E’ un ex-ufficiale di Saddam il diabolico fondatore dell’Isis

IsisE’ noto come Haji Bakr, è soprannominato il «signore delle ombre», si chiama Samir Abd Muhammad al-Khifawi: il suo nome ci dice poco. Ma l’organizzazione che lui ha fondato, la conosciamo tutti: è il terribile Isis. E, con esso, il sedicente “Stato islamico”.

A rivelarlo, è stato il dettagliato reportage scritto sul periodico tedesco Der Spiegel da Christoph Reuter, dopo aver consultato gli archivi personali ed i computer abbandonati nella propria abitazione dalla mente diabolica di colui, che ha partorito il mostro della jihad internazionale. E’ stato freddato dai ribelli siriani, mentre tentava la fuga a colpi di kalashnikov. A tradirlo ed a permetterne l’individuazione, è stato un vicino: gps, cellulari, satelliti non sono serviti, ad incastrarlo è bastata una soffiata: una ben misera fine per il genio del male.

I suoi killer lo hanno descritto come un uomo sulla cinquantina: alto, magro ed una folta barba bianca. Prima di abbracciare il terrorismo islamico, era stato colonnello dei servizi segreti dell’aeronautica irachena. Quando nel 2003 cadde il regime di Saddam, giurò vendetta agli Stati Uniti. Così si unì agli insorti d’Abu Musab al-Zarqawi, che gli affidò il comando di una cellula di al-Qaeda, subito “distintasi” per la crudeltà degli attentati contro l’occupazione americana, contro l’Onu e contro la popolazione sciita.

Anche al-Zarqawi però è morto durante un attacco aereo congiunto, compiuto dalle forze Usa e da quelle giordane: era il 7 giugno 2006. Haji Bakr a quel punto fu catturato e trasferito presso il carcere di Camp Bucca. Dove incontrò Abu Bakr al-Baghdadi, che, all’epoca, non sapeva ancora di dover diventare il futuro “califfo” del sedicente “Stato islamico”. I due, in quegli anni, posero le basi di ciò che poi sarebbe diventato l’Isis, nonché della riconquista dell’Iraq, grazie anche al supporto assicurato da ex-ufficiali di Hussein pure assetati di vendetta.

Le cosiddette “primavere arabe” ed i violenti disordini scoppiati poi in Siria sono stati l’occasione per tornare alla ribalta. Haji Bakr studiò una strategia infallibile: anziché moltiplicare gli attacchi in Iraq, ritenne meglio impiantarsi saldamente in Siria, approfittando della mancanza di coesione nelle aree controllate dai ribelli, in lotta gli uni contro gli altri. Nell’aprile del 2013 il sedicente “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” era ormai una realtà.

Troppo occupati a combattere Damasco, i vari gruppuscoli locali furono presi alla sprovvista e subito spazzati via: nel marzo 2013, Raqqa fu conquistata e divenne il quartier generale della potente organizzazione terroristica. Ma Haji Bakr si stabilì in un’altra base, quella di Tal Rifaat, a metà strada tra Aleppo e la Turchia. Nessuna copia del Corano fu rinvenuta dai suoi carnefici nell’abitazione. La sua fine è giunta poco prima che scattasse la seconda fase del suo piano ovvero quella di una rapida riconquista dell’Iraq. Nel giugno del 2014 è stata espugnata a sorpresa Mosul – la seconda città del Paese per popolazione – ed i suoi importanti depositi d’armi. Uscito improvvisamente dall’ombra, il sedicente “Stato islamico” non ha trovato sul suo cammino alcuno in grado di fermarlo nella vasta offensiva scatenata verso sud sino alle porte di Baghdad.

Ma Haji Bakr non ha potuto assistere all’intervento degli Stati Uniti d’America ed all’inizio dei bombardamenti sferrati contro le roccheforti jihadiste da una coalizione arabo-occidentale. Cosa possa accadere ora, è difficile intuirlo. Di certo, l’Isis questa volta non potrà far conto sul suo capo e stratega carismatico.

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