L’Ostia e il preservativo. L’aggressione inutile

Luca Romagnoli2Il gesto di un cantante contro il Cattolicesimo è figlio dei nostri tempi. Pochi i contenuti anche se la discussione è seria. Ciò che conta è solo la provocazione e l’insulto.
Il tutto rivela la scarsità di ideali, la pochezza nell’argomentare, l’intolleranza verso i cattolici.

Non vorrei farla tanto lunga sul gesto di Luca Romagnoli. Non credo che lo meriti. Probabilmente cercava un po’ di visibilità per coprire i pochi contenuti dei suoi testi. Forse è convinto davvero di aver fatto qualcosa di rivoluzionario.
Vorrei solo condividere alcune parole che non mi sembra siano state molto usate nel dibattito: inutile, fuori luogo, rispetto.

Inutile. Quello di sollevare il preservativo come fosse un’Ostia, prima ancora di essere un irritante gesto blafemo, è un atto inutile. Non serve a nessuno, nemmeno al Romagnoli che ha così ristretto di netto la cerchia di chi avrebbe potuto seguirlo. Forse non gli interesserà vender dischi, ma il compito di un artista non dovrebbe essere quello di ampliare il suo pubblico, di far condividere i suoi contenuti al maggior numero di persone?
Non serve alla causa, perché chi è coinvolto in questo problema, al limite, non se la fa raccontare da un ragazzino maleducato. Ragazzino che non solo ha sbagliato del tutto la propria comunicazione, ma che ha “bruciato” intere fette del dibattito in un solo colpo.
Intendiamoci: quello che qui si sta criticando è la pertinenza del gesto di offendere l’Ostia all’interno di un tema serio. Oltretutto in sede di un mondanissimo concerto musicale.
Non c’è dubbio che ci siano persone più che autorizzate ad entrare nella polemica sui condom. Ma, chissà come mai, tutte queste non fanno seguire il loro discorso da un “Porno bisogno”, che abbatte i termini del conversare al livello della baggianata. Per lo stesso motivo, preferiscono non urtare con violenza i valori religiosi, perché immaginano, intelligentemente, che il problema sia un tantino più complesso della barricata cristiano/laico.
Insomma, è Romagnoli un attivista, un ricercatore, un qualcuno che ha titolo di esprimere in questo modo una sua idea? No. È un cantante. E allora che canti se ha qualcosa da dire, altrimenti ha sbagliato mestiere. Perché quando uno che non c’entra nulla dice fesserie, rischia di svilire il lavoro di quelli che c’entrano davvero.
Veramente, mi sarebbe piaciuto sentire questo discorso dalla controparte. Invece pare che i Pasolini che si lamentano di chi assale i poliziotti e i Calvino che ritirano le tessere di partito siano finiti da tempo.

Fuori luogo. Ma che rapporto c’è fra la festa del 1° Maggio e l’offesa al cattolicesimo? Ma è mai possibile che avere l’opportunità di esprimersi si traduca sempre più spesso con la facoltà di provocare e basta?
Credo che molti, di fronte ad un periodo di crisi economica e occupazionale come quello che stiamo vivendo, si aspettassero un po’ di più dai giovani. Offendere il momento più sacro della Messa fa fare pessima figura sia agli organizzatori, sia alle nuove generazioni. Entrambi, loro malgrado, si devono subire il marchio di maleducati e inconcludenti. E questo solo perché un cantante è andato sul palco e ha sprecato la sua possibilità di dire cose furbe.
Chissà quanti vorrebbero comunicare la loro voglia di fare, di lottare per cambiare questo sistema e non lo possono fare. Se il Concertone del 1° Maggio doveva mostrarsi come una festa “democratica”, ha dimostrato al contrario che in democrazia bisogna temere la sparata improvvisa di una gola qualunque con del fiato dietro.
Questo tenendo conto che ci sono stati alcuni autori, come Fabri Fibra, che sono stati esclusi dal Concerto perché i loro testi sono stati ritenuti “misogini e omofobi”.

Oltretutto, non dimentichiamo mai che il Catechismo della Chiesa Cattolica art. 1867, e prima di lui il Catechismo cosiddetto di Pio X, dichiara forte e chiaro che esistono “peccati che gridano verso il cielo”, fra i quali: l’ingiustizia verso il salariato (o “3) oppressione dei poveri 4) defraudare la mercede agli operai”).
Anche qui, chi difende la classe operaia dovrebbe ben considerare che i cattolici non ne fanno del rispetto verso il lavoro una questione di convenienza. Ne fanno un principio non negoziabile. Tanto da gridare al cospetto di Dio se viene tradito. Né più né meno che l’uccisione dell’innocente (vedi anche aborto), la sodomia, il lamento del popolo oppresso, dello straniero, della vedova e dell’orfano. Non si tratta di capitalismo, liberalismo, sindacalismo o altro -ismo che può cambiare rotta quando non conviene più.
Quindi, cosa c’è di peggio che insultare, durante il 1° Maggio, una religione che ha fatto della difesa del lavoratore un principio così evidente?

Rispetto. Romagnoli non era ancora nato quando è uscita nel 1976. Eppure dovrebbe conoscere bene “Una piccola storia ignobile” di Guccini. Una canzone che è entrata a forza nel dibattito sull’aborto. Certo si può non essere d’accordo con quanto dice il cantautore di Via Paolo Fabbri 43, ma quanta differenza c’è fra quel testo e “Porno bisogno”?
I nuovi cantanti, forse abbacinati dai ribelli alla Jim Morrison o alla Andrea Pazienza, fanno a gara per proporre la provocazione maggiore. Invece servirebbe intelligenza, cultura, un confronto serio. Servono idee, non provocazioni. Altrimenti è tutto un meccanismo pubblicitario.
Quello che può fare la differenza è, come sempre, la tolleranza. Quando si tollera l’interlocutore, si rimane all’interno di una comunicazione rispettosa. Si rispetta il punto di vista dell’altro, non lo si insulta. Tutti elementi che non sembrano più appartenere al confronto di oggi, soprattutto quando entra in gioco la religione cattolica.
Se c’è appena il dubbio che dall’altra parte ci siano “dei cattolici” si smette di avere il ritegno necessario per un dialogo civile. Si passa subito all’offesa, anche quando il pretesto non c’è.
È a questa intolleranza senza rispetto, che vediamo crescere sotto i nostri occhi ogni giorno, che ad un certo punto dovremmo dire basta.

Davide Greco

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