RECENSIONI LIBRARIE: l’opera di Benedetto XIV

Tra le migliaia e migliaia di opere scritte nell’evo moderno e contemporaneo (XVI-XXI secolo), relativamente poche, a paragone dell’insieme di quelle pubblicate, sono le opere che si trovano ancora disponibili nelle librerie, e meno ancora sono i testi che costituiscono dei punti fermi o delle pietre miliari in una specifica disciplina.

Nel campo dell’agiografia, ovvero della storia, dello studio e della “scienza” dei santi e della santità cristiana, non esiste, forse, alcuna opera che abbia l’importanza dottrinale e storica, ma anche giuridica ed esplicativa di quella del grande giurista Prospero Lambertini, asceso al Pontificato col nome di Benedetto XIV.

In una versione accurata e sicuramente da biblioteca, ma al contempo maneggevole e ottimamente concepita, la Libreria Editrice Vaticana dedica a Benedetto XVI la riedizione, la prima in assoluto in lingua italiana (con testo latino a fronte), dell’opus magnum che il cardinal Lambertini pubblicò la prima volta, in 4 volumi, a Bologna, nel lontano 1738.
Nella copiosa e dotta presentazione (pp. 9-71), il Relatore Generale della Congregazione per le Cause dei Santi (ex Sacra Congregazione dei Riti) offre al lettore odierno un sintetico curriculum vitae del Lambertini, dalla nascita (Bologna 1675) alla morte (Roma 1758), concentrandosi giustamente sul suo regno non breve ed assieme assai proficuo (1740-1758). Il futuro Pontefice si formò presso il Collegio Clementino, e poi alla Sapienza ove «conseguì la laurea di dottore in utroque iure» nel 1694 (p. 10). Appena trentenne ebbe «il patronato di due Cause di canonizzazione piuttosto impegnative, rispettivamente quella della sua concittadina, la clarissa bolognese Caterina de’ Vigri (…) e quella del santo Papa domenicano Pio V” (p. 11).

In seguito, sempre nell’ambito delle Cause dei Santi, fu promotore della fede (popolarmente detto “avvocato del diavolo”) dal 1708 al 1728, vent’anni di intenso lavoro in cui «ebbe la possibilità di accumulare una grande conoscenza e una profonda esperienza delle fasi storiche, delle procedure giuridiche e dei contenuti teologici e canonici connessi ai processi di beatificazione e canonizzazione» (p. 13). Oltre a questa attività prevalente, che non lasciò nemmeno da Pontefice, il Lambertini fu canonico di San Pietro, membro del S. Uffizio (in cui si occupò della censura dei libri eretici), segretario della Congregazione del Concilio e ufficiale della Penitenzieria Apostolica. Fu altresì Pastore d’anime, come Vescovo di Ancona dal 1727, promosso al cardinalato nel 1728, e quindi Ordinario di Bologna dal 1730 al 1740.

È impressionante il numero di Cause di canonizzazione di cui si occupò personalmente con pareri e giudizi sempre equilibrati e puntualmente informati, e questa lunga attività gli fornì la base sia documentale-archivistica che propriamente intellettuale, da cui promanò la sua immortale opera sul culto dei santi. Come Pontefice beatificò Alessandro Sauli, Camillo de Lellis, Giovanna Francesca de Chantal e Giuseppe da Copertino e iscrisse nell’Albo dei Santi, durante un’unica cerimonia tenutasi il 29 giugno del 1746, lo stesso de Lellis, Caterina de Ricci, Fedele da Sigmaringen, Giuseppe da Leonessa e Pietro Regalado.
Ma l’opera che lo ha immortalato nella storia della Chiesa è proprio il De Servorum Dei beatificatione et Beatorum canonizatione (secondo il titolo originale) di cui finora «sono state pubblicate sette edizioni (…) e cinque sinossi» (p. 60). In quest’opera enciclopedica sono trattati, con estrema precisione teologica e giuridica, tutti gli elementi che entrano a far parte della santità e del suo processo di accertamento, come il martirio, il miracolo, il diritto della Chiesa di rendere culto ai beati, le reliquie, lo svolgimento del processo canonico in tutte le sue fasi, la cerimonia di canonizzazione, l’invocazione e il ruolo dei santi nella fede cattolica, etc.

Papa Pio XII, in un discorso del 1958, stilato per il II centenario nella morte di Benedetto XIV, definiva Papa Lambertini «uomo straordinario per ricchezza umana, per pienezza di vita, per serietà di studi e fecondità di attuazioni», considerando il suo predecessore addirittura «tra i più insigni successori di Pietro» (cit. a p. 71). La sua gloria, in effetti, non sta tanto nell’erudizione del suo immortale Trattato, quanto nella volontà di operare, come confidava in un’epistola ad un amico, «chiamato dalla religione stessa a lavorare per magnificarla» (cit. a p. 62).

Gli studiosi, gli agiografi e gli storici posseggono ora uno strumento di valore imprescindibile per capire, per quanto ciò è possibile, il senso della santità che Cristo ha insegnato agli uomini di tutti i secoli (cfr. Mt 5,48).

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