Il terremoto tedesco e l’ombra di Mosca

Il terremoto tedesco e l’ombra di Mosca
FONTE IMMAGINE: Euronews (https://it.euronews.com/)

Le elezioni regionali del 6 settembre in Sassonia-Anhalt hanno provocato un vero terremoto politico in Germania. Alternative für Deutschland ha ottenuto il più grande successo elettorale dalla sua fondazione, raccogliendo il 43,8 per cento dei voti, più del doppio del 20,8 per cento raggiunto nel 2021. Con trentanove deputati su ottantatré, l’AfD è diventata di gran lunga la prima forza del Land, fermandosi ad appena tre seggi dalla maggioranza assoluta, fissata a quarantadue.

La dimensione della vittoria dell’AfD emerge soprattutto dal confronto con il tracollo della CDU. Il partito cristiano-democratico, che governa la Sassonia-Anhalt dal 2002, è precipitato dal 37,1 per cento del 2021 al 17,2 per cento, perdendo quasi venti punti percentuali. Dopo oltre vent’anni di governo, la CDU si ritrova ridotta a una forza di minoranza, distanziata dall’AfD di oltre ventisei punti.

Gli elettori non hanno punito soltanto un’amministrazione regionale, ma un intero sistema politico. La coalizione uscente, composta da cristiano-democratici, socialdemocratici e liberali, avrebbe dovuto rappresentare un argine all’avanzata dell’AfD. Si è trasformata invece nel simbolo di un potere privo di una fisionomia riconoscibile, nel quale le differenze tra i partiti sono state sacrificate alla gestione dell’esistente.

Lo stesso giudizio investe il governo federale del cancelliere Friedrich Merz. La CDU aveva presentato Merz come l’uomo capace di restituire al partito una linea conservatrice dopo gli anni di Angela Merkel. Una volta giunto al potere, però, il cancelliere ha formato una grande coalizione con la SPD, finendo per deludere una parte importante del suo elettorato. Molti tedeschi non hanno visto la svolta promessa, ma la continuazione, sotto altre forme, delle politiche precedenti.

Il voto della Sassonia-Anhalt manifesta dunque una crisi di fiducia che oltrepassa i confini del Land. L’aumento del costo della vita, la deindustrializzazione, la crisi energetica, l’immigrazione incontrollata, l’insicurezza e la crescente distanza tra le élite politiche e la popolazione hanno alimentato un profondo sentimento di protesta. A ciò si aggiunge il malessere specifico della Germania orientale, dove una parte consistente della popolazione continua ad avvertire una condizione di marginalità rispetto alle regioni occidentali.

L’AfD raccoglie inoltre il consenso di quanti rifiutano l’immigrazionismo, l’ideologia ecologista, la dissoluzione della famiglia naturale, la colonizzazione culturale del politicamente corretto e la progressiva cancellazione dell’identità nazionale. In una Germania nella quale perfino il legittimo attaccamento alla propria storia e alla propria patria viene spesso guardato con sospetto, la rivendicazione dell’identità nazionale assume inevitabilmente una forza dirompente.

Sotto questo aspetto, il successo dell’AfD non può che rallegrare quanti si richiamano ai veri valori della destra occidentale. Esso dimostra che una parte sempre più vasta della popolazione europea non accetta di essere privata della propria identità, della propria memoria storica e del diritto di difendere i propri confini.

Il «muro» costruito attorno all’AfD rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato. Quando un partito raccoglie quasi il 44 per cento dei voti, non è più possibile liquidare i suoi elettori come una minoranza estremista. Escludere sistematicamente dalla responsabilità di governo la forza scelta da quasi un cittadino su due significa trasformare una misura eccezionale in un problema di rappresentanza democratica.

Tutto ciò non deve però impedire di vedere l’aspetto più inquietante del successo dell’AfD: il suo orientamento filorusso. Il partito propone la cessazione degli aiuti militari all’Ucraina, il superamento delle sanzioni contro Mosca e il ripristino dei rapporti economici ed energetici con la Russia. Una linea confermata anche dagli atti presentati dai suoi deputati al Bundestag e riassunta sul sito del Parlamento tedesco.

Secondo l’AfD, la Germania dovrebbe abbandonare la politica seguita dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022 e tornare alla distensione e all’interdipendenza con Mosca. Il richiamo agli interessi nazionali tedeschi nasconde però una contraddizione fondamentale. La sovranità non consiste soltanto nel sottrarsi alle imposizioni di Bruxelles, ma anche nel difendersi dalle ambizioni imperiali delle potenze avversarie.

Il problema non riguarda soltanto l’AfD. La stessa inclinazione si ritrova in molti movimenti «sovranisti» europei, compreso il neonato Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Queste forze criticano giustamente la degenerazione ideologica dell’Unione Europea, ma sembrano talvolta dimenticare che l’alternativa al dominio tecnocratico di Bruxelles non può essere la subordinazione politica e strategica a Mosca.

Sotto questo aspetto, Vladimir Putin ha buone ragioni per rallegrarsi del risultato della Sassonia-Anhalt. Ogni successo di un partito favorevole alla fine del sostegno all’Ucraina indebolisce il fronte occidentale e accresce le possibilità della Russia di imporre all’Europa un nuovo equilibrio politico. Mosca, come Pechino, non ha bisogno soltanto dei droni, dei sabotaggi, degli attacchi informatici, della disinformazione e degli altri strumenti della guerra ibrida per destabilizzare l’Europa. La battaglia decisiva si svolge all’interno delle società occidentali.

La Russia non deve necessariamente conquistare militarmente l’Europa. Le basta che gli europei perdano la fiducia nella propria civiltà, rinuncino a difendere la propria indipendenza e finiscano per consegnare al nemico, secondo la celebre immagine attribuita a Lenin, la corda con cui saranno impiccati. La propaganda russa sfrutta tanto gli errori della sinistra progressista quanto le illusioni di una destra che confonde il realismo politico con l’accettazione della legge del più forte.

Il voto della Sassonia-Anhalt contiene quindi due messaggi. Il primo è il rifiuto, legittimo e salutare, delle politiche che hanno dissolto l’identità, indebolito la famiglia e la vita e sacrificato gli interessi nazionali dei popoli europei. Il secondo è un grave segnale d’allarme: non esiste una vera rinascita della destra senza una chiara coscienza geopolitica della posta in gioco. 

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