De Maria numquam satis

De Maria numquam satis

Il testo che riportiamo è il capitolo V, Maria SS.ma Regina dell’universo, del volume II (La singolare missione di Maria SS.) dell’opera La Madonna secondo la fede e la teologia (Libreria editrice F. Ferrari, Roma 1953) del noto mariologo padre Gabriele Roschini osm (1900-1977), religioso dell’Ordine dei Serviti.

PRELIMINARI

1. Il concetto di “Re”  di “Regina”

I termini “Re” e “Regina” derivano dal vocabolo reggere, ossia ordinare le cose al proprio fine. Conseguentemente, secondo S. Tommaso, vengono chiamati «Re» e «Regina» coloro che hanno l’ufficio di reggere, di governare, ossia di guidare la società al suo fine (De regimine principum, L. I, c. 1). Per tale ragione il Re e la Regina hanno un vero primato, non solo d’eccellenza ma anche di potenza, sopra tutti gli altri membri della società.

Vi sono tre sorta di Regine: la Regina-Madre, la Regina-Sposa del Re e il Re di sesso femminile (es. la Regina d’Olanda). Nei primi due sensi — come vedremo — Maria SS. può essere salutata «Regina».

2. Gli avversari della regalità di Maria

Primo a negare la Regalità di Maria par che sia stato l’empio Lutero. Scrive infatti S. Pietro Canisio: «Lutero fu il primo — come io sospetto — a rimproverare a noi cattolici che, salutando Maria Regina del Cielo, veniamo ad offendere Cristo, poiché si attribuisce alla creatura ciò che solo a Dio è dovuto» (De Maria Virgine incomparabili, L. V, c. 13). «Cristo solo – ha scritto l’eresiarca – è Re e Signore… Maria non è né la mia Regina, né la mia consolazione» (Werke, t. 10, p. 313 ss.). Secondo Calvino, fra i titoli «fantastici» dati dai «Papisti» a Maria v’è quello di «Regina» (In Lc. 1, 48, Op. 46, col. 38).

Prima di Lutero, tuttavia, Erasmo di Rotterdam si era dimostrato poco soddisfatto del titolo di Regina (come pure dei titoli di «porta del cielo», «stella del mare», ecc.) dati dai fedeli a Maria, perché non si leggono nella S. Scrittura. A Lutero fecero eco i Giansenisti. Nella famigerata operetta Monita salutaria la Vergine SS. vien presentata come serva in tutto uguale a noi e non già come Regina (Mon. 6; cfr. Bourassé, t. V, col. 158).

Sono – è chiaro – sudditi ribelli, i quali han ripetuto, nei riguardi di Maria Santissima, ciò che gli ebrei dissero nei riguardi del suo Figlio: «Non vogliamo che regni sopra di noi!». 

Un celebre pastore protestante convertito al Cattolicesimo ha rilevato con vera genialità l’astuzia usata dal serpente infernale per spingere i Protestanti a ribellarsi a Cristo Re: la ribellione a Maria Regina. «Il demonio – egli ha detto – è un abilissimo giocatore di scacchi. Egli soffia all’orecchio del suo partigiano: “Sacrifica la Regina per lasciare la via libera al Re!”. Al contrario della Chiesa riformata, quella di Roma non si è lasciata prendere da questo perfido consiglio. Essa non ha sacrificato la sua Regina; poiché sa bene che la sua Regina difende il suo Re, che congedare Maria dal culto e dal cuore dei suoi fedeli equivarrebbe a perdere la partita, come lo fu per il Luteranesimo stesso, ove il Cristo condivise ben presto l’esilio della Madre sua» (Lortzing, Geistliche Lesungen für die hl. Adventszeit, Paderborn, 1938, p. 218). Questi gridi di ribellione sono stati e vengono soffocati – come vedremo – dalla voce della fede e della ragione.

ART. 1. – Il fatto della regalità di Maria

Risulta dall’insegnamento del Magistero Ecclesiastico, della Scrittura e della Tradizione.

1. – L’insegnamento del Magistero ecclesiastico

Risulta dai vari documenti dei Pontefici e dei Vescovi, nonché dalla sacra Liturgia.

Nessun documento del Magistero solenne dei Romani Pontefici ha proclamato la regalità di Maria. L’hanno proclamata però, in modo più che sufficiente, i Romani Pontefici nel loro magistero ordinario, che è non meno autorevole di quello straordinario. Esponiamo qui i principali documenti pontifici seguendo l’ordine cronologico.

Gregorio II (715-731), scrivendo a S. Germano, Patriarca di Costantinopoli, intorno al culto delle sacre immagini negato e combattuto dagli Iconoclasti, parla della «Signora di tutti»: omnium Dominae ac verae Dei Matris. Questa lettera venne letta nel Concilio Ecumenico VII, II di Nicea, celebrato sotto Adriano I nel 787. Se ne può vedere un’eco nelle parole del Concilio stesso: intemerata Domina nostra, omnium Dominae (cfr. Harduin, Acta Conc. IV, 238).

Innocenzo III (1198-1216) compose e indulgenziò una graziosa poesia a ritornello nella quale chiama Maria «Imperatrice degli Angeli» e «Regina del Cielo» (cfr. Marracci, Polyanthea Mariana, presso Bourassé, Summa Aurea, t. X, c. 653).

Nicola IV (1288-1292), nel 1290, edificò e dedicò un bel tempio a «Maria Regina degli Angeli» (cfr. Marracci, l. c., 674).

Giovanni XXII (1316-1334) concesse quaranta giorni d’indulgenza a tutti coloro che avrebbero recitato l’antifona Salve Regina, che è come l’inno ufficiale della regalità di Maria (cfr. Marracci, l. c., 677).

Bonifacio IX (1389-1404), nella bolla in cui conferma la festa della Visitazione di Maria, istituita dal suo predecessore Urbano VI, chiama la Vergine SS. «perfetta Regina», «Regina dei Cieli», ecc. (cfr. Coquelines C., Bullarium magnum, Romae 1741, t. 3, p. 378; Marracci, l. c., 685–698).

Sisto IV (1471-1484), nella sua celebre Costituzione sopra l’Immacolata, chiama la Vergine SS. «Regina dei cieli» (cfr. Coquelines, o. c., 697–698). Compose inoltre e arricchì d’indulgenze una bella preghiera nella quale la Vergine SS. è proclamata «Regina del Cielo», «Sovrana del mondo» (cfr. Marracci, l. c., 701).

Paolo V (1605-1621) si compiaceva recitare spesso la seguente preghiera: «O clementissima Regina del Cielo e speranza fermissima della mia salvezza, ti prego per quell’incendio di immenso amore di cui ardi verso il tuo Unigenito Figlio, a dirigere me, Vicario di Lui, affinché nell’integrità della mia vita e nel governo della Chiesa da Lui a me confidato, mi conformi a Lui in tutte le cose, né mai mi allontani dal suo spirito, sia nella prosperità come nelle avversità. Per mezzo tuo, Regina potentissima, la Chiesa militante sia protetta, affinché si alimenti e cresca in tutto ciò che ha di buono… Per mezzo tuo, o mitissima Madre del Re pacifico, si consolidi nell’età nostra l’abbondanza della pace, affinché tutti i principi cristiani, conciliandone tu gli animi, tendano alla vera concordia, e allorché guerreggiano contro gli infedeli, riportino vittoria sopra i nemici della Chiesa» (cfr. Marracci, l. c., 745–746).

Gregorio XV (1621-1623), nel Breve Apostolico diretto alla città di Siviglia il 4 novembre 1622 intorno all’Immacolata Concezione, chiama la Vergine «Celeste Regina» (cfr. Coquelines, l. c., 751).

Benedetto XIV (1740-1758), nella bolla Gloriosae Dominae del 27 settembre 1748, dà alla Vergine il titolo di «Regina del cielo e della terra» e dice che «il supremo Re dei re l’amò talmente che, per la salvezza del suo popolo, non soltanto metà del suo regno, ma sembra che le abbia comunicato in certo qual modo tutto il suo imperio e potere».

Leone XIII (1878-1903), nelle sue celebri Encicliche Mariane, innumerevoli volte parla, sia pure di passaggio, di Maria Regina e Signora. Così, per es., nell’Enciclica Fidentem asserisce che «la Regina dell’Universo risplende in cielo redimita di una brillante corona» (AAS 29, 204). Fece inoltre incoronare a nome suo, nel 1902, una statua di Maria Regina dell’Universo, venerata a Friburgo, nella Svizzera.

Il B. Pio X (1903-1914), nell’Enciclica Ad diem illum, insegna che Maria, in cielo, «siede, come Regina, alla destra del suo Figlio» (AAS 36, 455).

Benedetto XV (1914-1922) approvò con piacere l’erezione di un monumento, in S. Maria Maggiore di Roma, alla «Regina della Pace», e come tale prescrisse che venisse invocata nelle Litanie Lauretane.

Pio XI (1922-1939), nell’Enciclica Ingravescentibus malis del 29 settembre 1937, invitava tutti i fedeli a invocare «l’augusta Regina» del cielo a volere schiacciare l’idra del Comunismo che avanza minacciosa sopra l’Europa (AAS 24, 380). Inoltre, non contento di benedire e approvare il progetto di dedicare la Cattedrale di Porto Said a «Maria Regina dell’Universo», inviò a consacrarla un suo Legato e offrì una preziosissima collana d’oro, tempestata di diamanti, per la statua di Maria Regina. Permise inoltre alla Diocesi di Porto Said di poter aggiungere alle Litanie Lauretane l’invocazione: Regina mundi, ora pro nobis.

Pio XII, nella solenne formula di Consacrazione della Chiesa e del genere umano all’Immacolato Cuore di Maria, invocava la Vergine SS. come «Regina del mondo»; e nell’Enciclica Mystici Corporis Christi, dice che Maria SS., in cielo, «regna con Cristo». Ha felicemente riassunto, inoltre, tutte le testimonianze precedenti nel radiomessaggio per la solenne Incoronazione della Madonna di Fátima, per le mani del Card. Legato, S. Em. Benedetto Aloisi Masella. Fra l’altro diceva: «Se non che il vostro stesso immenso concorso, il fervore delle vostre preghiere, il fragore delle vostre acclamazioni, il vostro santo entusiasmo che vibra irrefrenabilmente e il sacro rito testé compiuto in questo momento di trionfo incomparabile della Vergine Madre, richiamano al Nostro spirito altre moltitudini ben più innumerevoli, altre acclamazioni ben più ardenti, altri trionfi ben più divini, un’altra ora – eternamente solenne – nel giorno senza tramonto dell’eternità, quando la Vergine gloriosa, entrando trionfante nei Cieli, fu dalle gerarchie beate e dai cori angelici elevata sino al trono della Santissima Trinità, che, cingendole la fronte di un triplice diadema di gloria, la presentò alla corte celeste, alla destra del Re immortale dei secoli, coronata Regina dell’Universo». «E l’Empireo vide che Ella era veramente degna di ricevere l’onore, la gloria, l’impero, perché più ricolma di grazie, più santa, più bella, più sublime, incomparabilmente più dei maggiori santi e degli angeli più eccelsi, soli o tutti insieme uniti, perché misteriosamente imparentata in virtù dell’unione ipostatica con la Santissima Trinità, con Colui che solo è per essenza Maestà infinita, Re dei re e Signore dei signori, quale Figlia primogenita del Padre, Madre tenerissima del Verbo, Sposa prediletta dello Spirito Santo; perché Madre del Re divino, di Colui al quale il Signore Iddio fin dal seno materno diede il trono di David e la regalità eterna della casa di Giacobbe (Luc. I, 32–33); di Colui che affermò di aver avuto ogni potere in Cielo e in terra (Math. 28, 18). Egli, il Figlio di Dio, riflette sulla Madre celeste la gloria, la maestà, l’impero della sua regalità; perché, come Madre e Ministra del Re dei martiri nell’opera ineffabile della redenzione, Gli è per sempre associata con un potere quasi immenso nella distribuzione delle grazie che dalla Redenzione derivano» (cfr. Leone XIII, Enc. Adiutricem, 5 settembre 1895, Acta, vol. XV, pag. 303).

«Gesù è Re dei secoli eterni per natura e per conquista; per Lui, con Lui, subordinatamente a Lui, Maria è Regina per grazia, per parentela divina, per conquista e per singolare elezione. E il suo Regno è vasto come quello del suo Figlio divino, poiché nulla al suo dominio è sottratto». «Per questo la Chiesa La saluta Signora e Regina degli Angeli e dei Santi, dei Patriarchi e dei Profeti, degli Apostoli e dei Martiri, dei Confessori e delle Vergini; per questo La acclama Regina dei Cieli e della terra, gloriosa degnissima Regina dell’Universo, Regina caelorum (Brev. Rom. 2° Ant. Final. B. V. M.), Gloriosa Regina mundi (Off. parv. B. M. V. ant. ad Magn. per annum), Regina mundi dignissima (Miss. Rom. Communio in Comm. B. M. V. de Monte Carmelo) e ci esorta a invocarLa giorno e notte, tra i gemiti e le lacrime di cui è fecondo questo nostro esilio: “Salve Regina, Mater Misericordiae, vita, dulcedo et spes nostra…”. «E questa sua Regalità è essenzialmente materna, esclusivamente benefica» (cfr. L’Osservatore Romano, 19 maggio 1946).

Ai Supremi Pastori della Chiesa han fatto eco circa 900 Vescovi sparsi in tutto il mondo, indulgenziando una preghiera alla Regalità di Maria.

Questa regalità, inoltre, è una delle verità più frequentemente espresse nella liturgia della Chiesa. Nella Liturgia Romano-Latina universale, come in quella Pro aliquibus locis, nella Orientale e, soprattutto, in quella appartenente al Medio-Evo, la Regalità di Maria col suo dominio nel regno di Cristo viene espressa in innumerevoli testi, ricchi di poesia e soprannaturale freschezza. Basterebbe la celebre Antifona Salve Regina, giustamente definita l’Inno della Regalità di Maria. Essa risale, con ogni probabilità, ad Ermanno Contratto, santo monaco benedettino di Reichenau, del secolo XI. Per la sua squisita fattura, per l’elevatezza dei suoi sentimenti, per la filiale tenerezza che l’anima, piacque tanto che, fin dal suo primo apparire, si diffuse con rapidità sorprendente nei monasteri e tra i fedeli, e non tardò a penetrare nella Liturgia della Chiesa. Le varie Famiglie benedettine e i nuovi Ordini religiosi (Francescani, Domenicani, Carmelitani, Serviti) prescrissero il canto quotidiano della medesima, dopo Compieta. Presso alcuni dei suddetti Ordini religiosi, questo saluto alla Regina, al termine di ogni giornata, veniva eseguito con particolare solennità. Ai religiosi si unirono ben presto anche i fedeli. Divenne così un inno popolare, il più comune; l’inno dei guerrieri e dei naviganti (Cristoforo Colombo prendeva possesso del nuovo mondo al canto della Salve Regina).

Con la riforma di S. Pio V, la Salve Regina, in certe parti dell’anno, venne ad essere recitata due volte al giorno nell’Ufficio divino (alla fine delle Lodi o delle Ore, e alla fine di Compieta). Leone XIII, nel 1884, prescriveva a tutti i Sacerdoti la recita della Salve Regina insieme ai fedeli subito dopo la celebrazione della Santa Messa. Quest’ultima prescrizione pontificia, unendo il saluto alla Regina col più augusto rito della religione, gli dava anche una universalità di fatto che non può non colpire l’immaginazione e, più ancora, il cuore di chiunque.

Si sa infatti che il Sacrificio Eucaristico – la Messa – viene offerto ininterrottamente a Dio, in tutti gl’istanti del giorno e della notte, come aveva predetto Malachia: «Dal sorgere del sole al tramonto è grande il mio nome tra i popoli, poiché in ogni luogo si offre in nome mio un sacrificio, un’oblazione pura»… (Mal. I, 11). Orbene, è noto come vi siano oggi circa quattrocentomila sacerdoti sparsi su tutta la terra. E la terra – come tutti sanno – questa enorme palla rotonda, alquanto schiacciata ai poli, gira con grande velocità intorno a se stessa, e per compiere un giro completo impiega 24 ore. In conseguenza di questo continuo movimento avviene che il sole illumini successivamente i diversi meridiani del globo, uno dopo l’altro. Mentre quindi nei nostri paesi il sole tramonta e si fa notte, in quello stesso momento sorge in altri paesi ove si fa giorno. La Santa Messa perciò viene celebrata ininterrottamente in tutti gli istanti della rotazione terrestre; ininterrottamente l’umanità presenta al Cielo, tra le sue braccia, il Crocifisso, la vittima dataci da Maria. E insieme al Crocifisso, l’umanità alza ininterrottamente, in ogni istante del giorno e della notte, alla Madre del Crocifisso, il suo saluto: «Salve Regina!». Si potrebbe forse immaginare una più radiosa, una più solenne, una più suggestiva proclamazione dell’universale Regalità di Maria?

Altrettanto si deve dire delle varie liturgie Orientali, così distinte per il loro carattere dogmatico. Basti qualcuna fra le espressioni più pittoresche (cfr. De Gruyter, De B. Maria Regina, p. 70 ss.). Così, per es., la Messa, in quasi tutte le liturgie orientali, ha inizio con una specie di litania, recitata dal diacono, nella quale vengono indicate ai fedeli le intenzioni del S. Sacrificio. Il primo nome di questa litania è precisamente quello di Maria Regina: «Sanctissimae, immaculatae, plusquam gloriosae, benedictae Reginae nostrae… memoriam facimus» (cfr. Maximilianus, Princ. Sax., Praelectiones de liturgiis orientalibus, Frib. Brisg. 1913, II, 23–24). La Chiesa Copta saluta Maria coi termini: «Salve, o Vergine, vera Regina» (cfr. Assemani, Codex liturgicus Ecclesiae universalis, Romae, 1749 [13 vol.], VII, 20-21). E la liturgia Etiopica: «Rallegrati, Immacolata Regina vera» (PL 138, 916-917).

Il valore di questi e di innumerevoli testi liturgici è evidente. Si tratta, infatti, di affermazioni della Chiesa universale, sia d’Oriente che d’Occidente, intimamente connesse col dogma. Si tratta perciò di una verità rivelata.

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