Il peccato di origine della legge 40

(di Alfredo De Matteo) La recente sentenza della Corte Europea sulla legge 40 ha riacceso i riflettori su una legge che fin dalla sua promulgazione (2004) è stata oggetto di dispute e fraintendimenti, soprattutto all’interno del mondo cattolico e pro-life.  La 40 nacque come norma di compromesso tra le esigenze del mondo laico e del mondo cattolico. Mentre il primo premeva affinché la pratica della fecondazione artificiale fosse libera e sganciata da ogni regola morale, il secondo opponeva la difesa della vita in quanto, com’è noto, la fecondazione in vitro, oltre a negare la dignità propria dell’essere umano (ridotto a merce prodotta in laboratorio), provoca direttamente la morte di un elevato numero di embrioni.

In realtà, una parte del mondo cattolico, condivideva, più o meno apertamente, i principi di fondo dei laicisti, ossia la libertà di scelta della donna e l’esistenza di un presunto diritto della coppia di avere un figlio. Con questa parte del mondo cattolico e pro-life, e della stessa CEI, il Parlamento italiano tirò fuori dal cilindro la legge 40, gravemente ingiusta e piena di incoerenze e contraddizioni. Il clamoroso fallimento di una legge che nel corso degli anni è stata svuotata dall’interno e ridotta ad un semplice insieme di regole facilmente aggirabili non può destare alcuna sorpresa: esso rappresenta l’esito inevitabile del compromesso etico morale che ne è all’origine.

I favori di cui ha goduto la legge 40 (e di cui ancora gode) all’interno del mondo cattolico sono riconducibili a due fattori: all’inizio, ossia nel periodo immediatamente precedente e successivo la sua promulgazione (ed in particolare nel 2005, quando il popolo è stato chiamato a dare il suo giudizio sulla legge attraverso un referendum abrogativo), ha funzionato da efficace catalizzatore del consenso la definizione di “legge cattolica”, dunque in linea con gli insegnamenti del Magistero; in seguito, quando gli attacchi mirati dei nemici hanno messo bene a nudo le contraddizioni insite nella norma, ha avuto maggior credito (e continua ad averla) la tesi secondo cui la legge 40 rappresenti il “male minore” rispetto ad una situazione che, in caso di assenza della legge, sarebbe stata ben più grave in termini di vite umane sacrificate. Ma è davvero possibile inquadrare la legge 40 all’interno della dottrina del male minore?

Il punto dirimente è il seguente: il male non può mai essere ricercato neppure in vista di un bene, semmai può essere, talvolta, tollerato. La legge 40, una legge gravemente ingiusta, fu pensata e voluta di per se stessa da esponenti dichiaratamente cattolici e per di più all’interno di un contesto di vuoto normativo, ossia in mancanza di una legge già presente che avrebbe potuto, eventualmente, giustificare un atto politico finalizzato ad una riduzione del danno. Eppure, l’enciclica Evangelium Vitae fornisce delle chiare indicazioni in proposito: «Nel caso ipotizzato, quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui» (n. 73).

Nel caso della legge 40 il discorso cambia:«Non è mai lecito cooperare formalmente al male. Tale cooperazione si verifica quando l’azione compiuta, o per la sua stessa natura o per la configurazione che essa viene assumendo in un concreto contesto, si qualifica come partecipazione diretta ad un atto contro la vita umana innocente o come condivisione dell’intenzione immorale dell’agente principale». (…) Nel caso quindi di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l’aborto o l’eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, «né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto».

Non v’è dubbio alcuno che purtroppo la legge 40 ha direttamente causato la morte di un numero elevatissimo di esseri umani innocenti e ha indotto in grave errore coloro i quali, in buona fede, l’hanno creduta una legge cattolica oppure una legge necessaria seppur “imperfetta”. (Alfredo De Matteo)

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