Cresce l’intolleranza verso i cristiani, anche in Europa

A documentarlo è l’Acs, il rapporto sulla libertà religiosa nel mondo. Continuano gli episodi di vandalismo verso i cristiani in Inghilterra e in Germania. Mentre cresce l’intolleranza in Spagna e in Italia. In generale l’Europa tende ad ostacolare le religioni.
Il report fotografa la realtà del 2011 in tutto il mondo. Riportiamo l’estratto che riguarda l’Europa.
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16 ottobre 2012
Rapporto Acs 2012 sulla libertà religiosa nel mondo.
Estratto che riguarda l’Europa.

Europa
Numerose le norme introdotte dai legislatori europei che riguardano più o meno direttamente la libertà religiosa. In Austria – dove si verificano con sempre maggiore frequenza casi aggressioni fisiche e atti di intolleranza – è stato presentato nel giugno 2011 un disegno di legge per arginare il fenomeno dell’incitamento all’odio religioso. La nuova Costituzione dell’Ungheria dedica un articolo alla libertà religiosa, mentre la Macedonia, dove non sono rari i casi in cui la conflittualità di origine etnica sconfina nell’ambito religioso, ha varato una legge anti-discriminazione.
In Francia, dopo l’inaugurazione delle Conferenze dipartimentali della libertà religiosa nel settembre 2011, è stato presentato il cosiddetto Codice della laicità volto a regolamentare il campo della libertà religiosa. Dall’11 aprile 2011 è entrata poi in vigore la legge che vieta d’indossare il velo integrale in pubblico, divieto stabilito anche dal governo dei Paesi Bassi sui trasporti pubblici, negli uffici e nelle strade. La possibilità di indossare il burqa o il niqab è stata al centro di controversie in Belgio dove preoccupa il disegno di legge che trasforma in reato la «destabilizzazione mentale» di terzi che rischia di spianare la strada a discriminazioni nei confronti delle minoranze religiose.

Ha fatto discutere in Svizzera il referendum relativo al divieto di costruire minareti, che ha visto la maggioranza dei cittadini favorevoli al divieto. Episodi di vandalismo associati ad atti d’intolleranza nei confronti delle convinzioni religiose cristiane si sono registrati in diverse città della Germania e continuano a verificarsi nel Regno Unito, dove secondo un rapporto del Governo scozzese sui delitti causati da odio a sfondo religioso nel suo territorio, nel periodo 2010-2011 ci sono state 693 imputazioni «aggravate da pregiudizio religioso». E numerosi sono i casi d’intolleranza in Spagna, che includono alcune campagne pubblicitarie offensive. Gli episodi più vistosi hanno avuto luogo in occasione della GMG di Madrid, alla presenza di Benedetto XVI. Fatti e situazioni che rivelano intolleranza verso il credo cattolico si sono verificati anche in Italia dove nonostante manchi una legge organica sulla tutela e sui limiti della libertà religiosa il quadro risulta tuttavia positivo. Nel marzo 2011 si è conclusa la vicenda «Lautsi vs Italia», con il pronunciamento definitivo della Grande Chambre della Corte Europea di Strasburgo in cui è stabilito che «l’esposizione del crocifisso non intacca il pluralismo educativo proprio della laicità dello Stato».

In molti Paesi dell’area orientale dell’Europa non è stata ancora risolta l’annosa questione della restituzione delle proprietà e dei beni confiscati alle varie comunità religiose dopo la Seconda guerra mondiale. Tra questi Ucraina, Romania, Slovacchia, Slovenia, Montenegro e Repubblica Ceca, dove tuttavia è stato raggiunto un accordo tra lo Stato e la Chiesa cattolica relativo alla proprietà della cattedrale di San Vito a Praga. In Turchia è stato ufficializzato l’annuncio della restituzione dei beni delle minoranze religiose confiscati nel corso del secolo scorso (chiese, monasteri, cimiteri, ospedali e terreni), sebbene – elemento aspramente criticato dal Patriarcato della Chiesa apostolica armena – la restituzione non riguarderà quanto sottratto agli armeni durante il periodo del genocidio. Procede con disparità la restituzione alle diverse comunità in Croazia, giudicata colpevole dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per non aver concesso a tre comunità religiose cristiane di godere pienamente di tutti i diritti connessi al proprio riconoscimento, tra cui l’educazione religiosa nelle scuole statali e il riconoscimento dei matrimoni.

In Albania intimorisce la diffusione di un Islam più intollerante, rappresentato da giovani imam formati in Turchia e in Arabia Saudita, come preoccupa la progressiva islamizzazione di alcune aree della Bosnia-Erzegovina spiegata dagli ingenti investimenti compiuti da Stati come l’Iran e l’Arabia Saudita. Nel Paese balcanico l’identificazione “etnia-religione” genera discriminazioni sociali e amministrative verso le minoranze, e in particolare verso i cattolici che vivono o in zone a forte presenza islamica (Federazione Croato-Musulmana), o a maggioranza serbo-ortodossa, (Repubblica Srpska). Anche in Serbia e Kosovo, fattore etnico e religioso sono spesso inseparabili.

In Armenia è stato reso noto un disegno di legge teso a limitare fortemente l’apostolato delle confessioni religiose presenti nel Paese. Nella bozza è previsto espressamente il divieto di predicare a minori di 14 anni senza il consenso dei loro genitori. In Georgia suscita perplessità l’approvazione della nuova procedura di registrazione delle associazioni religiose, mentre in Bielorussia sono esercitate “pressioni amministrative” sui gruppi religiosi minoritari che rifiutano di sottoporsi a forme di registrazione e controllo personale, come l’obbligo di lasciare le impronte digitali. Approvati in Russia alcuni atti legislativi che semplificano le attività delle associazioni religiose. Nel 2011 non si sono avuti omicidi a sfondo religioso e le aggressioni a rappresentanti di altre religioni, sono state meno frequenti che in passato. Invece, si sono verificati diversi atti di vandalismo a sfondo religioso nei confronti di due chiese ortodosse, alcune sinagoghe e degli edifici dei Testimoni di Geova.

Fonte: http://acs-italia.org/osservatorio/

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