Sui social network la guerra contro vita e famiglia

Dunham LenaI seguaci dell’Obamacare avevano promesso guerra. E guerra è stata. Senza esclusione di colpi. Con qualsiasi arma. Social network innanzi tutto. Come ha dimostrato l’iperfemminista Lena Dunham su Twitter.

Ma procediamo con ordine: il 30 giugno scorso la Corte Suprema degli Stati Uniti ha detto la sua, con estrema chiarezza, circa il caso Burwell contro Hobby Lobby. La catena di negozi di vendita del legno “Hobby Lobby” è stata fondata da David Green. Il quale se ne guarda bene dal finanziare qualsivoglia mezzo di contraccezione, come viceversa previsto dalla riforma sanitaria ideata e voluta dal Presidente Obama. Green lo ha dichiarato senza problemi, a viso aperto: contraccezione è sinonimo di aborto. Ed ha vinto la causa, il giudice gli ha dato ragione, appellandosi al Religious Freedom Restoration Act, una legge del 1993, che proscrive qualsiasi normativa sia d’«ostacolo grave al libero esercizio della religione».

In base a tale sentenza, che fa giurisprudenza, nessuna azienda è dunque costretta a farsi carico dei costi dei metodi contraccettivi per l’assicurazione sanitaria da garantire ai dipendenti. Un boccone assolutamente indigesto, anzi inaccettabile per le lobby pro choice. Che si sono immediatamente scatenate. Arruolando nel coro anche Lena Dunham, icona del femminismo estremo negli Stati Uniti e creatrice della popolare, ma moralmente discutibilissima serie televisiva Girls, in onda dal 2012 negli Stati Uniti sulla tv via cavo Hbo ed in Italia su Mtv, entrambe emittenti note per un palinsesto sin troppo “disinvolto”, specie perché diretto ad un pubblico giovane. Le fiction sono da tempo il mezzo preferito dal relativismo per veicolare nelle coscienze dell’opinione pubblica, specie delle nuove generazioni, i germi letali di distorte concezioni contrarie alla vita ed alla famiglia.

Lena Dunham, che peraltro è attrice protagonista nel suo stesso telefilm, forte della fama così acquisita, ha deciso di giocare il suo nome e la sua immagine, invitando il popolo di Twitter ad elencare le ragioni, che renderebbero «indispensabile» la contraccezione, compresi quelli ideologici (come un concetto di «libertà sessuale», che si pensava fosse ormai retaggio del Sessantotto e che invece si riscopre più in forze che mai) e presunti problemi sanitari. Tutto come da copione: i guru radicaleggianti amano da sempre sfruttare il caso borderline, magari con margini confusi di discrezionalità interpretativa, per generare il dubbio e spingere così una disinibita ed aggressiva propaganda, dimostrando come l’equazione contraccezione-aborto sia tragicamente vera e concreta e costringendo anche chi per motivi morali e religiosi vi sia ostile a sostenere e finanziare tali aberranti pratiche. La guerra continua.

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