RECENSIONI LIBRARIE: Vincenzo Santucci, un cardinale tra Pio IX e Cavour

Fuori dalla retorica “politicamente corretta”, il centocinquantesimo dell’unificazione politica è stato l’occasione anche per riscoprire figure poco note ed episodi dimenticati del cd. Risorgimento, ovvero la Rivoluzione italiana che ha cambiato profondamente l’assetto sociale e culturale del nostro Paese (storicamente plasmato dalla millenaria identità cattolica) tentando di ri-fare l’Italia, talvolta anche “contro” gli italiani.

Nella galleria dei “dimenticati scomodi”, è ora la volta di Vincenzo Santucci (1796-1861), uno degli ultimi cardinali-diaconi (cioè non ordinati sacerdoti) di Santa Romana Chiesa. La sua singolare parabola biografica (mai narrata da alcuno, dalla sua morte ad oggi, se si eccettua un recente studio in “Nova Historica. Rivista internazionale di storia”, cfr. n. 34, Anno 9/2010), è ora oggetto di un breve saggio collettaneo (Aa.Vv., Pio IX e la Questione Romana. Atti del Convegno in onore del cardinal Vincenzo Santucci, con un invito alla lettura di S. E. Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, D’Ettoris Editori, Crotone 2011, pp. 148, Euro 11,90) che raccoglie appunto i contributi di un Convegno che si è tenuto il 12 agosto a Gorga (Roma), località natia del cardinal Santucci.

Appartenente a una famiglia benestante dalle antiche e gloriose radici cattoliche (aveva già dato alla Chiesa diversi pastori di anime), Vincenzo Santucci, dopo gli studi di filosofia e teologia presso il Collegio Romano e un’esperienza presso la Sacra Congregazione degli Studi (l’attuale Congregazione per l’Educazione Cattolica) istituita da Papa Leone XII (1823-1829) con lo scopo di soprintendere alle scuole dello Stato Pontificio, si troverà ben presto, e a suo modo, protagonista in difesa della Chiesa e della fede popolare contro le persecuzioni più aggressive portate dalla stagione lunga della Modernità. Il gorgano – dal 1832 anche canonico della Basilica papale di San Giovanni in Laterano, ove oggi riposa – si troverà così al servizio di Pio IX, in Segreteria di Stato, negli anni più drammatici del pontificato del futuro Papa Beato. Avrà quindi modo di seguire, spesso in prima persona, i dossier politici e diplomatici più scottanti di quegli anni a partire dalla possibile soluzione alla cd. “Questione Romana”, il ruolo cioè che il Papato – e Roma, come sua naturale sede storica – avrebbero dovuto svolgere nel nuovo Stato unitario, allora guidato con straordinaria spregiudicatezza dal conte di Cavour.

Le sue indubbie qualità intellettuali, la sua raffinata cultura, giuridica e diplomatica, e il suo attento modus operandi, peraltro spesso equivocati, portarono addirittura, per un certo periodo, a fare sì che alcuni osservatori internazionali gli pronosticassero seriamente, dopo Papa Mastai, l’ascesa al Soglio Pontificio. Ma Santucci fu in prima linea anche nella definizione di alcune “perle” spirituali straordinarie del Magistero di Pio IX, come il dogma mariano dell’Immacolata Concezione (1854), a lungo atteso, poi confermato dal Cielo con le apparizioni di Lourdes (1858), e che proprio sotto la sua supervisione vide l’elaborazione definitiva del testo pontificio che lo promulgò, la bolla Ineffabilis Deus. Morì a Rocca di Papa, inaspettatamente, per un improvviso colpo apoplettico, a pochi mesi dalla proclamazione del neo-Stato unitario, il 19 agosto 1861.

Oggi, a centocinquant’anni di distanza, se ne comincia a parlare. Anche grazie a queste iniziative, il cammino per quella memoria nazionale condivisa, auspicata da tutti, appare forse un po’ meno impervio.

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