La crisi dell’impero Vaticano. Il nuovo libro di Massimo Franco

Crisi impero VaticanoLa tesi principale è quella di una Chiesa stretta nella morsa di molteplici nemici. E dalla quale non riuscirà a risollevarsi. Da un lato una sorta di guerra santa anticattolica dichiarata dalle potenze protestanti, dall’altra tutta una serie di spaccature interne che ne minano l’omogeneità.
Questo il nuovo libro di Massimo Franco, giornalista del Corriere della Sera, pubblicato da Mondadori da poche settimane. La sua dichiarazione: “
Pur avendo vinto la guerra fredda, il Vaticano sarà sconfitto nel prossimo futuro, perché è venuto a mancare il suo storico avversario”, vale a dire il comunismo, come se prima di Marx il cattolicesimo non esistesse.
La Chiesa, secondo una vecchia interpretazione dei testi di Max Weber, viene descritta come la principale causa del cattivo rapporto con il capitalismo nei paesi mediterranei. Quindi, di riflesso, causa delle crisi economiche italiana, spagnola, greca, “
afflitte da «malattie cattoliche» che significano colpevole tendenza a perdonare i peccati, siano essi fiscali o no”.
Inoltre “
C’è il rifiuto di ammettere che un mondo cattolico omogeneo, pronto a seguire le indicazioni della Chiesa, e a tradurle in politica, non esiste più; e forse non esisteva del tutto nemmeno quando la Dc mieteva successi elettorali”.
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7 marzo 2013

Una Jihad anticattolica dichiarata dalle potenze protestanti

Nella quale vengono usati come devastanti strumenti di offesa anche l’euro e persino lo spread

«Pur avendo vinto la guerra fredda, il Vaticano sarà sconfitto nel prossimo futuro, perché è venuto a mancare il suo storico avversario», vale a dire il Grande fratello sovietico e la sua guerra alla religione. «Questa la tesi radicale che aleggia in alcuni circoli del Nordeuropa», scrive Massimo Franco nel suo ultimo libro, La crisi dell’impero vaticano, che ha per sottotitolo «dalla morte di Giovanni Paolo II alle dimissioni di Benedetto XVI», ovvero «perché la Chiesa è diventata il nuovo imputato globale», Mondadori 2013, pp. 139, 17,50 euro, ebook 9,99 euro. Sono «gli stessi circoli», scrive ancora Franco, «che vagheggiano un’alleanza virtuosa delle nazioni protestanti e finanziariamente affidabili contro il «lassismo» fiscale e impunito dei paesi cattolici del Mediterraneo, a cui si aggiunge il sovraccarico della Grecia ortodossa».

Vasto affresco della crisi del cattolicesimo (la cui influenza declina e la cui stessa esistenza è minacciata ovunque nel mondo, a partire dall’Africa che nel XX secolo era stata largamente cristianizzata e che, oggi, sta passando all’islamismo radicale dei nuovi stati canaglia). La crisi dell’impero vaticano è soprattutto un libro sull’Italia e sull’Europa. È un libro sull’Occidente, di cui la Chiesa è stata nei secoli il pilastro. Ma ecco che, d’un tratto, complicati dai dogmi della teologia, come un tempo i calcoli dell’impero sovietico erano complicati dalle profezie del materialismo storico e dialettico, i calcoli dell’impero vaticano non tornano più: il primato morale è stato sospeso, le finanze vaticane sono sempre più chiacchierate, lo scandalo della pedofilia dilaga e, quanto alle guerre intestine, sono sempre più simili a quelle che negli anni Trenta squassavano l’Urss (compresa un’ombra di Terrore, come quando Ettore Gotti Tedeschi, licenziato in tronco dallo Ior, «la banca del Papa», confida ai magistrati di temere per la sua vita).

In cima a tutto, mentre l’Europa si sfarina a sud e si consolida a nord, c’è la jihad anticattolica dichiarata dalle potenze protestanti, sia politiche che finanziarie, contro le economie del debito. Tanto che «c’è da chiedersi», scrive Franco, «come debba essersi sentito in questi schemi un pontefice tedesco e bavarese come Benedetto XVI. Il papa si è ritrovato, suo malgrado, al centro di questo scontro; e lo ha vissuto nella doppia veste di cittadino d’uno stato ipercritico verso la cultura economica cattolica, e di capo del cattolicesimo».

Probabilmente le radici del suo «gran rifiuto» non affondano soltanto negli scandali sessuali e in quelli economici. Forse affondano anche nella guerra dello «spread», uno scontro finanziario e culturale che ormai si combatte anche sul piano «georeligioso». Si profilano sull’orizzonte, neanche troppo lontano, altre Riforme e Controriforme: di qua le economie che piacciono all’Altissimo, di là le economie che lo offendono. Ciò non promette niente di buono per la tenuta dell’Europa. Perché, «se lo spread è anche una colpa da confessare e un peccato da espiare, per i quali l’assoluzione non è giustamente più scontata, le scomuniche e i presunti primati geoeconomici e georeligiosi minacciano di diventare scorciatoie destinate a ricacciare indietro la storia d’Europa non di qualche anno ma di decenni: quelli più bui».

Dell’Europa, anzi di quella che alcuni chiamano «l’utopia europea», non rimane più granché quando si «propugnano nuovi isolazionismi, ostinati nazionalismi e miopi «fai da te» nella convinzione che, da soli, ci si possa salvare meglio. Una solitudine accarezzata in primo luogo dalla Germania che si definisce luterana, e da paesi a maggioranza protestante come Finlandia, Olanda e via risalendo e soprattutto escludendo. Al punto che si è arrivati a teorizzare che se Martin Lutero, il teologo e riformista tedesco del XVI secolo, avesse potuto essere presente a Maastricht nel 1992, quando furono gettate le basi dell’unione monetaria europea, avrebbe bocciato qualunque possibilità di fare aderire le nazioni cattoliche». E ancora: «Alla base delle nazioni «viziose» ci sarebbe l’incapacità d’emanciparsi dal cattolicesimo: una cultura, prima ancora che una fede, passata dalla pratica delle indulgenze, del denaro dato alla Chiesa per farsi perdonare i peccati, a un’eccessiva tolleranza in materia di «peccati fiscali». Secondo questa tesi, che si è diffusa in circoli culturali sempre più ampi in Nordeuropa, la tendenza di massa a non pagare le tasse, i casi di corruzione diffusa sono figli legittimi del «non protestantesimo». Italia e Grecia, ma anche Spagna sono afflitte da «malattie cattoliche» che significano colpevole tendenza a perdonare i peccati, siano essi fiscali o no».

Anche la solidarietà tra curia romana e centrodestra italiano (un centrodestra da ridere, guidato da «un clown») non dev’essere piaciuto granché ai leader protestanti europei. Saranno rimasti un po’ raggelati quando un «eminente monsignore sudamericano» ha commentato così l’Affaire Ruby, finito in prima pagina sui giornali di tutto il mondo: «Alessandro Magno aveva la sifilide, ma è rimasto Alessandro Magno. Allo stesso modo, Berlusconi andrà pure con delle ragazze molto giovani, ed è male, molto male, sia chiaro. Però non si può dimenticare quel che ha fatto per la Chiesa. E se pure s’allea con Putin e in cambio garantisce gli approvvigionamenti energetici all’Italia, ben venga il rapporto col presidente russo». Con quel che ha fatto per la Chiesa, via. Agostino e il Doctor Angelicus non avrebbero detto meglio.

di Diego Gabutti

Fonte: Italia Oggi

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