La requisitoria di un francescano contro i falsari di san Francesco

(di Sandro Magister su Settimo Cielo) Lo “spirito di Assisi” è qualcosa da cui papa Benedetto XVI si è sempre tenuto alla larga. Lo scorso anno, sia prima, sia durante, sia dopo il viaggio che egli fece nella città di san Francesco a venticinque anni da quello “storico” di Giovanni Paolo II, evitò accuratamente di usare la formula, a suo giudizio troppo pericolosamente ambigua:

Diario Vaticano / Lo “spirito di Assisi” di cui il papa diffida

Ma nonostante ciò, nella pubblicistica cattolica lo “spirito di Assisi” continua imperterrito a dominare la scena.

Anche e forse di più tra i francescani.

Non tra tutti, però. Sul tronco di san Francesco cresce da qualche tempo un nuovo ramo, vigoroso e ricco di vocazioni, quello dei Francescani dell’Immacolata, che fa il controcanto ai confratelli progressisti.

Sull’ultimo numero della rivista dei Francescani dell’Immacolata, “Annales Franciscani“, il direttore padre Paolo M. Siano ha pubblicato un lungo editoriale che passa in rassegna e confuta ad uno ad uno tutti gli errori e gli equivoci in cui vede cadere i confratelli entusiasti dello “spirito di Assisi”. E conclude con l’esortazione a che essi “sappiano non solo coltivare l’accoglienza e la pace verso i non cattolici, ma ricordino a se stessi (anzitutto) e ai fratelli cattolici loro affidati (frati, suore, monache, laici, parrocchiani) il dovere primario di testimoniare chiaramente i dogmi della fede cattolica, l’unica vera religione”.

L’editoriale può essere letto al completo in questa pagina web:

Spirito francescano, “spirito del Concilio” e “spirito di Assisi”

Qui di seguito ne è riprodotto un passaggio, nel quale l’autore se la prende non con un confratello, ma con la studiosa di san Francesco forse più famosa, che egli definisce “neo-sabatieriana” (dal nome di Paul Sabatier, protestante liberale del primo Novecento, inventore di un Francesco “libero pensatore”), la medievista Chiara Frugoni.

Il brano prende spunto dal “filo-islamismo” che il direttore di “Annales Franciscani” vede dilagare tra i seguaci di san Francesco e in genere in campo cattolico.

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QUELLE CLARISSE CHE HANNO IN UGGIA LA CLAUSURA

di p. Paolo M. Siano

[…] In un’intervista sul quotidiano “Avvenire” del 9 dicembre 2011, Chiara Frugoni vuol farci credere che “il francescanesimo pensato da Francesco non è quello realizzatosi. Ad esempio – ella scrive – nella regola non bollata [quella di prima stesura – ndr] si parla dei frati che vogliono andare a vivere tra i saraceni; essi possono andare e i superiori non li fermino. Invece nella regola bollata [quella approvata dalla gerarchia – ndr] è detto che i superiori mandino solo i frati ritenuti idonei; e sparisce il concetto di andare a ‘vivere tra i saraceni’”.

Secondo Chiara Frugoni, Francesco e Chiara avevano un progetto comune aperto a uomini e donne, “fratres” e “sorores minores”, con la medesima regola. Poi Francesco, vista l’opposizione della gerarchia e dei confratelli, avrebbe rinunziato al ramo femminile concepito in tal modo. Secondo Frugoni, Chiara d’Assisi “non voleva la clausura” ma aveva “un’idea modernissima di suore che si alternano nella vita contemplativa e in quella attiva fra la gente”.

Ancora sul dialogo con i musulmani, secondo Chiara Frugoni, “Francesco invita a cercare i punti che ci avvicinano, non quelli che ci allontanano, invita a dare la giusta importanza ai punti di vista dell’altro. Francesco chiede anche ai musulmani di fare degni frutti di penitenza, nel senso evangelico di conversione, e così trovare punti di contatto”.

Dal discorso ambiguo dell’autrice si percepisce un certo filo-islamismo, attribuito persino a san Francesco: vivere pacificamente con i musulmani lasciandoli nella loro religione, limitarsi a cercare punti di contatto con il loro “credo”.

La mentalità secolarista della Frugoni non risparmia nemmeno santa Chiara: a questa luminosa “domina”, Frugoni attribuisce idee modernissime di una vita religiosa femminile declaustralizzata ed immersa nel mondo. Queste idee (della signora Chiara Frugoni e non di donna Chiara di Assisi, santa) se applicate alla vita clariana la conducono inevitabilmente allo snaturamento, alla secolarizzazione, alla morte. Nulla di strano poi, se oggigiorno ci sono clarisse che hanno in uggia la clausura e cercano in vari modi di essere delle “esclaustrate” impegnate in attività apostoliche o sociali, con la relativa e magari rapida chiusura dei monasteri.

Comunque, è consolante sapere che, in ambienti francescani e clariani, l’ultimo libro di Chiara Frugoni ha ricevuto critiche per il suo “ipercriticismo” di impronta sabatieriana. […]

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Il libro di Chiara Frugoni citato da padre Siano è “Storia di Chiara e Francesco”, edito da Einaudi nel 2011.

La recensione critica di parte francescana di cui egli si consola è di padre I. Fortino OFM Cap. ed è apparsa in “Forma Sororum”, rivista del Monastero di Santa Lucia delle Clarisse di Città della Pieve, nel numero di marzo-aprile del 2012.

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