Reportage: dal Belgio al Kosovo, la via italiana all’Isis

casolarePoche ore dopo gli attentati di Bruxelles, la Polizia tedesca ha fermato tre sospetti kosovari a bordo di un’auto con targa belga sull’autostrada Monaco-Salisburgo. Può sembrare un particolare di poco conto. Non lo è. Perché un’indagine, apparsa sul quotidiano Il Foglio solo un paio di mesi fa e ripresa dalla stampa nazionale, aveva individuato nel Cremonese lo snodo principale dell’asse kosovaro-bosniaco dell’Isis. A Motta Baluffi, per la precisione.

210 mila euro per un rudere?

Qui otto anni fa venne acquistato un casolare dal bosniaco Berisa Zelelj per conto della sua onlus denominata «Associazione Kosovara». Pagò sull’unghia ben 210 mila euro una struttura fatiscente e fondò così il primo centro islamico kosovaro in Italia. I soldi, tutti in contanti, non caddero dal cielo: giunsero direttamente dalla Bosnia. E subito dopo iniziarono strane manovre: lui se ne tornò in patria, affidando la gestione dello stabile ad un parente, che a sua volta fuggì in Germania. Ed anche il custode si è ben presto volatilizzato, senza nemmeno informarne il Comune. L’emittente web Crhome Tv ha recentemente intervistato in merito l’attuale Sindaco di Motta Baluffi, Giovanni Delmiglio, che ha rilasciato dichiarazioni alquanto interessanti: «Sì, il custode non si è più visto qui dall’autunno scorso. Non so se sia una casualità o meno, comunque il Comune ha iniziato la cancellazione per irreperibilità il 25 novembre». Dodici giorni dopo i tragici attentati di Parigi. L’uomo è sparito nel nulla con la propria famiglia – moglie e due figli -, senza dir niente a nessuno.

L’Associazione Kosovara, però, qui è rimasta. Ufficialmente si tratta di un “centro culturale”. Uno dei tanti. E come tanti. Solo cinque anni fa era frequentato dall’imam bosniaco Bilal Bosnic: sarebbe dovuto essere un normale predicatore itinerante, in realtà era al soldo dell’Isis. Ora si trova in carcere nel suo Paese, in Bosnia, condannato per reclutamento di nuovi candidati alla jihad in Siria. Ma a Motta Baluffi ha predicato anche Mazllam Mazzlami, un altro imam radicale, anch’egli arrestato lo scorso anno in Kosovo. E qui bazzicava pure Resim Kastrati, 22 anni, poi espulso dall’Italia per aver esultato sui social dopo l’eccidio di Charlie Hebdo, individuato poco dopo in Germania assieme ad un pachistano già arrestato dai Ros di Brescia.

Tanti interrogativi

Oggi l’Associazione Kosovara continua a riunirsi regolarmente, in genere la domenica: qui giungono ai raduni settimanali persone anche da fuori provincia, dal Basso Bresciano e dal Basso Mantovano soprattutto. Vi sono molte famiglie e tanti bambini. Non creano particolari problemi alla popolazione di Motta Baluffi, che tuttavia non è mai stata disposta a conceder loro una sede: «No, la gente non era favorevole per tanti motivi – conferma il Sindaco – Ed ancor più ora, a seguito degli attentati di Parigi e di Bruxelles, son cresciuti i timori dei concittadini verso questo centro, perché si sa che da qui son passati personaggi legati alla jihad». Chi frequenta la sede dell’Associazione Kosovara non fa rumore. Anzi, è il silenzio a regnare sovrano. Ma è un silenzio carico di inquietudine.

Le stranezze, infatti, non mancano. La struttura (nella foto) era ed è rimasta fatiscente. Cade a pezzi. All’interno è tutto in rovina, i vetri di molte finestre sono rotti, le porte inesistenti. Solo un’ala del complesso si trova in condizioni lievemente migliori, pur restando assolutamente improponibile. In otto anni nessuna miglioria vi è stata apportata, solo un parcheggio improvvisato, ricavato con della ghiaia in uno spiazzo adiacente, infestato da erbacce. Perché pagare un prezzo tanto alto, 210 mila euro, per poi abbandonare la struttura in un simile stato di incuria ed utilizzarla una sola volta la settimana? E perché in questo stabile diroccato convennero circa 200 persone fino a quando fu frequentato da figuri compromessi col terrorismo islamico, per poi sparire tutti e ridursi all’attuale cinquantina di adepti. Dove son finiti gli altri?

La prima cellula Isis in Europa

Tutto questo fa paura, perché proprio in Bosnia, soltanto otto mesi fa, è stata identificata la prima cellula dell’Isis in Europa. Si trova nei terreni isolati vicini al villaggio di Osve. Sono stati acquistati da un gruppo di jihadisti, gruppo di cui facevano parte anche Jasin Rizvic e Osman Kekic, due combattenti oggi intercettati in Siria, ed Izet Hadzic, leader musulmano recentemente arrestato dalle forze di sicurezza bosniache.

Secondo i servizi segreti, qui sarebbe stata realizzata una base per l’addestramento. Si tratterebbe, a tutti gli effetti, di un avamposto operativo dell’Isis in Europa, ciò che le recenti notizie, dopo gli attentati di Bruxelles, tenderebbero a confermare.

Non a caso qui gli inviati del quotidiano britannico Daily Mirror, recatisi sul posto, videro sventolare il vessillo con l’emblema dell’Isis su diversi portoni e sui muri di numerose case. Da qui e dai boschi circostanti provengono periodicamente e con grande frequenza colpi di arma da fuoco.

La posizione di questa base in Bosnia è assolutamente strategica: si trova su di una collina assolutamente inaccessibile, a 96 chilometri da Sarajevo, e non localizzata dalle mappe Gps. Inoltre, è vicina al Mediterraneo, il che consente ai terroristi di poter raggiungere in fretta, quando necessario, Siria ed Iraq oppure anche le coste dell’Africa settentrionale via Grecia o Turchia.

Non solo: secondo il fascicolo The Lure of the Syrian War: the Foreign Fighters – un recente rapporto sullo jihadismo – almeno 200 bosniaci si sarebbero recati in Siria tra il 2013 ed il 2014. Ed una cinquantina di loro avrebbe fatto rientro in Patria: sono considerati, questi, gli elementi più pericolosi. Per tutta l’Europa (fonte: Corrispondenza Romana).

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