Messa con bossoli e lacrimogeni a Susa

2 settembre 2012
L’accusa verso la Chiesa è quella di non opporsi ai lavori della Tav, la linea ferroviaria ad alta velocità che collegherà Torino a Lione. La Val di Susa, come ben noto, sta lottando da tempo contro questo progetto, con scontri, barricate e ogni genere di provocazione.

L’ultima deve essere sembrata pertinente al gruppo che si definisce “Cattolici per la vita”, il quale ha pensato bene di profanare il momento più importante della Messa, l’Eucaristia. È accaduto domenica 2 settembre, nel Duomo di Susa. Nel momento della distribuzione delle ostie, circa cinquanta manifestanti si sono accodati, con tanto di panieri, per consegnare bossoli e lacrimogeni presumibilmente lanciati dalla polizia durante gli scontri. Il gesto però non è stato consentito dai presenti alla Messa, che hanno bloccato i no-Tav prima che il peggio succedesse.

I “Cattolici per la vita”, sezione cattolica del movimento valligiano, si erano già distinti qualche giorno prima per aver protestato contro lo spostamento di un’edicola mariana presso Chiomonte. Le aziende del cantiere, però, avevano dichiarato di aver “operato informando opportunamente la diocesi di Susa”.
Indispettiti dalla dichiarazione, i “Cattolici per la vita” hanno quindi preteso che il pulpito del vescovo, monsignor Alfonso Badini Confalonieri, prendesse posizioni nette contro la Tav. Giusto per togliere ogni dubbio e proprio il giorno della Messa del 2 settembre. Il problema aggiuntivo è che il comunicato proposto, per la preghiera dei fedeli, non era solo polemico verso la linea ferroviaria, ma in generale contro la chiesa valsusina, rea di ignavia nella lotta per la Tav. Alla fine della lettura “l’assemblea avrebbe dovuto recitare il conseguente ascoltaci Signore”.
Il vescovo, giustamente, ha rifiutato una contaminazione tanto secolare della Sacra Liturgia. Ed ecco spiegata l’irruzione dei manifestanti durante la Messa con bossoli e lacrimogeni.

Si potrebbe definire un’ingerenza laica nella vita della Chiesa. Ma il gesto è ancora più grave per almeno due motivi. 1. la modalità (di cattivissimo gusto) e il momento (sbagliatissimo) scelto per protestare. 2. L’atto di prepotenza: obbligare un vescovo a prendere posizioni su questioni che trascendono la normale pastorale ecclesiastica. Oltretutto da un gruppo che si definisce cattolico.
La sensazione è quella di una triste e deludente confusione fra sacro e profano, tipica dei nostri giorni. Ridotti ormai a termini allusivi, o a luoghi generici di riferimento, servono solo per condurre le proprie campagne, qualunque esse siano. Uno o l’altro non fa differenza. Ogni tanto ci si ripara sotto l’ombra del primo, ogni tanto sotto quella del secondo.
Basta ottenere comunque ragione, e guai a chi contraddice.

Redazione

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