svolte, di cui Chetro De Carolis ha riferito su Corrispondenza Romana . Il convegno è stato un’espressione di “massimalismo mariano” che costituisce un seme certamente destinato a fruttificare.

 Negli stessi giorni, a Roma, è stato piantato un altro seme, con la pubblicazione del volumetto  De Beata Maria Virgine, che raccoglie il testo integrale latino e la traduzione italiana dello Schema sulla Beata Vergine Maria, che fu approvato, il 20 giugno 1962, dalla commissione centrale preparatoria del Concilio Vaticano II, ma fu rigettato in aula dopo aspre discussioni(De Beata Maria Virgine. Schema di costituzione dogmatica sulla Beata Vergine Maria Madre di Dio e Madre degli uomini, a cura di Roberto de Mattei, Edizioni Fiducia, Roma 2025, pp. 129).

Dopo aver sottolineato lo stretto legame tra Cristo e Maria, lo schema illustra il posto che la Madre di Dio e degli uomini occupa nella Chiesa, grazie al suo consenso al compimento della Redenzione. Su questa cooperazione con Cristo all’opera della Redenzione si basano i titoli con cui si è soliti esprimere l’unione della Beata Vergine Maria con Cristo, a cominciare da quello di Mediatrice di tutte le Grazie. Il testo ricorda poi i singolari privilegi della Madre di Dio: l’Immacolata Concezione e l’Assunzione in Cielo in anima e corpo e la sua gloria verginale nel parto. Da questi privilegi deriva la singolarità della dignità della Madre di Dio e del culto mariano a Lei dovuto. 

Il 10 novembre 1962 Papa Giovanni XXIII stabilì che lo schema mariano fosse stampato e distribuito ai Padri, ma pochi documenti erano destinati a suscitare nell’aula conciliare tante discussioni e rifacimenti come questo. L’abbé René Laurentin fu, assieme al padre Yves-Marie Congar, uno dei protagonisti della battaglia “anti-massimalista”, condotta da coloro che si opponevano a ogni forma di esaltazione dei privilegi di Maria. Congar si serviva di una falsa contrapposizione tra “Mariocentrismo” e “Cristocentrismo”, con la quale si mettevano in discussione verità quali la Mediazione e la Corredenzione e si volevano distruggere le tradizionali pratiche con cui nella Chiesa si era sempre onorata la Madonna.

 A conclusione delle discussioni che si svolsero in aula e nelle commissioni. Il testo su Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, inserito come capitolo VIII della costituzione dogmatica Lumen Gentium del 21 novembre 1964, risultò ben diverso, per il suo minimalismo, da quello originario. Come rileva il prof. de Mattei nella sua Introduzione al testo, la figura di Maria perdeva la sua grandezza, assumendo la dimensione di pellegrina nella fede e di discepola di Cristo; veniva accolta l’esegesi protestante che definisce Maria “povera di Jahvé e Figlia di Sion”. Il culto di “iperdulia” non veniva neppure citato, mentre venivano nominati soltanto quattro atti di culto: venerazione, l’amore filiale, la preghiera, l’imitazione. La parola «mediatrice» viene citata quasi per incidens, in una riga in cui si dice che «la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice». Praticamente assente dal capitolo era la nozione di Corredentrice. Il testo della Lumen Gentium approvato quel giorno, pur non contenendo errori, era riduttivo e non onorava la Madonna come l’assemblea dei Padri avrebbe dovuto fare. Il titolo di Maria Madre della Chiesa, proclamato da Paolo VI il 21 novembre 1964 era un “contentino” dato ai “massimalisti”, ben lontano dalle loro richieste originarie.

Oggi uno dei punti di partenza per una rinascita del movimento mariano può essere il primitivo schema De Beata Maria Virgine, con la riattribuzione alla Madonna dei titoli di Corredentrice e Mediatrice universale di tutte le grazie che le spettano in quanto Madre di Dio. È questo il messaggio venuto anche dal convegno di Parigi, la prima di una serie di iniziative che ben promettono in questa direzione. 

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