Dove cambiare religione può costare la vita

Sono ben 20 i paesi dove l’apostasia è punita severamente. Anche con la pena di morte. La maggior parte di questi sono a maggioranza islamica.
Chi sceglie un’altra fede è costretto a tenerlo nascosto per evitare ritorsioni. Ma intanto in Iran una chiesa protestante ha ricevuto l’ordine di cessare immediatamente le sue attività.
Secondo l’ACS sono almeno 350 milioni i cristiani che soffrono per il loro credo.

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28 novembre 2012
Cristiani nel mirino: in 20 Paesi convertirsi viene punito con la morte

di Franca Giansoldati
CITTA’ DEL VATICANO – Mentre a Vienna, tre giorni fa, veniva inaugurato con la benedizione del Vaticano e la presenza del segretario dell’Onu, Ban Ki Moon, un centro di dialogo inter religioso dal re saudita per discutere del diritto alla libertà religiosa, negli Usa veniva pubblicato l’ultimo saggio del Pew Forum, autorevole centro di ricerca sulle fedi, in cui si denunciava che in ben venti Paesi, tutti a maggioranza islamica, tra cui l’Arabia Saudita, sono ancora in vigore leggi che considerano la conversione dall’Islam ad un’altra religione un reato, spesso punito severamente, fino alla pena di morte.

La lista è nutrita e include i più importanti Paesi arabi. Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Afghanistan, Iran, Malaysia, Maldive, Pakistan, Isole Comore, Mauritania, Nigeria (per la parte del Paese a maggioranza islamica), Somalia.

Il sociologo Massimo Introvigne, direttore dell’Osservatorio della Libertà Religiosa ha commentato sconsolato: «La ricerca del Pew ha ragione e conferma i nostri dati a proposito del fatto che in molti Paesi la libertà di religione è intesa al massimo come libertà di culto, dunque libertà di dire messa ma non libertà di cambiare religione e convertirsi, anzi chi si converte commette un reato. Ma questa non è vera libertà religiosa».

Intanto le notizie di persecuzioni più o meno striscianti registrate dall’Agenzia vaticana Fides e da Asianews, l’agenzia dei missionari diretta da padre Cervellera, non subiscono flessioni. L’intolleranza, si sa, è dura ad essere neutralizzata. E così mentre le conversioni dall’Islam al cattolicesimo vengono tenute segrete (succede anche in Italia) per impedire ritorsioni su chi riceve il battesimo e sui suoi famigliari, non accenna a diminuire il clima di oppressione.

In Iran, per esempio, recentemente, una chiesa protestante ha ricevuto l’ordine immediato di chiusura da funzionari della Guardia Rivoluzionaria Iraniana. Secondo fonti locali, al Pastore che guidava la comunità è stato ordinato di cancellare tutte le attività pastorali e i fedeli che la frequentavano sono restati all’improvviso senza luogo di culto. In Egitto, invece, la Chiesa copta continua a lamentarsi di pressioni e violenze psicologiche. Mentre in Siria i cristiani restano nel mirino delle frange più oltranziste.

Secondo l’Aiuto alla Chiesa che Soffre nel mondo ci sarebbero almeno 350 milioni di cristiani che soffrono per la loro fede. Perseguitati, discriminati o costretti a vivere in condizioni orrende. I martiri del XXI secolo.

Fonte: Il Messaggero

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