De Maria numquam satis

De Maria numquam satis

Il testo che riportiamo segue quello della settimana scorsa ed è preso dal capitolo V, Maria SS.ma Regina dell’universo, del volume II (La singolare missione di Maria SS.) dell’opera La Madonna secondo la fede e la teologia (Libreria editrice F. Ferrari, Roma 1953) del noto mariologo padre Gabriele Roschini osm (1900-1977), religioso dell’Ordine dei Serviti.

2) L’insegnamento della Sacra Scrittura

In vari luoghi, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, Maria SS. viene proclamata vera Regina dell’Universo, non già in modo esplicito, ma in modo implicito. Ed infatti: nell’Antico Testamento, in due luoghi di Isaia – «Ecce Virgo concipiet» (7, 14) ed «Egredietur virga de radice Jesse» (11, 1) – e in un luogo di Michea – «Parturiens pariet» (5, 2-3) – si parla espressamente di un figlio che riveste tutte le caratteristiche di Re. Ne segue, perciò, che la Madre di Lui, chiamata ora «la Vergine», ora «la Radice di Jesse», ora «la partoriente», partecipi necessariamente la regale dignità del Figliuolo, poiché la Madre di un Re intrinsecamente tale non può non essere Regina. Per questo, nel Salmo 44, che è stato considerato sempre messianico e che celebra le nozze del Re impareggiabile, si parla espressamente di una «Regina» che sta «alla destra» del Re: «Astitit Regina a dextris tuis in vestitu deaurato, circumdata varietate». La Regina di cui si parla – come, del resto, la Sposa del Cantico dei Cantici – nel senso letterale allegorico rappresenta la Chiesa e, in modo tutto particolare, il membro più singolare ed eminente della Chiesa: Maria, Madre e Sposa del Re dei re. Nel Nuovo Testamento, nel racconto dell’Annunciazione – la pagina più bella che sia stata mai scritta sulla Madonna — l’Arcangelo Gabriele fa sapere a Maria che Ella concepirà e darà alla luce un Figlio, al quale «il Signore Iddio darà il trono di David suo padre; e regnerà in eterno nella casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32). Orbene, la annunciata madre di Colui che sarà Re in eterno, non sarà anch’Essa Regina in eterno? Inoltre, Elisabetta, sua parente, ripiena di Spirito Santo, la proclama Madre del suo Signore, ossia del Re dei re, e perciò Signora, Regina. Un altro testo neotestamentario in cui rifulge la regalità di Maria è quello dell’Apocalisse (12, 1 ss.). Quella misteriosa donna «vestita di sole» e «coronata di 12 stelle» non è e non può essere che Maria, e Maria Regina, poiché vien detta madre di un Figlio che deve reggere tutte le nazioni, ossia «Cristo», il Messia. Per questo, la misteriosa donna apocalittica vien presentata come una Regina.

3) La voce della Tradizione 

Si può asserire, senza timore di esagerazione, che ogni secolo dell’era cristiana ha sfilato dinanzi al trono della Regina dell’Universo e, con un crescendo continuo, sempre più entusiastico, l’ha riconosciuta e salutata come sua dolce Sovrana.  

Nei primi tre secoli dell’era cristiana, noi troviamo espressa l’idea di Maria Regina in alcune pitture delle catacombe. Così, per esempio, in una pittura delle catacombe di Priscilla, che risale all’inizio del secolo II, la Vergine vien rappresentata nell’atto di offrire il suo divin Figlio all’adorazione dei Magi. Benché Maria Santissima non sia assisa (come nelle pitture del III e IV secolo), Ella presenta tuttavia un’acconciatura che richiama alla mente quella dell’imperatrice della prima metà del secolo II. Così profonde radici aveva gettato la regalità di Maria nelle menti e nei cuori della prima generazione cristiana!  

Nel Protovangelo di Giacomo si narra come alla Vergine SS. toccò in sorte di filare la vera porpora e lo scarlatto per una tenda del Tempio. Rileva giustamente l’Amann che la vera porpora, «segno distintivo dei re, conviene bene a Maria, rampollo di stirpe regia e destinata a una regalità più alta di tutte le dignità della terra» (Le Protévangile de Jacques et ses remaniements latins, Parigi, 1910, p. 157).  

Questa idea della regalità, evidentemente implicita nella porpora toccata in sorte alla Vergine Maria, viene resa esplicita in un rimaneggiamento latino del Protovangelo di Giacomo, nel Vangelo dello pseudo-Matteo (sec. VI–VII). Ivi, infatti, si aggiunge che le cinque vergini fanciulle, datele per compagne, nel vedere che a Maria era toccata in sorte la porpora, le dissero: «Pur essendo la più piccina di tutte, hai meritato di avere la porpora!». E così dicendo, quasi a prenderla in giro, cominciarono a chiamarla regina delle vergini. Ma mentre così facevano fra di loro, apparve l’Arcangelo del Signore in mezzo ad esse e disse: «Questo discorso non sarà una presa in giro, ma esprimerà una profezia verissima». E si spaventarono quelle alla presenza dell’Angelo e alle sue parole, e pregarono Maria che le perdonasse e pregasse per loro (Bonaccorsi G., I Vangeli apocrifi, Firenze, 1948, I, p. 175).

Negli Oracoli Sibillini, verso il secolo III, la Vergine SS., dalla Sibilla Libica, viene appellata «Regina del mondo» (cfr. Schütz I. H., S. I, Summa Mariana, I, Paderborn, 1903, p. 402). È questa la prima volta che ci troviamo di fronte a questo titolo.

Nell’apocrifo «Transitus» dello pseudo-Giovanni, la Vergine SS. viene chiamata «Nostra Signora» (Bonaccorsi, l. c., p. 285).

Dal quarto secolo in poi, le acclamazioni dei Padri, Dottori e scrittori ecclesiastici, sia d’Oriente che d’Occidente, alla regalità di Maria non si contano più. È, si può dire, il loro tema preferito. Un celebre mariologo del sec. XVII, il P. Ippolito Marracci, nella sua Polyanthea Mariana, è arrivato a citare 135 scrittori che hanno dato a Maria i titoli di Regina, Imperatrice, Sovrana o Signora. Il solo titolo di «Regina» occupa tredici grandi pagine di citazioni. E la lista è ben lungi dall’essere completa. Potremmo infatti citare, di secolo in secolo, molte testimonianze a favore della regalità di Maria nel suo significato più proprio (cfr. Bourassé, Summa Aurea, tomi 9 e 10).

Secolo IV. Il primo tra i Padri – a quanto sembra – ad alludere esplicitamente alla dottrina della regalità di Maria è S. Efrem Siro (+ 373). La B. Vergine, secondo lui, «è la Signora di tutti dopo la Trinità», è «la Signora di tutti i mortali», perché è la «sola fatta domicilio di tutte le grazie dello Spirito S.» E conclude professandosi «servo di Maria» (cfr. Assemani, Op. Graeca, t. III, p. 524, 528–31, 534, 536, 537, 545, 548 s.). L’autenticità di queste testimonianze, tuttavia, non è fuori di ogni dubbio. 

Alla scarsezza e incertezza delle testimonianze scritte supplisce, anche qui, la testimonianza dei monumenti. Nel secolo IV, infatti, la Vergine SS. vien rappresentata quale Regina nel marmo nero del Museo Kircheriano e nei frammenti di Damos-el-Karita (cfr. Delattre, Le culte de la S. Vierge en Afrique, Paris, 1907, p. 5 s.).

Secolo V. San Girolamo († 420) insegna che il nome di Maria, «in lingua siriaca, significa Signora» (Liber de nominibus hebraicis, PL 23, 842). Anche san Pietro Crisologo († 451) chiama la Vergine SS. «Signora» (PL 52, 579).

Secolo VI. Leonzio di Bisanzio († 542) chiama Maria «Regina», «la Santa Regina» (Adv. Nestorianos, lib. III, cap. 9, PG 86, 1641), la «Madre del Re» (l. c., 1666). Nel discorso «De Simeone et Anna», attribuito a san Metodio († 311) e che pare rimonti alla fine del sec. VI, Maria viene chiamata «veramente Regina» (PG 18, 359). San Gregorio M. (+ 604), nei suoi Dialoghi, dà alla Vergine il titolo di «Signora» (PL 77, 349). Altrettanto fa Venanzio Fortunato (+ 600) nel suo poema De virginitate (PL 72, 668). Se Venanzio è l’autore del De laudatione Mariae, egli sarebbe il primo poeta della regalità di Maria. Canta infatti: «Conderis in solio felix regina, supremo, – cingeris et niveis lactea virgo choris, – nobile nobilior circumsistente senatu, – consulibus celsis celsior ipsa sedens. – Sic iuxta genitum regem regina perennem – ornata ex partu, mater optima, tuo» (PL 88, 282). Anche Romano il Melode, in un suo inno, la chiama «Regina Madre di Dio» (cfr. Pitra, Anal. Sacra, Spicil. Solesm., Parisiis 1876, t. I, p. 32); mette poi sul labbro della Vergine le parole: «Io sono la Regina del mondo; dal momento in cui ponesti nel mio seno la tua potenza sovrana, ho il dominio sopra tutte le cose» (l. c., prologo).

In vari altri documenti del sec. VI si trova l’espressione «Nostra Signora» o simili (cfr. Luis, o. c., p. 42). In questo medesimo secolo troviamo la rappresentazione di Maria Regina nelle ampolle conservate a Modena. Vi si scorge una Regina piena di soave maestà: quel tipo stesso che si ritroverà ben presto nei famosi mosaici di S. Apollinare di Ravenna, negli affreschi di S. Maria Antica nel Foro Romano e, più tardi, nei portali di varie chiese del secolo XII (cfr. Mâle, L’art religieux du XIIe siècle en France, 3ª ed., Paris, 1928).

Secolo VII. Incominciano a sorgere i panegiristi della regalità di Maria, specialmente in occasione della festa dell’Assunzione. Apre l’imponente corteo Giovanni di Tessalonica (630), il quale esalta con accenti vibranti «l’ammirabile e gloriosissima… Sovrana dell’universo intero», «la nostra illustre Sovrana» (PG 19, 375), «la Sovrana del mondo» (l. c., 401). San Modesto di Gerusalemme (634) applica – forse per primo – alla Vergine SS. le parole del Salmo 44: «Astitit regina a dextris tuis» (v. 10), e chiama la Vergine SS. «Sovrana dei mortali» (Encomium in dormit. Deip., PG 86, 3289–90), «nostra Sovrana» (l. c., 3305), «Sovrana Madre del Signore» (l. c., 3276). Sant’Isidoro di Siviglia (636), seguendo san Girolamo, afferma che «in lingua siriaca Maria significa Signora: grazioso significato, poiché diede alla luce il Signore» (Etymolog., lib. VIII, cap. 10, PL 82, 289). San Sofronio di Gerusalemme († 638) dà alla Vergine il titolo di «Signora» (PL 87, 3319). San Massimo il Confessore († 662) aveva la santa abitudine di terminare le sue opere e le sue lettere private invocando «le preghiere e l’intercessione della gloriosissima e santissima Madre di Dio, nostra Sovrana Immacolata e sempre Vergine Maria» (De duabus Ch. vol., PG 91, 1327; Ep. V, l. c., 424; Ep. X, l. c., 457; Ep. XII, l. c., 509; Ep. XIV, l. c., 3716). Sant’Ildefonso di Toledo († 669) invocava la Vergine con i titoli regali: «O Signora mia, o mia dominatrice… Madre del mio Signore… tu… signora tra le serve, regina tra le sorelle…» (De virginit. perp. B. M. V., PL 96, 58). «Tu sei la mia Sovrana, perché fosti la schiava del mio Signore» (l. c., 105 s.). «Come prova del mio servizio verso Dio, desidero che Maria regni sopra di me» (l. c., 107 s.). Lo Pseudo-Atanasio (un autore del sec. VII) esalta la regalità di Maria, additando la ragione intima di un tale privilegio nella sua divina Maternità. Dice: «Quello stesso che è nato dalla Vergine, è Re… In grazia di Lui, Colei che lo generò, in senso vero e proprio vien detta Regina, Signora, Madre di Dio. E perciò è conveniente che noi, guardandola… diciamo: Astitit regina a dextris tuis in vestitu deaurato, circumdata varietate…» (Serm. de Annuntiat., PG 28, 938). È il testo classico della regalità di Maria.

Secolo VIII. È l’ultimo secolo dell’età patristica. Essa tramonta con un solenne cantico alla regalità di Maria. Citiamo rapidamente i principali Padri soltanto. Sant’Andrea di Creta († 720) vede profetizzata la regalità di Maria nelle parole del Salmo: «Astitit Regina…» (Canon in B. Annae concept., PG 97, 1314; Homil. IV in Nativ., l. c., 872). Considera quindi la festa della Natività di Maria come un banchetto offerto ai suoi sudditi dalla Regina del cielo: «Regium enim ac Reginae ex regio semine descendestis est istud epulum» (Or. III in Nativ. B. M. V., l. c., 843). Invita David a cantare la sua Regina: «Tu David, lyram move, effer vocem, cantu celebra tuam Reginam» (Or. in Dormit. S. Mariae, l. c., 1103). L’appella «Regina di tutti gli uomini» (ibid., 1107), «Regina del genere umano» (Or. II in Dormit. B. M. V., l. c., 1079), ecc. Pieno di santo entusiasmo esclama: «O tre volte Regina, santa Madre di Dio!» (Or. III in Dormit. B. M. V., l. c., 1107). San Germano di Costantinopoli († 733) chiama Maria «Regina dell’universo» (Or. I in Praesent. Deip., PG 98, 303). «Essa, con le sue suppliche ed intercessioni dirige i suoi servi, li introduce nel regno dei cieli, e libera i peccatori dall’eterno supplizio» (Homil. in Praesent., PG 98, 307–310), poiché «gode di un’autorità materna presso Dio… e non può non essere esaudita» (Or. 2 in Dormit. Deip., l. c., 351). San Giovanni Damasceno († 749), sintetizzando tutta la tradizione orientale, proclama Maria «Regina, padrona, Signora», indicando l’intima ragione teologica nella maternità divina. «Con ogni giustizia e proprietà – egli dice – è Madre di Dio e Sovrana, e comanda sopra tutte le cose, Colei che fu serva e Madre del Creatore» (De fide orth., lib. 4, c. 14, PG 94, 1162). «Con tutta verità viene ad essere Sovrana di tutte le creature con l’esser fatta Madre del Creatore» (l. c., 1168). San Beda il Venerabile († 735) riferisce anche lui il significato siriaco del nome di Maria (Signora) e ne vede la ragione nella maternità divina (Comm. in Luc., PL 92, 316). Giovanni di Eubea († 755), nel suo celebre discorso sulla Concezione di Maria, commentando le parole del Salmo 44: «Adducentur Regi virgines post eam» (v. 15), dice che «non era conveniente che la Regina fosse condotta al tempio del Re sola, senza corteo» (PG 96, 1482). Cosma il Melode (ca. 760) inneggia alla «sua Signora» (PG 98, 482), e san Tarasio di Costantinopoli († 806) l’acclama «Regina di tutta la creazione» (cfr. In Praesent. Deip., PG 98, 1490). Sant’Ambrogio Autperto († 778) chiama Maria «vera Regina dei cieli», «Signora degli Angeli» e ce la presenta «regnante con Cristo nei cieli» (Serm. 208 in festo Assumpt., PL 39, 2130). Fa inoltre risaltare la sua qualità di Madre e Sposa del Re dei re (l. c., 2134). In tal modo, prevenendo Suarez, viene ad indicare i due titoli fondamentali – come vedremo – della regalità di Maria: la maternità divina e la corredenzione.

Un’eco di queste parole la troviamo poco dopo in Teodoro Abu-Kurra († ca. 780) (cfr. PG 94, 1521).

Da questa rapida rassegna patristica risultano evidentemente due cose:

  1. la varietà e ricchezza dei titoli e delle frasi coi quali i Padri esprimono la regalità di Maria, vale a dire: «Regina», «Sovrana», «Signora», «Regina dell’universo», «Regina di tutti gli uomini», «Regina degli Angeli», «Regina del mondo», «Regina del Cielo», «Regina della creazione», ecc.;
  2. la duplice via per la quale s’incamminano i Padri per giungere a stabilire su solide basi la regalità di Maria, vale a dire: la maternità divina e l’associazione a Cristo nella redenzione. In altri termini: Maria è Regina perché è Madre e Sposa del Re dei re, Gesù Cristo.

I secoli susseguenti l’età patristica sono talmente pieni dei fulgori della regalità di Maria da costringerci a passarvi sopra, onde evitare di andar troppo per le lunghe. Tanto più che non fanno altro che svolgere i motivi che abbiamo di già incontrato nell’età patristica (cfr. Louis A., o. c., pp. 50-77).

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