Martini, il cardinale preferito da atei e nemici della chiesa

(di Camillo Langone su Libero del 01-09-2012) Io non so chi è morto. So che si chiamava Carlo Maria Martini ma non so chi era. Va bene, d’accordo, lo sanno tutti e perciò lo so anch’io che fu arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002, lunghissimo arco di tempo, quindi emerito e cardinale di Santa Romana Chiesa. Ma non so chi era veramente. Forse in questo momento sono un po’ frastornato ma riaprendo i suoi libri, rivedendo le sue dichiarazioni, rileggendo l’ultima puntata della sua rubrica sul Corriere della Sera (abbandonata due mesi fa per l’avanzare del Parkinson), davvero non capisco.

L’uomo che si è appena spento a Gallarate, nella casa di riposo per vecchi gesuiti, credeva o non credeva nella “unicità e universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo”, nella “sussistenza nella Chiesa cattolica dell’unica Chiesa di Cristo”? Insomma, a dirla tutta, non so se il morto era cattolico. Le frasi virgolettate appartengono alla “Dominus Jesus” e le ho usate perché quel documento dottrinale, firmato nel 2000 dall’allora cardinale Ratzinger, intendeva fare chiarezza su ciò che poteva definirsi cattolico e ciò che invece era da considerarsi nient’altro che sincretismo religioso, se non proprio eresia. Obiettivo non del tutto raggiunto, visto che, rileggendo Martini, i dubbi continuano ad assalirmi. Ma davvero vorrei smetterla di torturarmi. Fra l’altro non è il momento. Lo spettacolo terribile della morte toglie il fiato e, anche così non fosse, galateo e misericordia impongono di abbassare la voce davanti a una bara. Quindi vorrei che il tono del mio articolo di oggi fosse diverso, più basso, rispetto a quello dei miei articoli di ieri dedicati a colui che per oltre vent’anni sedette sulla cattedra di Ambrogio.

Ho di fronte un uomo che non può più rispondermi, pertanto anziché a Martini mi piacerebbe rivolgermi ai martiniani. Loro so benissimo chi sono: sono degli atei oppure sono dei nemici della Chiesa. In entrambi i casi spesso sono dei preti. Non parlo per sentito dire, ne conosco vari. Quando osai criticare il suo Cardinale, un sacerdote lecchese mi scrisse queste testuali parole: “Sono discepolo di Martini, la invito nella mia chiesetta dove sentirà vibrare una parola che va diritta alla coscienza per combattere le istituzioni, compresa quella cattolica apostolica romana”. Una mail davvero curiosa.

Innanzitutto perché un prete dovrebbe conoscere il Vangelo e sapere che “uno solo è il vostro Maestro, il Cristo”. Non si può essere discepoli religiosi di un mortale. E poi perché la pratica di sparare sul proprio quartier generale è un insegnamento del Libretto rosso di Mao, non della Bibbia. Fra i martiniani non mancano ovviamente gli atei classici, i miscredenti tradizionali sul tipo di Eugenio Scalfari. Appena ricevuta la notizia, sul sito di Repubblica è apparso il Fondatore con la seguente dichiarazione: “Parlava al cuore”. Visto la persistente incredulità scalfariana, delle due l’una: o Martini parlava in modo incomprensibile o i cuori a cui si rivolgeva erano completamente sordi. E’ il problema della cosiddetta Chiesa del dialogo: parla parla ma non viene mai a capo di nulla. Nessuna evangelizzazione, molta frustrazione: è questo, che io sappia, lo sterile risultato della più elogiata iniziativa milanese del Cardinale ovvero la Cattedra dei non credenti.

Per quindici anni venne offerto un pulpito a personaggi quali Cacciari, Zagrebelsky, Boncinelli che atei arrivavano e atei partivano e magari, concionando oggi e concionando domani, convertivano all’ateismo qualche credente incerto. Sant’Ambrogio si sarà rivoltato per quindici anni nella tomba, lui che da vescovo ubbidì con zelo all’ultima esortazione di Cristo: “Predicate il Vangelo a ogni creatura”. L’esatto contrario dell’affermazione ultrarelativista che leggo a pagina 33 di “Conversazioni notturne a Gerusalemme”: “Sarai felice di essere cattolico, e altrettanto felice che l’altro sia evangelico o musulmano”.

Se non ho le traveggole, per Martini una religione valeva l’altra. Ma i martiniani più pericolosi non sono gli atei dichiarati, a loro modo onesti. Sono i preti spretati, i teologi senza Dio, i falsi mistici. Scrivendo queste definizioni mi accorgo di aver disegnato l’identikit di Vito Mancuso. Il filosofo negatore del peccato originale, perciò del tutto estraneo al cristianesimo, ha subito approfittato della morte di Martini dichiarandolo addirittura “profeta”. Come mai? Perché ha rifiutato l’accanimento terapeutico. Mancuso sa benissimo che anche Giovanni Paolo II chiese la sospensione delle cure, ma finge di non ricordarselo: perché a un nemico della Chiesa non serve elogiare un Papa, serve beatificare un cardinale eterodosso. Io non so chi era Martini ma penso (e spero, per il bene della sua anima) che fosse meglio dei martiniani.

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