Manifesto in Nuova Zelanda: il Papa benedice nozze gay

Un manifesto, dell’agenzia di elettricità Powershop, nel centro di Auckland e di Wellington ritrae Benedetto XVI mentre benedice un matrimonio omosessuale.
Per alcuni, a parte il messaggio non coerente, il manifesto utilizza l’ironia in modo improprio, e si prende gioco della Chiesa. Dopo le proteste, l’Authority ha comunque deciso di non toglierlo perché “non può causare offesa di ampie proporzioni”.

Secondo il responsabile di Powershop, la compagnia voleva “stimolare il dibattito. Non era nostra intenzione offendere nessuno”.
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10 gennaio 2013
Nuova Zelanda, spot con il Papa che benedice le nozze gay
Nel centro di Auckland e di Wellington alcuni manifesti hanno scatenato polemiche

Un manifesto che mostra Papa Benedetto XVI mentre vestito con i paramenti sacri e la tiara in testa benedice il matrimonio di una giovane coppia omosessuale maschile è stato “passato” dall’Advertising Standard Authority della Nuova Zelanda, l’organismo che deve giudicare o meno se la pubblicità possa essere accettabile. L’Authority sostiene che il manifesto non può causare offesa di ampie proporzioni.

E di conseguenza l’Authority ha rigettato le proteste elevate da quattro persone diverse contro il manifesto dell’agenzia di elettricità Powershop. Il manifesto, della grandezza di quattro pieni e mezzo, era parte di una campagna organizzata da Powershop dal titolo. “Stesso potere, atteggiamento diverso”. I cartelloni sono stati installati il mese scorso nel centro di Auckland e di Wellington. B. Pender, una delle persone che ha elevato reclamo, ha detto che il cartellone lo offende come cristiano.

Pender ha dichiarato al New Zealand Herald: “Sta cercando di suggerire che la Chiesa cattolica e il Vaticano ammettono il matrimonio fra omosessuali a dispetto che non sia stata fatta nessuna comunicazione formale in tal senso”. Altri hanno protestato sostenendo presso l’Authority che il cartellone si faceva gioco della religione cattolica.

La presidentessa dell’Authority, Jenny Robson, ha detto che il cartellone si riferiva al tema della legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso presentato in Parlamento, un progetto di legge che la Chiesa cattolica contrasta. La Robson ha sostentuo che la compagnia di elettricità ha usato ironia e humour, in coerenza con la campagna “Stesso potere, atteggiamento diverso”.

La signora Robson ha dichiarato di riconoscere l’offesa causata alle persone che hanno sporto reclamo, ma che il cartellone non raggiungeva il limite oltre il quale si poteva parlare di un’offesa di ampie proporzioni alla luce degli standard prevalenti nella comunità. “E non infrangeva neanche il senso di responsabilità dovuto ai consumatori e alla società”.

Il responsabile esecutivo di Powershop, Ari Sargent, ha accolto con favore la decisione. “Riflette – ha dichiarato – quello che abbiamo sentito dalla gente in generale. Sì, c’è stata qualche opposizione espressa vigorosamente, ma in generale la gente l’ha visto per quello che era e non l’ha trovato particolarmente offensivo”. La compagnia voleva “stimolare il dibattito. Non era nostra intenzione offendere nessuno”.

di Marco Tosatti

Fonte: Vatican Insider 

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