Furio Colombo: “La Marcia per la Vita ha inferto il colpo di un’altra spaccatura”

Furio ColomboAppena reduce da una colossale brutta figura giornalistica (mai smentita), in cui accusava genericamente i cristiani di essere autori dell’attentato di Boston, Furio Colombo ne spara un’altra.
Questa volta accusa la Marcia per la Vita di aver creato un’ulteriore spaccatura, “
in un Paese già spaccato a cura di Berlusconi”. Non sia mai che i cittadini italiani manifestino per qualcosa che non piace a Colombo, specie contro la legge 194 “di cui l’Italia dovrebbe essere grata al Partito Radicale”.

Si tratta quindi di “una opportuna mossa strategica della destra più accorta” per “mettere con le spalle al muro […] anche chi si facesse venire delle idee e pensasse di vivere in un Paese democratico in cui contano per tutti le leggi votate dal Parlamento e non i dogmi o dottrine imposte da una chiesa”. Forse per Colombo anche le leggi ingiuste hanno preso lo status di dogma indiscutibile.

Infine esorta i colleghi giornalisti a stare attenti. Con un arbitrario collegamento ai metodi dell’Islam, raccomanda di non “incorrere, senza volerlo, in una critica alla marcia anti aborto. Molto rischiosa per qualunque carriera“.
Un classico esempio di come il pregiudizio ideologico possa velare anche la penna dei professionisti.

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17 maggio 2013
«Contro l’odio»? Sì. Anche quello che acceca in pagina
Leggi (“La Stampa”, ieri, p. 28) che oggi si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale «Contro l’odio». A Malpelo pare che in giro ce ne sia troppo, e che un genere diffuso sia l’odio antichiesa e antireligione che viene fuori anche dove non te lo aspetteresti. Per esempio ieri (“Il Fatto”, p. 19: «Credenti, non credenti e profittatori») un intellettuale (che fu) raffinato come Furio Colombo scrive che domenica «la Marcia per la Vita ha inferto il colpo di un’altra spaccatura in un Paese già spaccato», e aggiunge che tra le vittime della spaccatura ci sono anche «i credenti che vorrebbero rispettare la legge». Parla della 194, e aggiunge che di essa «l’Italia dovrebbe essere grata al Partito Radicale». Che dire? Che c’è qualche confusione. In realtà il Partito radicale è stato sempre contro la 194, sia in Parlamento (1978) che nel Referendum (1981), e infatti ne chiese l’abrogazione perché la voleva ancora più abortista, e fu sconfitto, ma soprattutto pare assurdo che affermare pubblicamente l’impegno per la «difesa della vita umana», e farlo alla presenza del Papa sia «spaccare il Paese». Una “marcia per la vita” non spacca il Paese, ma ricorda che, pur se depenalizzato, l’aborto resta soppressione di vita innocente, e infatti la stessa legge non ne fa un “diritto”, ma enuncia anche il proposito di prevenirlo aiutando concretamente le donne ad accogliere la vita nascente. È la parte della legge larghissimamente non attuata, finora. Perciò domenica la “marcia” ha voluto essere un atto positivo di memoria e di azione a favore delle madri e dei figli nascituri. Vederla in altro modo è frutto di confusione dannosa, e segno di quell’«odio» molteplice che acceca anche menti brillanti, e che oggi la «Giornata mondiale» vorrebbe combattere…

Fonte: Avvenire.it
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16 maggio 2013

Furio Colombo risponde al lettore (Fatto Quotidiano 16/5/13)

“”Caro Furio Colombo, si è creato un vuoto, nella nostra vita pubblica, con un governo inventato da Berlusconi, che ha bisogno di compagnia in tempi giudiziari difficili. E subito c’è chi approfitta del vuoto. Ecco allora irrompere nella già devastata vita italiana la “Marcia per la vita” (copiata da una iniziativa della estrema destra americana) che colpisce una legge necessaria e civile. Non è un po’ indecente questa finta religiosità che ha il solo fine di aggiungere caos al caos? Vanna

Di certo la “Marcia per la vita” ha inferto il colpo di un’altra spaccatura, in un Paese già spaccato a cura di Berlusconi e dei suoi nelle leggi e nei costumi. Questa spaccatura attraversa tutta l’opinione italiana, compresi i credenti che vorrebbero rispettare la legge. E raggiunge, con opportuna mossa strategica della destra più accorta, il cuore dell’unico partito che dovrebbe fare da sostegno (e lo fa poco, male e di rado) alle leggi di civiltà. Quella dell’aborto, la 194 (di cui l’Italia dovrebbe essere grata al Partito Radicale) ha ridotto il drammatico evento della interruzione di gravidanza, in Italia, del 50 per cento, un risultato che nessun proibizionismo potrebbe ottenere o ha mai ottenuto. Inoltre l’uso di una pesante dimostrazione da fuori e contro le istituzioni, nel momento in cui dentro le istituzioni non si sono mai contati tanti autoproclamati campioni della fede (al punto che non è possibile votare una legge decente sul testamento biologico o sul matrimonio gay) si mostra subito per quello che è: una potente mossa della destra tradizionalista (che dunque si ambienta bene soprattutto nel post-fascismo) per mettere con le spalle al muro non solo coloro che, in Parlamento o al governo, vorrebbero difendere la 194, ma anche chi si facesse venire delle idee e pensasse di vivere in un Paese democratico in cui contano per tutti le leggi votate dal Parlamento e non i dogmi o dottrine imposte da una chiesa. Fateci caso, sono gli stessi giorni in cui il più grande musicista turco, il celebre pianista Fazil Say, è stato condannato a 10 mesi di prigione “per alcuni commenti giudicati offensivi sulla religione islamica, fatti via twitter”. Un consiglio a colleghi giornalisti, commentatori e leghisti. Attenti a giudicare con sarcasmo eventi come questi nei Paesi islamici. Potreste incorrere, senza volerlo, in una critica alla marcia anti aborto. Molto rischiosa per qualunque carriera””

Fonte: Iniziativa Laica

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