Istat: matrimoni in calo un po’ ovunque

Dopo l’uscita dell’indagine Istat sul matrimonio italiano, si moltiplicano gli articoli sul tema e le analisi. I cambiamenti sono molti anche nel Sud d’Italia, mediamente considerato una roccaforte del matrimonio tradizionale.
Cosa dicono i dati? Matrimoni in calo e innalzamento della età dei coniugi (31-34 anni). Ci si fida anche meno: i due terzi delle coppie sceglie la separazione dei beni.
Riportiamo un’analisi sul territorio brindisino.

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16 dicembre 2012
In chiesa o in comune a Brindisi il matrimonio non affascina più le coppie

di PIERLUIGI POTÌ

Sarà la crisi (e la conseguente mancanza di una sicurezza economica), o anche la minore propensione ad assumersi precise responsabilità coniugali, oppure ancora la tendenza sempre più diffusa a convivere sotto lo stesso tetto ma senza legarsi… indissolubilmente. Le ragioni sono molteplici, ma hanno un unico denominatore comune: ci si sposa (in Comune e, soprattutto, in Chiesa) sempre meno e la provincia di Brindisi non è certo esente da un fenomeno che investe un po’ tutta la penisola. Anzi: se tra il 2010 e il 2011, in Italia i matrimoni sono diminuiti del 6% (passando da 217.700 a 204.830), nel nostro territorio la percentuale in calo è stata pari al doppio: 12,4% (da 1.799 a 1.590).

E’ quanto emerge dalla consueta indagine svolta dall’Istat su scala nazionale. Un dato soprattutto rende chiara l’idea di quanto le nozze non siano più considerate una “tappa obbligata” per le coppie brindisine: è l’indice di matrimoni per mille abitanti che, per la prima volta (forse in assoluto), è sceso sotto il 4,0 (per la precisione è del 3,9, superiore a quello nazionale che è di 3,4). Lo scorso anno era al 4,5 e su tali valori si è mantenuto pressochè costantemente nell’ultimo decennio. Analizzando i dati relativi alla sola città di Brindisi, emerge che i matrimoni complessivamente celebrati nel 2011 sono stati 331, ben 51 in meno rispetto all’anno precedente (-13,4%): soltanto nel 2006 ce n’erano stati di meno (299), mentre negli altri anni (tra il 2004 e il 2010) si è conservata una media di circa 380 nozze celebrate in Chiesa. Passando ai matrimoni civili, il calo è stato consistente (da 103 a 81, con una flessione del 22,4%) solo dal 2010 al 2011, ma rispetto agli anni precedenti il numero di unioni in Comune è aumentato (nel 2006, ad esempio, ce ne furono solo 50).

Ovviamente, in tale dato rientrano anche i casi di seconde nozze celebrate tra coppie con almeno un coniuge divorziato (che, come è noto, possono risposarsi solo in Comune, a meno che non si è ottenuto l’annullamento del matrimonio). Tornando, invece, al dato complessivo riferito a tutti i comuni della provincia, come detto i matrimoni celebrati nel 2011 sono stati 1.590 (209 in meno rispetto all’anno precedente): di essi, 1.195 sono stati religiosi e 395 civili. Quanto al primo dato, in dodici mesi le nozze sono diminuite di 177 unità (-12,9%), ma confrontando il dato con quello degli anni pregressi, la parabola discendente è ancor più netta: nel 2008, ad esempio, furono 1.504 e, dunque, il 20,6% in più.

In relazione ai matrimoni civili, il riscontro è in negativo solo rispetto all’ultimo biennio: 395 sono stati nel 2011, 427 nel 2010 e 419 nel 2009. Ma, in rapporto a ciò che avveniva prima, il numero è più consistente, laddove nel 2008 le nozze civili furono 357, l’anno prima 326, addirittura soltanto 264 nel 2006. Ricapitolando, dunque, ci si sposa sempre meno e questa è una tendenza che investe soprattutto le nozze celebrate in chiesa, in decremento costante con il trascorrere degli anni. Quanto ai matrimoni civili, il saldo in negativo è una caratteristica essenzialmente degli ultimi 2-3 anni, ma in confronto al passato, la quantità di unioni in Comune resta ben più sostanziosa. Dall’indagine effettuata dall’I s t at , emerge poi qualche altra curiosità.

Ad esempio, aumenta costantemente l’età media dei coniugi che si uniscono in matrimonio (inteso come prime nozze): per gli uomini è di 34 anni, per le donne è di 31. Un chiaro segnale del mutamento di mentalità delle nuove generazioni che cercano di rimandare quanto più possibile il momento delle “responsabilità” coniugali.
Altro aspetto da rimarcare è quello relativo alla scelta del regime patrimoniale: in provincia di Brindisi – come del resto avviene in tutta la penisola – quasi due coppie di sposi su tre opta per il regime di separazione dei beni, anzichè la tradizionale comunione legale. Un sintomo ben chiaro di come la fiducia nel matrimonio sia… mal riposta, o semplicemente un escamotage per tutelare i propri “averi” in relazione a rischi legati alla propria attività lavorativa? Un po’ l’uno e un po’ l’altro, a riprova che il “modello” di famiglia di un tempo è ormai un lontano ricordo.

Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno

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