Ora Facebook decide anche quando una vita valga la pena d’essere mostrata…

FacebookTeoricamente su Facebook si dovrebbe poter pubblicare di tutto. Con l’unica eccezione dei contenuti minatori, pornografici, delle incitazioni al’odio, di immagini di nudo o di violenza forte e gratuita. Questo, almeno, sulla carta: è quanto recitano le regole comunicate agli utenti dallo stesso social network. Ma la realtà è un’altra cosa. Nella realtà Facebook si permette anche di decidere quale modello di vita valga la pena d’esser mostrato e quale no.

Eli Thompson è nato agli inizi di marzo, in Alabama, Stati Uniti. Praticamente è senza naso per una rara sindrome, di cui è affetto. Eppure, il suo papà e la sua mamma amano Eli così com’è. Anzi, ritengono che sia semplicemente «perfetto», il più bello del mondo. E sono orgogliosi di questa meravigliosa creatura, che Dio ha dato loro.

Il gruppo pro-life Live Action lo scorso 3 aprile ha dedicato ad Eli un articolo sulla sua pagina Facebook. E’ stato subito condiviso più di 200 volte ed ha raccolto oltre 4 mila “mi piace”. Quando però l’organizzazione ha tentato di caricare una foto del piccolo, l’immagine è stata immediatamente bloccata dal social network e respinta al mittente ovvero ai genitori.

Facebook ha ritenuto che quell’immagine potesse provocare choc o comunque reazioni negative negli utenti. Ha cioè deciso che c’è una vita “più vita” delle altre ed allora val la pena mostrarla ed una vita “meno vita” delle altre e quindi val la pena nasconderla. La filosofia di fondo sottesa a tale brusca decisione è parsa però sconcertante al popolo Facebook, che l’ha ritenuta quanto meno discriminatoria: questa sì ha suscitato proteste. C’è chi ha accusato il social network di «razzismo».

Il papà e la mamma di Eli non potranno pertanto pubblicare la foto del piccolo sul loro profilo. Qualcuno ha deciso che loro figlio è raccapricciante…

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