Violenza anti-cristiana in India

Karnataka lo stato indiano più violento, con 3 episodi alla settimana. Colpite soprattutto le Chiese protestanti, ma il problema vero è l’assenza di condanne per i responsabili.
Il pastore Samuel Kim picchiato a sangue da estremisti. Il consiglio del capo della polizia: se vuoi evitare conseguenze peggiori, cessa la tua attività.

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27 novembre 2012
India, la violenza degli estremisti indù colpisce i cristiani

Sempre più frequenti gli attacchi e gli episodi di intolleranza soprattutto nei confronti dei protestanti
di Marco Tosatti

E’ il Karnataka lo Stato indiano più violento nei confronti dei cristiani; e non è un caso che al potere vi sia il Bharatiya Janata Party, appoggiato dagli estremisti indù. I cristiani, o le loro proprietà sono attaccati con una media di tre episodi a settimana nel Karnataka, secondo quanto dichiara il rappresentante della Christian Legal Association, l’avvocato Nova Bethania. E le ultime settimane hanno visto un crescendo di violenza, compreso il tentativo di tagliare la gola a un pastore protestante mentre era ricoverato in ospedale a causa di un attacco precedente.

Sono vari gli Stati dell’India in cui le tensioni interreligiose, che hanno sempre come protagonisti gli estremisti indù, ma il Karnataka è al primo posto nella classifica nazionale nei casi di violenza contro i cristiani. Secondo la Società evangelica indiana i casi sono stati 49 l’anno scorso, 56 nel 2010 e 48 nel 2009. Ma il vero problema, secondo i legali cristiani, è che “Questi casi non vengono mai sottoposti a una seria indagine, e i responsabili non vengono mai rintracciati o portati a rispondere delle loro azioni. E questa circostanza li rende più baldanzosi e pronti ad allargare la loro attività”.

In genere – ma non esclusivamente – sono le Chiese protestanti ad essere attaccate, per la loro attività di missione fra i rurali. Per esempio il 2 novembre scorso estremisti indù hanno obbligato con la forza quattro cristiani della Zion Prayer Hall a sottoporsi a un “bagno rituale” indù e hanno minacciato di morte il pastore. Hanno ordinato loro di rinunciare pubblicamente al cristianesimo, e di abbracciare l’induismo; altrimenti li avrebbero ostracizzati, facendo perdere loro i contributi governativi come membri della comunità etnica Bhovi. Di fronte al loro rifiuto hanno praticato il “bagno rituale” a forza.

La polizia, informata, si è rifiutata di prendere provvedimenti. Ma gli attacchi, anche fisici sono molto frequenti. Il caso più grave si è avuto in un altro villaggio, a Kannur vicino a Kolar, dove il pastore Samuel Kim della Jerusalem Prayer House ha dichiarato di essere stato picchiato fino a perdere i sensi da estremisti indù che lo hanno lasciato svenuto per strada. Ricoverato in ospedale con costole rotte e ferite al collo e alla testa, nelle prime ore del giorno ha visto tornare i suoi assalitori, che hanno cercato di strangolarlo e poi gli hanno messo un rasoio alla gola; ma sentendo arrivare persone, richiamate dalle grida del pastore, sono fuggiti. La polizia lo ha protetto per i sette giorni seguenti; ma nessuno è stato arrestato, perché gli aggressori si sono nascosti. Ma l’ispettore di polizia Davendra Prasad gli ha consigliato di cessare la sua attività, per evitare “conseguenze peggiori”.

La Costituzione indiana garantisce la libertà di religione, e il passaggio da una fede all’altra è legale. Ma i nazionalisti indù sostengono che tutti coloro che nascono in India sono de facto di religione induista; anche se molti popoli tribali hanno religioni autoctone, e nel sud dell’India vivono milioni di cristiani che fanno risalire la loro fede ai tempi apostolici, alla predicazione di san Tommaso.

Fonte: Vatican Insider

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