De Maria numquam satis

De Maria numquam satis

Il testo che riportiamo segue quello della settimana scorsa su La Tradizione di Maria nuova Eva attraverso le epoche, Appendice dell’articolo 2 del capitolo IV del volume II (La singolare missione di Maria SS.) dell’opera La Madonna secondo la fede e la teologia (Libreria editrice F. Ferrari, Roma 1953) del noto mariologo padre Gabriele Roschini osm (1900-1977), religioso dell’Ordine dei Serviti.

3. L’Età moderna (sec. XVI-XIX)

Nel secolo XVI, Alano Varenio, detto Montalbano, nei suoi discorsi tratta di Maria SS. Corredentrice (suppone il titolo già in uso), in quanto «ha cooperato col Figlio, e perciò ha incontrato la stessa sorte di Lui», e ciò «per riconciliare tutti gli uomini». Altrove – come rileva il P. Carol, op. cit., p. 175 – ancora più chiaramente, egli esprime principalmente tre cose: 1) la cooperazione della Vergine alla nostra salvezza è di ordine superiore a quella degli altri eletti di Cristo; la divina, da mutare la giustizia in misericordia verso il genere umano; 2) la compassione della Vergine presso la croce ha mosso talmente la volontà divina; 3) la Vergine SS. prestò tutto ciò quale nuova Ester che «meritò l’abolizione del decreto».

Bernardino de Bustis († 1513-1515) offre vari elementi che sembrano favorevoli ad una cooperazione diretta alla Redenzione. Dice infatti che «Maria è compagna e partecipe nel regno di Cristo, poiché fu anche partecipe della sua passione per il genere umano». Esprime la sua gratitudine alla Vergine perché «col suo merito singolare ha soccorso il mondo perduto». Parla inoltre del singolare dolore della sua «compassione» per la Redenzione⁷.

Sono anche particolarmente degne di considerazione nel secolo XVI le testimonianze di Tommaso Illirico, Giodoco Clictoveo, Alfonso Salmerón, Ambrogio Catarino, Pietro Morales, Francesco de Ossuna, Giov. Batt. Lezana, Francesco Suárez, S. Roberto Bellarmino ecc.

Tommaso Illirico, O. F. M. Conv. († 1528-1529), dice, fra l’altro, che «la B. Vergine fu aiuto o ausiliatrice della nostra Redenzione, ed è ausiliatrice delle nostre giustificazioni… Fu ausiliatrice della nostra Redenzione secondo i quattro generi di cause (efficiente, materiale, formale e finale)».

Giodoco Clictoveo (1543) insegna che la Vergine SS., dopo Cristo, può appellarsi, a suo modo, Redentrice del genere umano perché «con la sua compassione» volontariamente abbracciata, «ha cooperato alla nostra Redenzione». Ella ha sofferto non già per sé – poiché era senza peccato – ma per la nostra salvezza.

Alfonso Salmerón, S.I. (1585), insegna chiaramente che Cristo, Redentore principale, quantunque non ne avesse avuto bisogno, volle comunicare a Maria Corredentrice la virtù redentiva, affinché il mondo fosse salvato da due (Cristo e Maria), come era stato rovinato da due (Adamo ed Eva). Non si potrebbe insegnare in modo più chiaro la Corredenzione in senso stretto.

Ambrogio Politi Caterino, O.P., Arcivescovo di Conza († 1553), insegna anche lui, in modo inequivocabile, la corredenzione in senso stretto. Egli dice esplicitamente: 1) che Cristo e Maria, quantunque innocentissimi, con le loro pene (la Passione e la Compassione) ci hanno meritato la Redenzione; 2) che Maria fu prima redenta da Cristo e poi, insieme con Cristo, ha redento tutti gli uomini; 3) che questa dottrina è «costantissima sentenza di tutti gli antichi». Le asserzioni del Caterino sono di tale evidenza da aver precluso al P. Lennerz qualsiasi adito ad obiezioni.

Pietro de Oña, specificando il modo con cui Cristo e Maria «hanno riparato il genere umano», asserisce che la Vergine SS. è stata concepita senza peccato perché era stata eletta da Dio «a cancellare, insieme con Cristo, lo stesso peccato» (cfr. il testo originale presso CAROL, op. cit., p. 193).

Francesco Suárez († 1617) è il primo ad inserire in un corso teologico sistematico la questione della Corredenzione mariana, mossa forse dalle impugnazioni deformatrici dei Protestanti. Dopo aver negato due cose, ossia che la Vergine SS. «ci abbia redento» e «ci abbia meritato qualcosa de condigno», il Suarez afferma genericamente che Essa «ha cooperato in qualche modo alla nostra salvezza». In quale modo? Il Suarez adduce tre modi particolari, vale a dire: 1) meritando de congruo l’Incarnazione; 2) «pregando, chiedendo e, per tutto il tempo in cui fu in vita, meritandoci de congruo la salvezza»; 3) «concependo Cristo, autore della nostra salvezza». Attesta poi che «spessissimo i Santi Padri asseriscono che in questi modi la Vergine SS. è stata causa della salvezza». Il merito della nostra salvezza, sia pure de congruo, è indubbiamente qualcosa ordinata direttamente alla nostra redenzione.

Questa ovvia interpretazione delle asserzioni del Suarez può essere confermata con altre sue asserzioni. Egli, infatti, presenta la corredenzione come titolo della regalità di Maria, come la redenzione è titolo della regalità di Cristo. Il parallelismo è perfetto: alla redenzione diretta di Cristo corrisponde la corredenzione diretta di Maria. Un’altra conferma la troviamo nella Immacolata Concezione: «non poté infatti essere soggetta alla colpa originale Colei per mezzo della quale il peccato stesso doveva essere espulso». È questa – dice il Suarez – «la dottrina dei Padri». Sembra quindi sufficientemente chiara la mente del Suarez sulla corredenzione in senso stretto. Il Suarez, infine, aprì – si può dire – la via all’effato: «Maria meritò de congruo ciò che Cristo meritò de condigno».

S. Roberto Bellarmino († 1621) asserisce che la Vergine SS. «sola», oltre a cooperare al mistero dell’Incarnazione, «ha cooperato anche, essa sola, al mistero della Passione, stando dinanzi alla croce e offrendo il Figlio per la salvezza del mondo».

Il secolo XVII può dirsi, nella storia della Chiesa, il secolo mariano per antonomasia (se si eccettui il secolo nostro), specialmente per la sua copiosa produzione mariologica.

In questo secolo, l’insegnamento esplicito della cooperazione immediata della Vergine SS. alla cosiddetta redenzione oggettiva può dirsi moralmente unanime. Il secolo XVII può realmente appellarsi «il secolo della Corredenzione mariana».

Il P. Carol, nella sua opera monumentale, adduce e discute le testimonianze di ben 124 scrittori appartenenti a vari Ordini Religiosi (op. cit., p. 198-321). Altri se ne potrebbero aggiungere. La reazione alle negazioni dei Protestanti e ai Monita salutaria di Widenfeld, nei quali veniva negata la legittimità del titolo di Corredentrice, occasionò una vera fioritura di scritti nei quali venne toccato e discusso il problema in questione.

Esaminati criticamente i vari testi, il P. Carol ne ha dedotto che la maggioranza (plerique) sono favorevoli alla cooperazione immediata di Maria SS. alla Redenzione oggettiva. Tra di essi figurano i nomi di S. Lorenzo da Brindisi, S. Giovanni Eudes, Salazar, Olier, ecc. Si può dubitare di alcuni per il fatto che la nomenclatura oggi adottata (redenzione oggettiva e soggettiva, cooperazione mediata ed immediata) non era corrente, come ai nostri giorni.

Assai spesso gli scrittori del secolo XVII usano il termine Corredentrice e non di rado esprimono esplicitamente (a volte solo implicitamente), con esso, la cooperazione immediata di Maria SS. alla redenzione oggettiva. Dicono infatti che la Vergine SS., quale nuova Eva associata al nuovo Adamo nella rigenerazione soprannaturale dell’umanità decaduta, meritò de congruo la nostra riconciliazione con Dio (alcuni arrivano a dire che la meritò de condigno), soddisfece la maestà divina offesa per i nostri peccati ed offrì se stessa, anzi immolò all’Eterno Padre il suo stesso Figliolo, per la redenzione degli uomini.

Dicono inoltre, non pochi, che Dio Padre, insieme alla soddisfazione della Passione del Figlio, accettò anche la Compassione meritoria della sua SS. Madre per la redenzione del mondo, e in tal modo si placò col genere umano.

Non mancano poi teologi i quali (come il Vulpes, de Rhodes, Reichenberg, Frangipani, Dassier, de Convelt), servendosi della terminologia stessa oggi in voga, parlano della cooperazione immediata di Maria SS. al sacrificio della croce.

Dopo tutto ciò, logicamente il P. Carol conclude: «Si allontana molto perciò dalla via della verità il P. Lennerz quando asserisce in modo perentorio: “(nella Tradizione) non si ha nessuna testimonianza certa (di questa dottrina)… E perciò in nessun modo si può dire che quella dottrina… è tradizionale nella Chiesa…” (Cfr. “Gregorianum” 29 [1948] 133-134). Giudichino i lettori che cosa si debba pensare dell’asserzione del chiaro Autore» (Op. cit., p. 319-320).

Tuttavia, per essere oggettivi, è necessario riconoscere lealmente che, nel secolo XVII, non mancano scrittori i quali mostrano di ignorare una tale dottrina; qualcuno poi è giunto perfino a negarla (per es. Adriano Baillet). Piccole ombre che danno maggior risalto alla figura centrale del quadro: la Corredentrice del genere umano.

Nel secolo XVIII, a differenza del secolo XVII, gli scrittori mariani sono pochi e di poco valore. Quel che si dice della Mariologia di questo secolo, in genere, va detto anche della nostra questione in particolare. Ciò non ostante, si può asserire che la dottrina della cooperazione immediata di Maria SS. alla redenzione oggettiva, anche in questo secolo, è assai comune nella Chiesa.

Il P. Carol (op. cit., p. 321-381) esamina le testimonianze di ben 53 scrittori e ne deduce che la maggioranza (plerique), in «modo non oscuro», insegnano la cooperazione immediata della Vergine SS. alla redenzione oggettiva, pur senza usare sempre i vocaboli «oggettiva» e «immediata», ma con termini «equivalenti». Novera tra questi Montalbano, Del Moral, Lossada, Gonzales, Martinez e Barrio, Peralta, de Galiffet, Federici, Nasi, de Almeyda, Siuri e Dusquesne¹. E ne conclude: «Considerati, anche superficialmente, i testi di costoro, i lettori sono già in grado di giudicare la consistenza della seguente asserzione del P. Lennerz: “La Tradizione vivente intorno alla cooperazione della Vergine alla redenzione oggettiva, sembra che (nel secolo XVIII) non vi sia ancora stata” (Cfr. “Gregorianum”, 29 [1948] 119)».

Al contrario, in tutto questo periodo si trovano sette o otto scrittori soltanto che espongono la cooperazione di Maria SS. alla redenzione in senso restrittivo. Così, per es., Pallu, Souastre, Krick, Sebaldo da S. Cristoforo, Ballet, Lamindo Pritanio e Dornn; ma costoro non possono annoverarsi fra i grandi Teologi.

Si deve poi tener presente che i testi restrittivi (cosa rilevata di già cento volte) non sono sempre e necessariamente esclusivi, poiché, secondo le sane leggi della logica, chi afferma il meno non per questo nega il più (op. cit., p. 381-382).

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