Recensione libraria: La danza vuota intorno al vitello d’oro

(di Cristina Siccardi) La Casa Editrice Lindau uscirà in libreria il prossimo 10 maggio con un testo molto interessante, dal titolo La danza vuota intorno al vitello d’oro. Liturgie secolarizzate e diritto (pp. 144, € 19,00). Il volume, curato da Monsignor Nicola Bux e Raffaele Coppola, raccoglie la prolusione del Cardinale Raymond Leo Burke e gli interventi degli esperti che hanno partecipato all’incontro di studio del 25 marzo 2011 tenutosi nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari.

Leggere questo libro significa comprendere che urge grande e ferma serietà in campo liturgico e l’urgenza deriva proprio dallo ius divinum (diritto divino), per ristabilire il giusto rapporto fra Dio e la sua creazione, ivi compreso l’uomo, unica creatura terrena creata a Sua immagine. Il Cardinale Burke ricorda che il Signore ha parlato di Legge: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la  terra non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli» (Mt. 5, 17-19). Perciò le parole di Dio confermano il servizio fondamentale della Legge di onorare e salvaguardare il diritto divino e in questo modo di onorare, come meglio conviene, e salvaguardare l’ordine iscritto da Dio nell’Universo.

«Tutte le norme sono indirizzate a questo giusto rapporto, dal quale dipende la salvezza del mondo, e così devono essere rispettate come comando di Dio e non invenzione dell’uomo. In caso contrario si corrompe la Legge di Dio per scopi umani». È sicuramente quest’ultimo il caso di tutto il funzionalismo, di cui la filosofia moderna è impregnata, come rilevò l’allora Cardinale Ratzinger, così impregnata da aver ridotto a «funzione» la stessa fede e il culto divino con i sacramenti.

Unità, verità, bontà, bellezza e giustizia sono gli aspetti, fra loro inscindibilmente uniti, della realtà sacra e del bene liturgico. Gli interventi qui raccolti indicano problemi e rimedi, anche da un punto di vista meramente tecnico, per riscoprire la vera ed immutabile essenza del culto sacro, che è una diretta applicazione del diritto di Dio: la liturgia è il culto a Dio regolato dalle leggi divine e dalle norme della Chiesa, strettamente correlate all’arte e alla musica. Straordinario sussidio, che insegnava le norme liturgiche, artistiche, architettoniche, comprendendo anche i paramenti sacri e le suppellettili, è il trattato Rationale di carattere legalistico che il domenicano Guglielmo Duran scrisse nel Medioevo e che sarà utilizzato fino al XVII secolo.

San Carlo Borromeo utilizzerà la stessa metodologia per le Instructiones fabricae et suppellettilis ecclesiasticae (1577), che diventeranno modello per un profluvio di documenti similari emanati dalle cattedre vescovili di tutta Europa. Significativo che oggi non esista unità di diritto, liturgia ed architettura; ci si chiede allora «se il decadimento delle arti per la liturgia, e della stessa liturgia ancor prima, non sia in parte una conseguenza di tale scissione dei saperi».

In questo saggio sono recuperati gli insegnamenti della Tradizione della Chiesa, fra cui quelli del Concilio di Trento e del Catechismo di san Pio X; sono, insomma, ricuperati principi, modalità e attuazioni che rimettono ordine là dove il soggettivismo liturgico del postconcilio, con i suoi abusi, ha disseminato gravi errori fra il clero e i fedeli, sviluppando un culto non più diretto al Signore, ma attorno al «vitello d’oro», ovvero all’uomo che celebra se stesso. (Cristina Siccardi)

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