Gelli-P2 tra Servizi segreti ed Esoterismo (4a parte)

Gelli-P2 tra Servizi segreti ed Esoterismo (2a parte)
FONTE IMMAGINE: Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/) - Autore: Isa Blake
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8. Gelli-P2 & Servizi secondo la Commissione Anselmi (1984)

Circa il rapporto tra Gelli-P2&Servizi è bene dare uno sguardo alla Relazione (di maggioranza) della Commissione Parlamentare d’Inchiesta presieduta da Tina Anselmi (1927-2016), presentata alle Camere il 12 luglio 1984.

I Servizi segreti si dedicano a Licio Gelli sin dal 1945, in seguito a indagini su due agenti nemici che avevano lasciato Pistoia al seguito dei tedeschi. I Servizi appresero da Gelli (interrogandolo a Cagliari) che lui, tenente dei paracadutisti, nel 1943 fu preso dai tedeschi e posto dinanzi a una scelta: far parte della Repubblica di Salò o venir deportato in Germania. Gelli optò per la prima. Sebbene ufficiale di collegamento con le SS, Gelli si mise a servizio dei partigiani e poi (dall’ottobre 1944) del controspionaggio militare americano in Italia. Gelli ammise comunque il suo ruolo di doppiogiochista e delatore e in quell’occasione diede i nomi di 56 persone che avevano collaborato attivamente con i tedeschi. Era quella lista che Mino Pecorelli prometteva di rivelare sul numero di “Osservatore Politico” che poi non sarebbe mai uscito…  È certo che Gelli come ufficiale delle SS italiane perseguì prigionieri inglesi e antifascisti, fece arrestare un parroco sospetto di aver favorito gli antifascisti, e fece arrestare 4 renitenti alla leva poi fucilati. Nel 1950, il Servizio segreto militare italiano (l’allora SIFAR) segnala Licio Gelli come probabile agente dei Servizi segreti dell’Est (il KOMINFORM) dal 1944 o almeno dal 1947. Ma a Gelli ci si limita a controllare la sua attività di libraio. Nel 1960 Gelli viene indicato come un uomo d’affari senza più alcuna relazione con la politica. Così scende il silenzio su Gelli per 13 anni, fino al 1973, allorché qualcuno del SIFAR chiede di appurare se è possibile identificare Licio Gelli con un certo Luigi Gerla, segnalato nel 1964 come agente dei Servizi segreti ungheresi (A.V.H.). Nella stessa nota si afferma che Gelli dichiara di aver avuto connessioni con il SIFAR e sembra aver contatti con circoli ungheresi (cf. On. Tina Anselmi (Presidente e relatore), Relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia Massonica P2, Doc. XXIII – n. 2, Camera dei Deputati – Senato della Repubblica – IX Legislatura, Roma 12 luglio 1984, pp. 59-63).

Tutti questi precedenti sono contenuti in un fascicolo trasmesso dal SISMI nel 1981 alla Commissione Parlamentare sulla P2. Il SISMI informa anche che, come emerge da due note (l’una del 1972 e l’altra del 1974) redatte da alcuni ufficiali del Centro di Firenze del Servizio segreto militare italiano dell’epoca (il SID), Licio Gelli confidò a più persone, nel giugno 1971, di essere un agente dello stesso SID, col nome di copertura “Filippo” (cf. pp. 63-64). Quella lettera di trasmissione del SISMI (1981) ammette che quelle 2 note (1972 e 1974) non partirono mai per Roma (sede centrale SID). Scrive al riguardo l’On. Anselmi: «Come è ammesso nella lettera di trasmissione (1° settembre 1981) le due note non partirono mai per Roma ed il perché possiamo capirlo leggendone un brano significativo: 

“Dopo qualche giorno lo stesso Comandante del… mise al corrente il Comandante di questo Centro che l’allora Comandante del Reparto D era andato su tutte le furie per le indagini svolte sul conto di Gelli. Infatti qualche tempo dopo lo stesso Comandante del Reparto D rimproverò personalmente il Comandante di questo Centro di aver ubbidito al Comandante del… nello svolgere indagini su Gelli, persona, secondo lo stesso, influente e utile al Servizio, minacciandolo, per altro, di restituirlo all’Arma territoriale”» (p. 64).

Più avanti, l’On. Anselmi scrive: «Nel 1974 anche l’Ufficio I della Guardia di Finanza si interessò a Licio Gelli predisponendo nella primavera tre relazioni, alle quali non fu riservata una sorte migliore di quella toccata alle due note del Centro SID di Firenze prima ricordate. Le indagini sembra che furono avviate su richiesta dell’Ispettorato antiterrorismo di Santillo – in relazione a quelle svolte su Lenzi Luigi di Quarrata (P2), sospetto di traffico di armi – e furono affidate dal comandante dell’Ufficio I, colonnello Florio, al tenente colonnello Giuseppe Serrentino, al maggiore Antonino De Salvo ed al capitano Luciano Rossi. Il più completo dei tre rapporti è senza dubbio quello del maggiore De Salvo che riferisce delle nuove attività economiche di Gelli e degli incarichi ricoperti in due società del gruppo Lebole nel settore dell’abbigliamento: […]. Questo filone di indagine non fu più ripresoda nessun apparato informativo, nonostante nel rapporto si documenti in modo certo il contatto tra Licio Gelli e Luigi Lenzi. Il rapporto accennava anche al sicuro possesso, da parte del Centro di Firenze, di un fascicolo personale intestato a Licio Gelli, del quale non gli fu possibile prendere visione. Le indagini svolte su Licio Gelli non sembra giovarono agli ufficiali che se ne erano occupati. Il maggiore De Salvo appare iscritto alla Loggia P2; Luciano Rossi finì suicida dopo essere stato, come sembra, minacciato da Gelli; Serrentino abbandonò il Servizio per infermità; quanto al colonnello Florio, dopo aver subito una vera e propria persecuzione nell’Arma con l’arrivo di Giudice e Trisolini (su Giudice, a dire della vedova, aveva raccolto uno scottante dossier), morì in un incidente d’auto» (pp. 65-66).

Circa il comportamento dei Servizi segreti italiani, l’On. Anselmi nota una forte contraddittorietà: proprio nel momento in cui Gelli è segnalato come probabile spia dell’Est, i Servizi militari italiani cessano praticamente di occuparsene; la mancata azione informativa dei Servizi su Gelli contrasta sia con il peso crescente acquisito dal Gelli e sia con i dati offerti da altri organismi informativi (Ufficio I della GdF, Ispettorato generale antiterrorismo della Polizia) che rilevano i contatti di Gelli con ambienti massonici e destra eversiva (cf. p. 70). A differenza della nota del SISMI del 1977  e della relazione del Generale Santovito del 1978 (il Generale “piduista” Santovito diresse il SISMI dal 1978 al 1981),  l’Ispettorato antiterrorismo di Emilio Santillo (specie nella nota del 1976) offre dati precisi e dettagliati su Licio Gelli e la Loggia P2. L’impegno dell’Ispettorato di Santillo contrasta con la singolare disattenzione dei Servizi su Gelli e la P2. La bravura dimostrata non otterrà a Santillo il ruolo di capo del SISDE (Servizio segreto civile) che invece sarà occupato dal piduista Generale Grassini (cf. pp. 70-71).

L’On. Anselmi deduce che Gelli era un uomodei Servizi: «[…] Riepilogando le argomentazioni svolte possiamo quindi affermare come dato di tutta evidenza l’esistenza di una sorta dicordone sanitario informativo posto dai Servizi a tutela ed a salvaguardia del Gelli e di quanto lo riguarda secondo una linea non smentita di continuità, che non interessa soltanto il periodo dell’apogeo della carriera gelliana – epoca nella quale sarebbe spiegabile facendo ricorso all’argomento dell’influenza da lui acquisita nel Servizio e fuori di esso – ma che rimonta al 1950, quando il Gelli è personaggio di ben minore caratura, tale comunque da non potergli certamente addebitare azioni di pressione deviante sui Servizi. Una continuità di atteggiamento, dunque, che accompagna il Gelli durante lo sviluppo della sua carriera, senza apprezzabili scarti che ne contrassegnino i progressi invero sorprendenti.  Tra le varie spiegazioni possibili di tale costante atteggiamento – scartata quella della inefficienza dei Servizi perché palesemente non proponibile – non rimane altra conclusione che quella di riconoscere che il Gelli è egli stesso persona di appartenenza ai Servizi, poiché solo ricorrendo a tale ipotesi trova logica spiegazione la copertura di questi assicurata al Gelli in modo sia passivo, non assumendo informazioni sull’individuo, sia attivo, non fornendone all’autorità politica che ne fa richiesta» (p. 71).

La Relazione Anselmi offre questa «linea interpretativa» circa la protezione-controllo dei Servizi su Gelli: «[…] I riscontri forniti e la linea di argomentazione che su di essi abbiamo incentrato testimoniano in modo chiaro l’esistenza di una barriera protettiva posta dai Servizi a tutela di Gelli e della loggia P2 che scatta puntuale di fronte a qualsiasi autorità politica e giudiziaria, che chieda, nell’esercizio delle sue funzioni, ragguagli e delucidazioni su questi argomenti. Abbiamo individuato la ragione profonda di questo comportamento nell’appartenenza di Licio Gelli all’ambiente dei Servizi segreti, ed abbiamo datato questa milizia al 1950, anno di compilazione dell’informativa COMINFORM. Le conseguenze di tale affermazione sono che la ragione vera del cordone sanitario informativo va cercata non nel presunto controllo che Gelli eserciterebbe nei Servizi segreti, ma nell’opposta ragione del controllo che essi hanno del personaggio. […] Affermare che Licio Gelli è uomo dei Servizi segreti sin dagli esordi della sua carriera significa chiederci se questa sua situazione sia rapportabile all’organizzazione in quanto tale o a suoi settori, perché è certo che in questi ambienti l’apparato ha una sua variegata realtà interna che l’apparenza monolitica rilevabile dall’esterno non farebbe sospettare. Significa altresì chiedersi se ed in qual modo il personaggio Gelli si muova nel contesto dei rapporti internazionali che i Servizi segreti intrecciano, secondo una logica naturale, nell’ambito di alleanze omogenee se non anche, sostengono alcuni, talora in via trasversale rispetto agli stessi contesti politici di appartenenza» (p. 76). 

Ancora su Gelli & Servizi: «Il progredire e lo svilupparsi della Loggia P2 denota un sempre più marcato interessamento di Licio Gelli per gli ambienti militari, soprattutto con riferimento alle alte gerarchie; per le nomine relative, secondo quanto ha testimoniato il generale Fulberto Lauro, il capo della Loggia P2 era comunque sempre estremamente informato in anticipo, con riferimento sia all’Esercito che ai Carabinieri ed alla Guardia di Finanza. […] Per quanto riguarda i comandi dei Servizi segreti Gelli,nella deposizione resa al giudice Vigna, ammise di essersi interessato per la nomina del generale Miceli a capo del SID;questa deposizione è suffragata da testimonianze del generale Rosseti e del giornalista Coppetti. Anche dopo la riforma dei Servizi segreti nel 1978, i capi dei Servizi risultano tutti negli elenchi della P2: il generale Grassini capo del SISDE, il generale Santovito capo del SISMI ed il prefetto Pelosi capo del CESIS, che doveva coordinare i due servizi precedenti. Il generale Musumeci assume l’incarico di capo dell’ufficio controllo e sicurezza e la segreteria generale del SISMI all’epoca di Santovito» (pp. 80-81; nel testo citato è scritto Rosseti invece di Rossetti). 

* * *

 In un’intervista del 1992 l’On. Tina Anselmi osserva che la Loggia P2 era, di fatto, fedele agli USA e alla Massoneriastatunitense (cf. Andrea Tornielli, P come Patto Atlantico, in 30 Giorni, N° 8/9 – Agosto/Settembre 1992, p. 9). Il carattere iperamericano di Gelli e della P2 è ammesso anche dall’ex Presidente Francesco Cossiga (1928-2010) in un’intervista rilasciata al giornalista Ferruccio Pinotti (cf F. Pinotti, Fratelli d’Italia, BUR, Milano 2007, p. 95).

9. Gelli-P2 e l’Argentina 

Vediamo ora qualcosa sui contatti tra il «potere» Gelli-P2 e l’Argentina, terra in cui la penetrazione della Massoneria italiana comincia subito dopo l’Unità d’Italia raggiungendo uno sviluppo sbalorditivo: nel 1893 ci sono in Argentina oltre 3000 massoni raccolti in 10 logge italiane coordinate da un comitato massonico in collegamento con il Grande Oriente d’Italia a Roma. Dopo il secondo conflitto mondiale la Massoneria rinasce anche in Argentina. Già nel 1946 vi si reca Licio Gelli, il quale stringe amicizia con il Generale Peron. Divenuto capo della P2, Gelli tesse rapporti stretti con uomini dei Servizi argentini. Con il ritorno di Peron al potere, il Gran Maestro della Gran Loggia d’Argentina, Cesar de la Vega, viene nominato Ministro del Welfare, poi ambasciatore all’Unesco a Parigi (cf. Giacomo Galeazzi – Ferruccio Pinotti, Vaticano massone. Logge, denaro e poteri occulti: il lato segreto della Chiesa di papa Francesco, Edizioni Piemme, Milano 2013, pp. 68-69).  

A proposito dell’Argentina, segnalo l’esoterista e mago Frank G. Ripel (Gianfranco Perilli), cui Licio Gelli indirizza nel 1989 una lettera di elogio per i suoi precedenti volumi di magia. Tra quelle opere segnalo “La magia di Atlantide” (1985) tradotta in lingua spagnola e distribuita nel 1988 dall’editrice argentina, esoterica e teosofica, Kier, di Buenos Aires, fondata nel 1907. In quel libro Ripel elogia Lucifero («Lucifer») come il portatore di luce, verità e libertà (cf. Frank G. Ripel, La Magia de la Atlantida, Editorial Kier, Buenos Aires 1988, pp. 69-70). Ripel elogia anche il grande agente magico universale, o la grande forza universale, che si manifesta nel suo duplice aspetto, ossia come Satana diffusore delle tenebre e come Lucifero il portatore della luce… Tale forza è rappresentata dal Serpente Ouroboros e corrisponde al demonio, al «Baphomet» e all’Androgino (cf. pp. 100-102).

Ancora a proposito di Gelli-Esoterismo-Argentina: amico di Licio Gelli e membro della P2, insieme al Gran Maestro della Gran Loggia di Argentina Cesar de la Vega, è anche l’esoterista José Lopez Rega (1916-1989) che nel 1962 presso la Editorial “Rosa de Libres” della Capital Federal (Argentina) pubblica il libro “Astrologia esoterica (secretos develados)” di circa 740 pagine. Per i nomi di Cesar de la Vega (risulta iscritto alla P2 almeno dal 1977) e Lopez Rega (non c’è data di iscrizione): cf. Reperto 4/C del sequestro effettuato il 17 marzo 1981 a Castiglion Fibocchi: elenco degli iscritti alla loggia P2 con posizioni di affiliazione e contabili, in Camera dei Deputati – Senato della Repubblica – IX Legislatura – Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia Massonica P2 – Allegati alla Relazione – Serie II : Documentazione raccolta dalla Commissione. Volume VII. Servizi segreti – Eversione – Stragi – Criminalità organizzata – Traffico armi, droga, petroli – Pecorelli, Tomo II, Doc. XXIII n. 2-quater/7/II, Roma 1987, p. 127 (85-152). Cito l’opera con la sigla CPIP2. Su Lopez Rega vedi qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_L%C3%B3pez_Rega

9.1. Gelli tra Grande Oriente d’Italia & Gran Loggia d’Argentina

Con lettera del 27 giugno 1973, l’allora Gran Maestro della Gran Logia de la Argentina de Libres y Aceptados Masones (fundada 11 de diciembre de 1857), Cesar de la Vega, comunica al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI), Lino Salvini, il proprio gradimento nel rilasciare al Fr. Licio Gelli il diploma di Gran Rappresentante della Gran Loggia d’Argentina presso il GOI (cf. Cesar A. de la Vega, Gran Maestro,  Lettera al Gran Maestro Lino Salvini (GOI), Buenos Aires 27-6-1973, Gran Logia de la Argentina, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/VII-bis, Roma 1985, p. 173).

Con lettera del 20 luglio 1977 il Gran Segretario del GOI Spartaco Mennini comunica a Licio Gelli che in seguito alla sentenza emessa il 18-12-1976 dalla Corte Centrale del GOI, egli (Gelli) ha perduto i requisiti per qualsiasi carica massonica per un periodo di tre anni, pertanto deve restituire il tesserino di Gran Rappresentante della Gran Loggia di Argentina (cf. Spartaco Mennini, Gran Segretario, Lettera al Fr:. Licio Gelli, 20/7/1977, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/VII-bis, Roma 1985, p. 182).  

Ma dopo alcuni anni, Gelli ritorna a rappresentare la Massoneria argentina presso il GOI; infatti con lettera datata «Roma, 10 febbraio 1981», Licio Gelli chiede al Gran Segretario del GOI Spartaco Mennini un duplicato della sua tessera di Garante d’Amicizia e Gran Rappresentante della Gran Loggia d’Argentina presso il GOI, avendo smarrito quella consegnatagli a suo tempo (cf. Licio Gelli, Lettera al Fr. Spartaco Mennini, Roma 10/02/1981, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/VII-bis, Roma 1985, p. 185).

Con raccomandata del 13/2/1981, Prot. n. 201, il Gran Segretario Mennini invia a Gelli il duplicato di tesserino su richiesto (cf. Spartaco Mennini, Raccomandata al Fr. Licio Gelli, Roma 13/2/1981, Prot. n. 201, in CPIP2, op. cit., Doc. XXIII n. 2-quater/3/VII-bis, Roma 1985, p. 186). 

Il Ministero argentino per gli Affari Esteri e il Culto ha rilasciato a Licio Gelli il passaporto diplomatico come «consigliere economico» il 28-7-1976 valido fino al 28-7-1981(cf. CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/VII-bis, Roma 1985, p. 200).

9.2. Gelli & Argentina secondo Angelo Rizzoli (P2)

Ancora sui rapporti tra Licio Gelli e l’Argentina, è interessante la deposizione dell’editore e massone piduista Angelo Rizzoli alla Commissione Parlamentare sulla P2.

Rizzoli dichiara che nell’autunno 1975, nello studio di un suo consulente, l’avv. Umberto Ortolani (anch’egli P2), conobbe Licio Gelli; Ortolani glielo indicò come persona capace di risolvere alcune difficoltà (almeno nei rapporti con l’autorità politica locale) che l’attività del Rizzoli incontrava in Argentina (attività lì presente dalla fine degli anni ’60). E in effetti Gelli contribuì a risolvere o perlomeno ad aiutare la risoluzione di quelle difficoltà con l’autorità argentina [cf. Stralci dalla audizione di A. Rizzoli alla Commissione P2 del 28 gennaio 1982, in CPIP2, Doc. XXIII n. 2-quater/3/VII-bis, Roma 1985, p. 275 (273-278)].

Sulla situazione argentina di quel periodo, Angelo Rizzoli dichiara: «lì c’era un terzetto di militari al potere, uno rappresentava l’esercito, uno la marina, ed uno l’esercito, era una specie di triumvirato delle tre armi che era al potere in quegli anni. Ho avuto l’occasione di vedere personalmente l’ammiraglio Massera, venne in Italia e non incontrò solo me; quando mi chiese di incontrarci mi parlò di Gelli come se fosse un suo intimo amico e come se fosse una persona con la quale avesse dei rapporti tali per cui non gli si poteva rifiutare niente. […] Con Massera l’incontro fu al Grand Hotel di Roma, non ricordo l’epoca e Gelli era fuori, nell’entourage dell’ammiraglio; io ebbi un incontro a quattr’occhi con l’ammiraglio e questi mi parlò di Licio Gelli come di un uomo al quale in Argentina tutto era consentito» (p. 277). 

L’On. Franco Calamandrei chiede a Rizzoli «le ragioni, la natura di questi legami così stretti» di Gelli con quei personaggi. Rizzoli risponde: «Le dico subito la questione com’è. Prima di tutto ero poco più che un ragazzino; avevo una esperienza molto limitata, se avessi avuto un po’ di esperienza in più in certi errori non sarei incappato. In sostanzala ragione me la spiegò Gelli: a suo dire in queste repubbliche sudamericane la massoneria rappresenta un potere costituito molto forte; in Argentina, in Brasile, in Messico, in Uruguay rappresenta una specie di élite al potere, quindi il suo ruolo di esponente della massoneria,l’esponente più conosciuto della massoneria,lo aveva facilitato nei rapporti con queste persone. Comunque sia, non so la natura, ma Gelli era un intermediario, io avevo bisogno di risolvere certi problemi, Gelli mi ha aiutato a risolverli. Dopo di che, se fossero amicizie personali, non lo so» (p. 278). (segue)

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