Carbonari in Italia tra fine Ottocento e metà Novecento… (Seconda parte)

Carbonari in Italia tra fine Ottocento e metà Novecento... (Seconda parte)
FONTE IMMAGINE: Il Punto Quotidiano (https://www.ilpuntoquotidiano.it/)

(La prima parte è stata pubblicata qui: https://www.corrispondenzaromana.it/carbonari-in-italia-tra-fine-ottocento-e-meta-novecento-prima-parte/)

3. La Carboneria secondo rapporti di Polizia italiana nella prima metà del Novecento

Il libro di Gianmarco Cazzaniga e Marco Marinucci riporta anche rapporti di Polizia italiana sulla Carboneria del primo Novecento, prima, durante e dopo il Fascismo. Vediamone alcuni.

3.1. Un rapporto del 1913

Nel rapporto datato Roma 15 marzo 1913 (conservato presso “Archivio Centrale di Stato – Ministero Interno, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Divisione Affari Generali e Riservati, Associazioni G1, 1912-1945. Busta 162, Fascicolo 436, Sottofasc. 7), il Partito Repubblicano (italiano) dell’epoca viene definito «setta politica». Il rapporto afferma che la caduta della monarchia in Portogallo è dovuta alla cospirazione della «Associazione-Carboneria». Il movimento repubblicano si organizza a livello internazionale; i comitati direttivi dei partiti repubblicani delle varie nazioni si tengono in contatto tra loro e pensano sia a un prossimo congresso internazionale, per stringere così i rapporti tra i repubblicani di tutto il mondo, e sia ad istituire un’organizzazione internazionale che tenga in contatto i vari gruppi nazionali (cf. Gianmarco Cazzaniga – Marco Marinucci, “Carbonari del XX secolo fra rituali adelfici e intransigenza repubblicana“, Edizioni ETS, Pisa 2015, p. 134).

Ora cito testualmente quel rapporto del 1913: «Due sono le Associazioni segrete che fanno capo al movimento repubblicano. LA CARBONERIA, più antica, che rimonta alla caduta della Repubblica partenopea nel 1799 e che poi ebbe una parte importante e nella storia italiana e nella storia del partito repubblicano; l’ALLEANZA REPUBBLICANA UNIVERSALE, più recente, indicata generalmente con le sole iniziali A.R.U., fondata da Mazzini nel 1866. Con fini che si compendiano nel proposito di instaurare il governo repubblicano e con modalità quasi identiche, tali sette vivono nell’ombra, svolgono nel mistero le fasi della loro esistenza, si ammantano di simboli strani ed hanno intenti spiccatamente rivoluzionari. Il mistero di cui si circondano tali Associazioni segrete, l’occultismo dei capi che mantengonsi sconosciuti agli stessi gregari, il giuramento prestato sui pugnali, l’obbligo della cieca ubbedienza, del segreto più assoluto, la minaccia della vendetta sociale contro i fedifraghi, rendono i neofiti di tali Associazioni ciechi strumenti in mano dei capi, dietro i cui ordini possono quindi compiersi atti inconsulti e violenti od attentati» (p. 134, maiuscolo del testo, grassetto mio).

Il rapporto di polizia prosegue: «La Carboneria è forte nel Portogallo ed in Alessandria d’Egitto, ove se ne formò una Sezione importante verso il 1905; l’Alleanza invece ha salde radici in Ispagna, in Albania, nella Svizzera, Belgio e nell’America meridionale. In Italia la Carboneria è più estesa nel Lazio e nelle Marche, l’Alleanza in Lombardia, Liguria, Romagna ove ha più di 10mila affiliati, a Napoli ed in Calabria e si sta organizzando a Terni ove conta 400 affiliati, a Foligno e Perugia» (pp. 134-135).

Il testo prosegue circa la Carboneria e l’A.R.U.: «Ambedue sono suddivise in Sezioni, per l’Alleanza, e nelle cosiddette vendite, per la Carboneria, alle quali sono poi aggregati i componenti dei vari raggruppamenti in cui il partito repubblicano ufficiale si suddivide. Non tutti gli iscritti a detti raggruppamenti appartengono però alle Associazioni segrete, ma soltanto quelli che hanno dato prova sicura di salda fede e di coraggio e dopo un certo periodo di esperimento.  I gruppi o circoli di cui trattasi non sono quindi altro che scuole preparatorie per entrare nell’una o nell’altra Associazione segreta. In Roma il Comitato della Carboneria è formato da Costanzo Premuti, Pasquali Rinaldo, Ammonini Filippo, Petroni Avv. Arnaldo, Zuccari Avv. Federico, Torti Cesare, e dall’On. Barziali [Barzilai]. – Il maggior contingente dei repubblicani carbonari in Roma trovasi alla Regola tra i Vaccinari, e nei Rioni Trastevere e Testaccio. I primi hanno per capo l’Avv. Zuccari, i secondi che già obbedivano al defunto Girolamo Malloni, sono ora diretti dal sarto Romani Cesare, abitante in Via della Luce 13, ed i terzi dal macellaio Lamberto Sausè. Un forte gruppo di carbonari (circa 200) trovasi a Marino ed obbedisce agli ordini dell’ex sindaco di quel Comune, Marco Bellucci. Gli aderenti all’Associazione settaria predetta formano i locali Circoli Aurelio Saffi, Agesilao Milano, Girolamo Malloni, Pietro Barsanti, Mentana, Aventino e parecchi appartengono pure all’Associazione Giuditta Tavani Arquati di Trastevere. Tra i più importanti che hanno il grado di maestri si annoverano il Prof. Sotero Ferri, direttore di una scuola municipale, Virgilio Martorelli e Costanzo Premuti. Gli affiliati a tale setta tengono le loro riunioni nei retro bottega o cantine di macelleria o di pubblici esercizi, o nella sala dei conciatori di pellami in piazza Santa Maria in Monticelli. Il 23 Febbraio scorso, ad esempio, ebbe luogo un’assemblea generale di affiliati alla Carboneria per la nomina dei capi squadra e capi gruppo, con l’intervento dell’On. Barzilai e di oltre 200 persone nei locali della conceria del repubblicano Curti Pietro al Viale Aventino N. 137. Le ammissioni vengono ancora oggi eseguite con rito simbolico e cioè col giuramento sui pugnali, nei locali suindicati nel massimo segreto. Alcuni anni or sono, appunto dopo l’ammissione di un nuovo affiliato, vennero fermati in Trastevere parecchi repubblicani armati di rivoltella e pugnale e trovati in possesso di una fascia dai tre colori carbonici: nero, rosso e bleu. Nella circostanza gli arrestati non vollero dare alcuna indicazione sull’uso della sciarpa e delle armi e vennero perciò solo condannati per porto d’armi abusivo. Nelle perquisizioni eseguite nei loro domicili si rinvennero però documenti e scritti da cui risultò, in modo non dubbio, ch’essi appartenevano alla Carboneria» (p. 135).

Il rapporto di polizia prosegue: «Nella detta Associazione segreta, […] sono affiliati, eccettuati alcuni tra i dirigenti, nella maggioranza elementi ignoranti, turbolenti ed anche pregiudicati che obbediscono però tutti ciecamente agli ordini dei capi e che specialmente in occasione di elezioni politiche ed amministrative in cui sono in lotta candidati repubblicani, (com’ebbe a verificarsi nel IV° Collegio all’epoca dell’elezione Torlonia contro Zuccari) cercano d’imporsi con la violenza, provocando disordini ed incutendo timore anche con le armi» (pp. 135-136). 

Più avanti, ancora circa Carboneria e A.R.U., il rapporto di polizia afferma: «Il presente risveglio nel partito repubblicano e specialmente delle due Associazioni segrete suindicate, i propositi evidentemente rivoluzionari contenuti nei programmi di esse, la segretezza delle deliberazioni, l’attiva propaganda che si esercita contro le Istituzioni dello Stato, merita di essere seguita con speciale attenzione e vigilanza particolarmente anche in occasione delle prossime elezioni generali politiche che potrebbero servire di pretesto per qualche sorpresa da parte delle Associazioni stesse. E se si tien conto che la propaganda repubblicana si esercita pure nei pubblici uffici e tra le file dell’Esercito, la sua temibilità nei riguardi della sicurezza interna dello Stato si presenta più grave e preoccupante» (pp. 136-137).

Poco oltre, leggiamo nel suddetto rapporto di polizia: «[…] Tra i repubblicani affiliati alle Associazioni segrete si annoverano a Roma alcuni impiegati dello Stato e tra essi il Prof. Dunstano Cancellieri, addetto al Ministero di Grazia e Giustizia, Aureli Gio. Battista, ufficiale postale, che è solito recarsi frequentemente in Isvizzera ed in Francia per incarico, dicesi, della Carboneria. Tanto l’una che l’altra Associazione segreta danno anche opera attiva da qualche tempo per ottenere maggiore influenza nella Massoneria, nell’intento di averne la prevalenza e di prenderne la direttiva per sollecitare l’avvento dei loro ideali. – 

Occorre tener presente inoltre che nel 1898, in occasione dei moti di Milano, bande armate composte di elementi repubblicani, tentarono dalla Francia e dalla Svizzera di scendere in Italia per far causa comune con i rivoltosi, e che le due nazioni confinanti, rette a forma repubblicana, avrebbero una speciale influenza in un eventuale movimento rivoluzionario in Italia. –

Gli affiliati alla setta anarchica, i sindacalisti, i socialisti infine, che al presente sono assai meno temibili dei repubblicani, perché non costituiti, come questi, in Associazioni segrete, farebbero senz’altro, almeno sul primo momento, causa comune con i primi, per abbattere le Istituzioni monarchiche, costituendo ciò anche una parte del programma della setta e dei partiti suaccennati» (p. 137, grassetto mio). 

Così termina quel rapporto di polizia.  

È bene sapere che Dunstano Cancellieri era Maestro Massone del GOI e 18° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato (RSAA). In seguito riceverà il 33° grado del RSAA.

3.2. Due rapporti del 1919

Nella lettera non firmata, Prot. 941, datata Roma 4 marzo 1919 su carta intestata “Ministero dell’Interno – Direzione Generale della Pubblica Sicurezza – Ufficio Speciale d’Investigazione”, inviata al Gabinetto del Presidente del Consiglio, al Sottosegretario di Stato per l’Interno, e al Direttore Generale della P.S., leggiamo tra l’altro: «La data dell’adunanza segreta delle rappresentanze della Carboneria italiana è stata fissata (come si prevedeva nella precedente informazione) al 9 corrente. Sono già in Roma alcuni rappresentanti di vendite carbonare italiane dell’America del Nord e del Sud. Il locale per tale adunanza non è ancora stabilito ma si sta alacremente ricercando. Si conferma che l’atuale Gran Sovrano della Carboneria è il massone Meli su cui si riservano ulteriori notizie. Egli però non intende conservare più oltre la sua carica e forse la prossima assemblea ne accetterà le dimissioni e ne nominerà il successore. […]» (p. 142, grassetto mio; nel testo è scritto «atuale»).

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In un rapporto (senza firma) dell’Ufficio Speciale d’Investigazione (senza destinatario) del Ministero dell’Interno – Direzione Generale della P.S., datato Roma 18 dicembre 1918, leggiamo che il capo della Carboneria, ossia il su indicato Meli è «impiegato della Massoneria di Roma la quale influisce in senso legalitario sull’attività carbonara» (p. 143).

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È interessante anche il rapporto del Prefetto di Firenze al Ministero dell’Interno datato Firenze 3 agosto 1919 [contenuto in : A.C.S. – Fondo: P. S. Busta: 108  Fascicolo: K3 – Sottofascicolo: 1 – Anno 1920, K3 – Carboneria, Affari generali]: «[…] Mi viene riferito che il centro della Carboneria in tutta l’Italia è nel Lazio, e che questa associazione comprende quasi tutta la parte sovversiva della Massoneria. A Firenze risiede un fervente repubblicano, l’editore Quattrini Attilio di Domenico e Filomena Bertolini, nato a Morlupo il 3 dicembre 1883. Egli fa frequenti gite a Roma anche per abboccarsi coi membri costituenti il potere supremo della stessa Carboneria» (p. 150, grassetto mio).

3.3. Alcuni rapporti di polizia nel periodo fascista

Da un rapporto datato 29 dicembre 1927 (ACS – Ministero dell’Interno – D.G. della P.S. – Divisione Polizia politica (1926-1944) – Busta 103 – Fascicolo 20 – Carboneria): «A Velletri si è ricostituita una vendita della Carboneria. Di essa è capo-vendita tale Ricci, economo del Comune. La vendita ha una quindicina di affiliati, ma è pronto ad iniziarsi un gruppo di una cinquantina di giovani. A Roma la ricostituzione procede lentamente, stante che, come si è detto, i dissidi avevano scompaginato la vendita. Si spera di nominare in gennaio il Consiglio Supremo. Comunque il movimento è sotto il nostro controllo» (p. 162).

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È interessante anche il rapporto dell’allora polizia politica italiana, datato Parigi 3 ottobre 1928 [contenuto in: ACS – Ministero dell’Interno – Direzione Generale della Pubblica Sicurezza – Divisione Polizia Politica (1926-1944) – Busta 103 – Fascicolo 20 – Carboneria]. Lo riporto per intero: «La lotta per l’accaparramento della sovvenzione massonica che deve venire assegnata a una delle due associazioni segrete (Carboneria o Alleanza) che dovrebbe risorgere in Italia, si fa aspra e serrata.  Sapete, come vi abbiamo detto che alla massoneria francese sono stati presentati un progetto per la riorganizzazione in Italia della Carboneria e un controprogetto per la riorganizzazione dell’Alleanza, che sarebbe setta più “pura” della prima.  

Due giorni fa tre fautori della Carboneria, fra i quali il prof. Pistocchi, hanno ottenuto un interessantissimo colloquio. Essi avevano chiesto di difendere il loro progetto davanti al Gran Maestro Lucien Le Foyer, ma sono stati ricevuti, invece dal vice Gran Maestro Louis Doignon. I nomi delle personalità massoniche presenti al colloquio, li rilevo da un principio di relazione che sta preparando, ma che ha lasciato in sospeso assentandosi da Parigi, il Prof. Pistocchi.

Oltre al Vice Gran Maestro, erano presenti il segretario Jaques Maréchal e certo Sig. Bernardin la cui attribuzione trovo spiegata col curioso nome di “guardasigilli”. Gli italiani hanno difeso progetto di ricostituzione in Italia della Carboneria, dimostrando anche con documenti, che vi sarebbe una maggiore facilità per tale ricostituzione in Italia che non ne possa vantare l’Alleanza, organizzazione addirittura sconosciuta in diverse zone d’Italia. So che l’ufficio della Gran Loggia di Francia, prima di decidere, ascolterà anche un’analoga spiegazione dai sostenitori dell’Alleanza» (p. 167).

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Nel rapporto di polizia, datato 31 marzo 1931 (A.C.S. – Ministero dell’Interno – Direz. Gen. della P.S. – Divisione Polizia Politica (1926-1944) – Busta 103 – Fascicolo 20 – Carboneria), intitolato «Massoni carbonari», leggiamo che l’informatore (o agente) della Polizia politica è proprio un anziano massone e carbonaro, il quale si mostra buon conoscitore dell’ambiente sia massonico che carbonaro di Roma:

«– Massoni carbonari –

Da oltre tre settimane il Fioroni è partito per Parigi, latore si intende di comunicati. Tornerà a Roma dopo aver visitato influenti fratelli in alcune città d’Italia cui trasmetterà le comunicazioni ricevute. Indubbiamente il Mencarelli è uno dei membri che dirigono l’organizzazione massonica di Roma anche per la facilità di avvicinarlo in ogni momento senza destare sospetti, e poi è tanta la stima e fiducia che gode fra tutti i massoni. Perché poi mi avrebbe pochi giorni fa richiesto se sono sempre in condizioni di assentarmi per qualche giorno da Roma? L’Imperi invece è il tratto di unione della organizzazione carbonara voluta dai massoni carbonari e presieduta da Gius. Arié (anche due sacerdoti sono affigliati al gruppo). All’Arié il Mencarelli ha da vario tempo prestato una somma non indifferente.  Altra volta ho spiegato all’Ecc. V. che la costituzione del gruppo Arié è fatta come lui dice a piramide al vertice della quale sta lui, quindi siccome poco possono sapere e riferirmi quegli affigliati che ho fatto infiltrare in mezzo ai soci, e che mi sono devotissimi, ho fatto intervenire vari maestri massoni e carbonari, che hanno molta fiducia in me, vecchio di ambedue le associazioni, mentre l’Arié è solo carbonaro, ed hanno obbligato l’Arié ad accettare la mia collaborazione, spero con ciò di venire a conoscenza della forza del gruppo e le sue ramificazioni. […]» (p. 170, sottolineatura del testo, grassetto mio).   

3.4 Un rapporto di Polizia e un rapporto di Carabinieri nel 1945. 

In un rapporto destinato al Ministero dell’Interno, datato Roma, 16 agosto 1945, avente come «OGGETTO Carboneria Italiana» (conservato in: ACS – Archivio Ferruccio Parri – Schedario riservato – Busta 23 Fascicolo 126), l’allora «Capo della Polizia p.fto Severini» scrive: «In relazione al foglio 4-6-pp n°441-C4599, si trascrive, qui di seguito, per opportuna conoscenza, quanto ha ulteriormente riferito la locale Questura in merito all’argomento in oggetto:

A completamento delle informazioni fornite con note p.n. del 16/3 e 26/5 u.s. informo che l’Associazione in oggetto ha definitivamente stabilita la sua sede in Piazza Rondanini 48, 1° piano, presso l’Associazione Bersaglieri in congedo. 

La Carboneria Italiana, che incontra scarso favore nell’opinione pubblica, a quanto viene confidenzialmente riferito, sarebbe stata di recente riconosciuta al congresso di Marsiglia. Poiché i suoi dirigenti sono in prevalenza massonici, si ha motivo di ritenere che possa avere rapporti d’indole politica con il gruppo massonico “Coglitore” di Rito Scozzese, con sede presso l’associazione Bersaglieri in congedo. 

I maggiori esponenti della Carboneria Italiana, si identificano nelle sottonotate persone:

I° Del Bello Ernesto Mario di Antonio e di Scarpa Agnese, nato a Montegiorgio il 12.5.1885, avvocato, abitante in Via Dandolo 32. Il De Bello che è Gran Cancelliere dell’Ordine, serba regolare condotta in genere ed in questi atti non ha precedenti sfavorevoli.

2° Jurlaro Attilio di Guglielmo e di Vinci Felicita, nato a Taranto il 18 giugno 1885, abitante in Via Tacito, n. 50. Da questi atti risulta condannato nel 1908 a mesi sei di reclusione e lire 300 di multa per corruzione di minorenne e poscia riabilitato e fu iscritto al cessato partito fascista dal 1924, allo scioglimento; non consta abbia ricoperto cariche politiche.

3° Capadaglio Antonio fu Celeste e di Lattanzi Matilde, nato a Castrovillari il 22 luglio 1901, ingegnere, abitante in via Savoia, 78, di regolare condotta in genere e senza precedenti sfavorevoli in questi atti.

4° Anzalone Francesco Paolo di Ignazio e di Gianaffa Carolina, nato a Palermo il 2.12.1898, impiegato, abitante in Via Tazzoli n°6, è pregiudicato per truffe, ma attualmente non consta che dia luogo a speciali rilievi con la sua condotta in genere.

5° Cesare Serafino di Antonio e di Gioia Maria Rosa, nato ad Amorosi il 10.3.1897, dottore in scienze economiche, abitante in Via Cavour 57, di regolare condotta in genere e senza precedenti in questi atti.

Il Capo della Polizia

p.fto Severini» (p. 173).

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È interessante anche il rapporto del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali – Ufficio Servizio Situazione e Collegamenti, al Ministero dell’Interno, datato Roma, 18 luglio 1945, avente per «Oggetto: Carboneria Italiana». Ecco il testo: «Il concistoro della “Carboneria Italiana,” diretto dal noto Anzalone Felice, nella seduta tenuta in Roma il 4 giugno u.s., decise di abbandonare il carattere segreto per assumere quello di libera associazione politica, mantenendo, però, in vigore il sistema della iscrizione a catena.

Recentemente la “Carboneria” ha stabilito la propria sede in piazza Rondanini 84, presso l’associazione nazionale dei bersaglieri.  L’Anzalone, “gran maestro dell’ordine e buon cugino carbonaro 9” – si firma con lo pseudonimo “Tito Speri”. A carico di lui risultano diverse condanne per truffa. Detta “Carboneria” vorrebbe riallacciarsi alla tradizionale “Carboneria del Risorgimento Italiano”, ma in realtà non ha nulla a che vedere con essa, non avendo ancora finalità ben definite. Si dice, infatti, che alcuni gruppi superstiti della vecchia “Carboneria” furono assorbiti dai vari movimenti politici dopo la liberazione di Roma. La maggioranza di essi passò nelle file del partito repubblicano del lavoro diretto dal prof. Busacca Attilio, che era il principale esponente della vecchia carboneria, e con il quale l’Anzalone ebbe rapporti solo durante il periodo clandestino.

Dopo la liberazione della Capitale, l’Anzalone fu allontanato dal Busacca per i suoi precedenti e per il suo carattere definito invadente. Recentemente, l’Anzalone entrò in rapporti col gruppo massonico dissidente di rito scozzese, diretto dal noto Coglitore Emanuele, già Gran Commendatore della loggia di Piazza del Gesù, il quale sembra abbia ricostituito una loggia nella stessa sede dell’anzidetta associazione bersaglieri con la collaborazione dell’Anzalone e di altri non ancora identificati. Trattasi, comunque, di un gruppo di una quindicina di persone, non suscettibile di ulteriore sviluppo.

Il Concistoro carbonaro, nella stessa seduta del 4 giugno, dopo aver riaffermato i suoi ideali repubblicani ed i fini statuari, dichiarò che la “Carboneria” in omaggio alla gloriosa schiera dei suoi martiri, manterrà integri i riti ed i simboli tramandatile dalla storia.

Approvò il seguente programma:

I°) non interferenza nella vita dei partiti politici, rispetto di tutte le credenze religiose e sua adesione alla dottrina universale di Gesù Cristo;

2°) fratellanza dei carbonari, credenti ed operanti nella stessa fede;

3°) educazione morale e politica del cittadino;

4°) lotta contro il parassitismo e l’ingiustizia sociale;

5°) lotta per la conquista delle riforme economiche e sociali a beneficio del popolo che lavora;

6°) valorizzazione ed esaltazione del valore umano in tutte le sue manifestazioni, unico titolo che conferisce al cittadino la uguaglianza dei diritti e dei doveri, comuni a tutti, di qualsiasi razza e religione;

7°) la solidarietà e l’amore verso il prossimo e la pace con tutta l’umanità tutti i viventi in una Patria senza confini nel rispetto della libertà ed indipendenza della Nazione;

8°) il disarmo generale di tutti gli Stati del mondo.

La “Carboneria” pur prendendo parte attiva alla vita politica del Paese, non risulta che voglia, né che possa, costituire un vero e proprio movimento politico in quanto i suoi iscritti militano in vari partiti politici, spesso di concezioni diverse. Tuttavia, in questi ultimi tempi, essa ha costituito in Italia varie “Vendite”, “Baracche” e “Alte Vendite”. Conterebbe nella Penisola 3.000 iscritti» (pp. 174-175).

4. Carbonari-Massoni in Umbria nella prima metà del Novecento 

Nel suddetto libro di Cazzaniga e Marinucci troviamo anche alcuni brani sulla Carboneria a Perugia, tratti da uno studio (del 1975) di Ugo Bistoni e Paola Monacchia sulla Massoneria a Perugia e nell’Umbria dal 1775 al 1975. Riassumo, qui di seguito, alcuni brani riportati da Cazzaniga e Marinucci.

Nel 1921, alcuni socialisti poi passati al Partito Comunista Italiano, continuarono a far parte della Massoneria e anche della Vendita carbonara costituitasi all’interno della Loggia massonica “Concordia“; questa loggia massonica era stata da poco rifondata e si riallacciava a quell’omonima Loggia Concordia costituita verso il 1814 a Perugia da massoni meno coinvolti col regime napoleonico; la Loggia massonica “Concordia” del 1814 formò Vendite carbonare in molte zone dell’Umbria. 

Secondo un rapporto dei Carabinieri, del 25 gennaio 1926, tra i massoni ve ne era uno (ancora vivente e 85enne quando scrivono Bistoni-Monacchia) che era insegnante a Umbertide e militante attivo del Partito Comunista; costui fu iniziato alla Loggia Massonica “11 Settembre” di Città di Castello al tempo della guerra in Libia, poi passò alla Loggia Massonica “Concordia” dopo lo scioglimento della suddetta Loggia tifernate ”11 Settembre”. Quel massone fece parte anche della Vendita carbonara. Anche altri massoni umbri furono attivi carbonari contro il Fascismo. Tra i carbonari umbri più attivi di quel periodo vanno segnalati Guido Cantini, Aurelio Mingozzi, Mariano Guardabassi, tutti massoni. Tra il 1936 e il 1940 i carbonari erano rimasti non più di una dozzina, quegli stessi che con il “Fratello” Mariano Guardabassi ricostituirono la loro vecchia Loggia massonica (“Concordia”) nel periodo della Resistenza, dunque prima dell’arrivo degli Alleati a Perugia (cf. pp. 191-192).

5. Qualche approfondimento

Ora metto da parte il libro, molto importante, degli studiosi Cazzaniga e Marinucci, e presento al lettore qualche mio approfondimento.

5.1. Il legame tra Massoneria e Carboneria.

Nell’articolo “Massoneria e Risorgimento“, pubblicato sulla rivista del Grande Oriente d’Italia (GOI), “Hiram, N. 2/1999 (pp. 47-49), lo studioso Gian Biagio Furiozzi (Università di Perugia) sottolinea: «[…] alcuni fatti importanti, come il ruolo svolto fin dal triennio giacobino (1796-1799) da numerosi Massoni nella formazione delle varie repubbliche createsi in Italia in quegli anni; il fatto che in diversi casi le logge massoniche si trasformarono pari pari in clubs rivoluzionari; la funzione di risveglio nazionale e patriottico rivestita dall’esercito napoleonico, esportatore delle idee di libertà e di logge massoniche; il particolare non trascurabile che la Carboneria fu una diretta emanazione massonica, tanto che tutti i dirigenti delle Vendite carbonare dovevano rivestire il grado di Maestro massone» (p. 47, corsivo del testo, grassetto mio).

* * *

Nel suo recente libro “La Chiesa e i Figli della Vedova. Appunti, note e documenti inediti su un’annosa vicenda (BastogiLibri, Roma 2026), il Prof. Luigi Pruneti, Gran Maestro dell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano, rileva che «molti carbonari» erano o ex-massoni o massoni. Inoltre Pruneti scrive che nel verbale di una “Vendita” carbonara, il Gran Maestro si firmava sia con i tre puntini massonici che con i sette puntini del Maestro Carbonaro (cf. p. 69).

5.2. La Massoneria spiegata dal massone (e carbonaro) Mariano Guardabassi 33°

La rivista del GOI “Hiram”, N. 1-2/1983, pubblica l’articolo “Verità sulla Massoneria” (pp. 14-16), scritto nel 1950 da Mariano Guardabassi (1896-1952), medico universitario, repubblicano e antifascista, Maestro Massone del GOI (vedi qui: https://www.goiumbria.org/index.php?idpadre=1026&idn=939&light=1026&ln=1). È lo stesso Mariano Guardabassi, massone e carbonaro di cui hanno scritto Ugo Bistoni e Paola Monacchia.

Circa la Massoneria, il massone Guardabassi scrive in quell’articolo: «Misteri Orfici, Dionisiaci, Eleusini, Osiriaci confluiscono nella nostra dottrina che conserva la tradizione, senza mai essere dogmatica, lasciando cioè libera la via ad ogni indagine personale, ad ogni contributo che l’individuo voglia apportare al progresso della Dottrina.  […] Sopra questo terreno fertilissimo crebbero le sementi di movimenti filosofico-religiosi che la Massoneria assorbì, subendone a sua volta influenze che lasciarono indelebili tracce nella sua dottrina e nei suoi riti: voglio dire, tracciando un quadro a linee sommarie, della Gnosi Cristiana (con la seguente dottrina Rosacruciana, alchemica e cabbalistica, il cui spirito pervase il fenomeno religioso-politico della Riforma) il Templarismo, l’Umanesimo del Rinascimento, l’Illuminismo settecentesco» (p. 15, corsivo del testo).

Più avanti, Guardabassi afferma: «[…] la Massoneria, ripeto, è un Divenire: nulla in Massoneria esiste di statico, di dogmatico, di cristallizzato» (p. 16, corsivo del testo).

Egli ammette che il Massone è «legato da un terribile giuramento» (p. 16).

Così Guardabassi conclude il suo scritto: «Premesse queste sommarie considerazioni, dovendo io rispondere per me stesso e per gli altri, alla domanda: “che cosa è dunque la Massoneria?” dovrei e debbo dire: “la Massoneria è la rappresentazione reale di che cosa dovrà essere la Umanità al termine di molti cicli o ronde e, nelle sue più alte speculazioni, della umanità al termine del suo movimento ascensionale, quando tornerà, identificandosi con la Grande Forza Formatrice, nello stato glorioso in cui era, prima della Caduta» (p. 16, grassetto mio).

Nel libro di Ugo Bistoni e Paola Monacchia, “Due secoli di Massoneria a Perugia e in Umbria 1775-1975 (Editrice Volumnia, Perugia 1975, Grafiche Benucci), troviamo anche il manifesto funebre con cui la Massoneria perugina annunciò la morte di Mariano Guardabassi (cf. foto n. 7 tra p. 558 e p. 559): in quel manifesto massonico, il massone Mariano Guardabassi è indicato come «33.·.» (ossia 33° grado del RSAA) e come «Venerabile di L.·.» (Maestro Venerabile di Loggia).

Al termine di questo mio saggio, probabilmente qualche lettore si chiederà: la Carboneria si è estinta negli Anni ‘70 del XX secolo o continua tuttora? 

Chissà se ulteriori studi, in futuro, ci daranno una risposta al riguardo… 

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