La giunta di Santiago taglia le convenzioni con le sigle pro-life

RedMadreL’amministrazione municipale di Santiago de Compostela non rinnoverà le convenzioni di collaborazione in essere con due organizzazioni locali, RedMadre (nella foto, una loro campagna di sensibilizzazione) e la Asociación Centinelas. L’assessore alle Politiche Sociali, Concha Fernández, esponente della lista di estrema sinistra Compostela Aberta, ha dichiarato, nel corso di una conferenza-stampa, come la decisione negativa sia maturata tenendo conto dei valori propri delle due sigle pro-life, valori bollati come «ideologici» e sciocchi per i loro «compromessi politici e programmatici» su temi quali l’aborto.

Da notarsi il lavoro fondamentale finora svolto in ambito sociale da tali enti, offrendo un aiuto concreto sotto tutti i punti di vista alle donne in difficoltà nell’affrontare la gravidanza, condividendo con loro la gioia della vita nascente ed offrendo soluzioni per i problemi pratici (in campo economico, professionale o sociale), scongiurando così l’eventualità che, lasciate sole, optino per l’aborto: 8 su 10 delle donne assistite han deciso non solo di tenere il bambino custodito in grembo, ma di proseguire con gioia la gravidanza vivendola come dono, anziché come condanna.

Eppure tutto questo non è evidentemente bastato agli amministratori locali, di orientamento (questa volta sì, ideologico) esattamente opposto: RedMadre verrà pertanto privata anche del terreno finora concesso dal Comune per la sua attività sociale allo scadere del contratto, nel novembre 2016. Inutile sperare nell’eventualità di un rinnovo, niente da fare.

L’assessore Fernandez, di convinzioni filoabortiste, responsabile delle Politiche Sociali e «delle diversità» con competenze nell’ambito della cooperazione, ha annunciato che l’amministrazione ha deciso di mantenere altre 26 convenzioni con associazioni analoghe già incluse nel bilancio, sbloccando la situazione di paralisi in cui erano state sinora mantenute: 16 sono già state analizzate dalla giunta e sono state firmate o stanno per esserlo; le altre 10 verranno trattate entro un mese al massimo. Anche se la posizione pregiudiziale espressa dalla maggioranza di governo già detta loro l’ordine di marcia: o si allineano o fuori. Il tutto naturalmente, con un’ipocrisia con pochi eguali, in nome del “pluralismo”, della “democrazia” e dei “diritti” delle donne.

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