L’Italia dopo il voto

L’Italia dopo il voto_(di Roberto de Mattei) L’Italia sta vivendo un’epoca di grave sofferenza economica, di profonda instabilità politica e di crescente disorientamento religioso. Una triplice crisi che si sovrappone e di cui le elezioni del 24-25 febbraio sono solo un evidente sintomo. Sul piano economico la crisi risale all’imposizione di un’artificiale moneta unica ad economie nazionali strutturalmente diverse come quelle dei paesi della cosiddetta “eurozona”. Gli stessi poteri forti europeisti, con l’aiuto del presidente Napolitano, designando Mario Monti alla guida dell’Italia, hanno tentato di archiviare la democrazia rappresentativa e di espropriare la sovranità nazionale del nostro paese.

Ora il presidente Giorgio Napolitano ha di fronte a sé uno scenario di rovine. L’Italia unificata, di cui nel 2011 ha celebrato con tanta retorica il 150esimo anniversario, è un’Italia frammentata e ingovernabile. L’ingovernabilità è sempre meglio di un cattivo governo, come ha sottolineato Mauro Faverzani (https://www.corrispondenzaromana.it/meglio-lingovernabilita-di-un-cattivo-governo/).

E il governo Bersani-Monti che si profilava all’orizzonte non sarebbe stato un cattivo, ma un pessimo governo. Monti e Bersani volevano rispettivamente portarci via la casa (con l’iniqua tassazione dell’IMU) e la famiglia (con la legalizzazione del matrimonio omosessuale). Adesso sono i grandi sconfitti della tornata elettorale e il progetto distruttivo è, almeno per il momento, rinviato. In un suo editoriale sul sito nocristianofobia (http://www.nocristianofobia.org/ingovernabilita-e-mancato-il-voto-cattolico/), Davide Greco osserva giustamente che le ragioni di un’ingovernabilità prossima futura sono probabilmente da ricercare nella semplice constatazione che è mancato il voto cattolico alle urne. Il dibattito politico si è concentrato su temi puramente economici e poche sono le voci che si sono levate per ricordare la posta etica in gioco, come quelle del cardinale Carlo Caffarra, di mons. Giampaolo Crepaldi, di mons. Luigi Negri.

L’insuccesso di Magdi Cristiano Allam, l’unico uomo politico che abbia esplicitamente inserito questi valori nel suo programma, non deve scoraggiare chi lo ha votato. Il successo numerico non è certo il metro di misura della verità, ma è malauguratamente, il criterio della democrazia moderna. Se si accetta di partecipare al gioco democratico, bisogna fare i conti con la legge dei numeri e piegarsi ad essa. Magdi Cristiano Allam potrà comunque continuare la sua opera di testimonianza della verità fuori del Parlamento, godendo della stima di chi crede nell’esistenza di “princìpi non negoziabili” che non possono essere messi ai voti.

Quel che è certò è che l’Italia è più sana di quanto possa sembrare. Da quando Berlusconi è sceso in campo, nel 1994, la sinistra in Italia continua a perdere, o comunque si dimostra incapace di mantenere il potere. Esiste nel paese un’ampia maggioranza di centro-destra che va ben al di là dei confini del PdL. Di fronte al pericolo che il movimento di Beppe Grillo raccolga una protesta confusa e devastante, è assolutamente urgente e irrinunciabile, come scrive Paolo Deotto, riscoprire la nostra anima cattolica, che è poi la base della nostra stessa cultura e della nostra identità (http://www.riscossacristiana).

Lo sfondo della crisi politica ed economica è quello di un disfacimento morale che ha una delle sue cause nella defezione di tanti Pastori di anime, che hanno smesso di annunziare il Vangelo per inseguire obiettivi mondani di successo e di potere. L’atto di rinuncia di Benedetto XVI è anche l’espressione di una oggettiva crisi della Chiesa, ben più drammatica della ingovernabilità politica di una nazione. Ci sembra questo il cuore del problema del nostro tempo. (Roberto de Mattei)

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