La promessa di Bersani: entro un anno sì alle unioni gay

BersaniAl convegno del PD del 16 febbraio di fronte all’Arcigay, Bersani promette una legge per riconoscere le unioni gay. Non si sa se è solo per incassare voti o per un reale credo di partito (cosa ne diranno i renziani?), ma quella di cui parla il segretario è una traduzione nella legislazione italiana del “modello tedesco”. Un istituto che “comprende cognome comune, agevolazioni assistenziali, diritti di successione e pensioni di reversibilità”, ma che fa un deciso slalom intorno al problema matrimoniale. E soprattutto intorno alle adozioni.
Se per Vendola “il tempo della pazienza è finito” e in Europa la legge sta passando un po’ ovunque in modo controverso, in Italia l’elettorato sembra interessato a ben altro.
Riportiamo in coda anche un’interessante lettura del voto di Paolo Hutter, dal titolo “
Diritti gay, se vinciamo le elezioni ci sposiamo”.

***
17 febbraio 2013
Unioni gay, ancora un anno

Di matrimoni non se ne parla, e pazienza se il compagno Hollande sta per farli approvare in Francia e persino il conservatore Cameron li ha dovuti concedere a Londra. Bersani fin lì non ha nessuna intenzione di arrivare, siamo in Italia. Ma, bersanianamente, propone un compromesso potabile: se sarà presidente del consiglio, entro un anno il suo governo «tradurrà nella legislazione italiana» le unioni gay «modello tedesco», un istituto ad hoc che comprende cognome comune, agevolazioni assistenziali, diritti di successione e pensioni di reversibilità. Il candidato premier del centrosinistra lo ha promesso ieri alle associazioni Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno che hanno chiamato a Roma le forze politiche a prendere impegni concreti sui diritti. A loro Bersani ha mandato una specie di dichiarazione solenne, letta non a caso da Paola Concia, candidata Pd e gran lottatrice per le unioni civili. Due anni fa si è sposata in Germania con Ricarda Trautman, la bomboniera regalata a amici e amiche era tutto un programma: un’immagine-calamita delle due spose ciascuna con la bandiera del paese dell’altra.
Bersani si è convinto che la formula tedesca, in fatto di unioni, è quella più «potabile» per l’Italia. E le associazioni – che pure chiedono i matrimoni per gay e lesbiche – ieri hanno incassato. Con una sana dose di realismo. Perché la mediazione bersaniana, una mezza rivoluzione nell’Italia a diritti-zero, è anche tutt’altro che facile da portare a casa per un premier che da pronostico governerà con una maggioranza «strana» da Vendola a Casini. E cioè da chi ha nel programma i matrimoni gay («Il tempo della pazienza è finito», ha detto ieri Vendola in un videomessaggio al convegno) e il diritto alle adozioni; fino a chi invece definisce i matrimoni gay «una violenza», «un’idea incivile». E via scendendo, fino alle equazioni «omosessualità-devianza» di Paola Binetti, ex Pd ora nell’Udc: da due giorni spopola su youtube un suo meraviglioso botta e risposta in diretta tv con il giornalista dell’Espresso Tommaso Cerno che la canzona, «non sono malato».
I tempi più che maturi sarebbero stracotti: i matrimoni gay si celebrano in Spagna, in Portogallo in Belgio, in Norvegia, in Svezia, in Canada, persino in Argentina e Sudafrica. In Italia una coppia di uomini alla vigilia del proprio matrimonio (si è celebrato a New York), è riuscita persino a espugnare il palco nazionalpopolare di SanRemo. E allora se necessario i voti per le unioni gay Bersani li troverà in parlamento, fuori dalla sua maggioranza, spiega Stefano Fassina, «cercheremo la più ampia convergenza possibile». «Noi continueremo a chiedere che anche in Italia si possa discutere di matrimoni gay, come succede nelle socialdemocrazie europee», spiega Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia. «Ma l’impegno di Bersani è importante. Per questo abbiamo registrato la disponibilità a sostenerlo anche da parte delle forze fuori dal centrosinistra che, come noi, propongono i matrimoni». Il riferimento è a Rivoluzione Civile e 5 stelle, che potrebbero ostacolare il cammino delle unioni gay sfidando il Pd sull’approvazione dei matrimoni. Ma non sarà così: almeno in campagna elettorale l’impegno è di non sacrificare i diritti alle competizioni a sinistra.
L’agenda Bersani comprende nei primi sei mesi la legge contro omofobia e transfobia, bocciata nella scorsa legislatura , il divorzio breve, la revisione della legge 40 sulla fecondazione assistita. Quanto alle adozioni per i gay e al riconoscimento delle famiglie «arcobaleno», quelle composte da genitori omosessuali, Bersani non le nomina e anche lì fa riferimento alla legge tedesca. Promette una legge per «il riconoscimento del diritto del bambino che cresce all’interno di un gruppo familiare omogenitoriale a vedere riconosciuta dalla legge il legame affettivo con il genitore non biologico, soprattutto nei casi di malattia o morte di quello biologico». Alleanze • Comunque vada il voto, le sinistre in campagna elettorale giurano che faranno
AlleanzeComunque vada il voto, le sinistre in campagna elettorale giurano che faranno una maggioranza: su adozioni, divorzio breve e legge contro l’omofobia. Vendola: pazienza finita

Daniela Preziosi

Fonte: Il Manifesto
***

14 febbraio 2013
Diritti gay, se vinciamo le elezioni ci sposiamo
di Paolo Hutter

“In occasione di questo San Valentino, che sarà anche la giornata del matrimonio a New York tra Stefano e Federico – i due trasmessi da Sanremo – , possiamo promettere con ragionevoli probabilità che entro pochi mesi, massimo entro il prossimo San Valentino, una coppia gay o lesbica italiana si potrà sposare in Italia.

L’apertura del matrimonio civile agli omosessuali è nel programma di Sel. E’ vero che non c’è nel programma dei nostri alleati del Pd, ma in questo campo il progresso sta marciando a ritmi travolgenti e la nostra presenza in Parlamento sarà in primo luogo al servizio dei nuovi diritti civili. Ce la possiamo fare. “Così le due “super Moniche“: Monica Cerutti capolista Sel Senato in Piemonte e responsabile diritti civili Sel, e Monica Frassoni, capolista Sel Senato Lombardia e co-presidente Verdi Europei. A ben vedere, non è solo legittima propaganda.

Le cose stanno davvero cambiando molto velocemente, e il matrimonio omosessuale è una delle poste in palio, anche simboliche, delle prossime elezioni. Ufficialmente appare nei programmi delle liste Sinistra Ecologia Libertà, Rivoluzione Civile e anche (novità) di 5 stelle. I radicali a queste elezioni non ci sono. Il Partito democratico è fermo al “modello tedesco“, che non è un “bel ragazzo germanico” come hanno ironizzato alcuni in Facebook, ma è la legge alla quale stanno ancorati i democristiani tedeschi per evitare l’introduzione del matrimonio propugnata da socialdemocratici e Verdi. Ma tutto dipende dal risultato delle elezioni: se scatteranno i premi di maggioranza per la coalizione di Bersani e se all’interno di essa Sel avrà un risultato almeno discreto, è facile che le resistenze dei settori più moderati – anzi, più attenti al Vaticano – del Pd verranno superate. Se si dovesse andare a un pasticcio Pd- Monti, difficilmente si parlerà di matrimonio gay (Monti con l’Udc è la nuova forza clericale). Se dovesse rivincere Berlusconi, ancora meno. A qualcuno che in questi giorni mi ha chiesto come potrebbe regolarizzare il partner straniero, e che immaginava percorsi a sponde con Francia o Usa, ho risposto “vota bene, che forse tra poco ce la facciamo qui, senza complicazioni internazionali”. Ma posso dirlo anche in prima persona, a ben pensarci. Se vinciamo le elezioni, ci sposiamo. Detto così sembra una scommessa, o una penitenza o una provocazione. Invece è proprio vero, è a portata di mano. E questo sposarci non è, non sarà il vezzo o il capriccio di una minoranza della minoranza. Sarà la gioia dei tantissimi che riconosceranno in queste cerimonie una festa di progresso per tutti, il superamento di un giogo un po’ grottesco che ci separava, che separava l’Italia, dalla modernità. Al mio compagno e a me è successo di ricevere incredibili congratulazioni per il solo fatto di esserci iscritti al registro delle unioni civili di Milano. Figuriamoci cosa saranno i matrimoni gay in Italia, appena li faremo. Una liberazione.

Bisogna però ragionare bene su quale voto dare. Penso a quello che rafforza il fianco più laico e di sinistra della coalizione d Bersani, come indicano le “due Moniche” da cui ho preso spunto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Donazione Corrispondenza romana