Con la “Carta della Laicità” la Scuola francese diviene giacobina

PeillonLa Francia non ha capito nulla dagli attentati, che l’hanno colpita al cuore solo pochi giorni addietro. E’ finita nel mirino proprio per quell’irriverente e dissacrante laicismo, che le fa credere di poter insultare tutto e tutti. Anziché meditare sui limiti della libertà di espressione, eccola di nuovo, ancor più feroce ed agguerrita, imporre ad ogni settore della vita civile l’ideologia di Stato come unica detentrice del concetto di Bene e di Male. Esattamente il contrario di quanto il buon senso, il discernimento e l’onestà intellettuale avrebbero suggerito…

Dunque, è stato François Hollande in prima persona a dettare la linea, quasi a voler rassicurare i propri sponsor economici, sociali e culturali circa la sua fedeltà cieca. E lo ha fatto a partire dalla Scuola. Dicendo espressamente ch’è partita la «fase 2 della sua rifondazione», facendo riferimento ad un preciso «piano d’azione», scandito da misure «immediate» ed altre «in itinere», con un linguaggio da Risiko degno certamente di miglior causa, ma tale da far capire – volutamente – come sia stato già tutto studiato a tavolino. Da chi? La dice lunga il fatto che tutto ciò accada proprio mentre il Ministero della Pubblica Istruzione è nelle mani dell’omosessista, abortista, iperpaladina dei dogmi rivoluzionari Najat Vallaud-Belkacem.

Ciò cui il Presidente pensa è un «nuovo insegnamento morale e civico», rivolto a «tutti gli allievi» e, sulla carta, farcito di buoni propositi: «lotta al razzismo ed all’antisemitismo», a «tutte le forme di discriminazione». Peccato che, nell’anti-lingua propria dei nipotini di Voltaire, queste parole significhino esattamente il contrario. Il vero obiettivo consiste dunque nell’affermare la «laicità», con le cui lenti deformanti guardare anche al «fatto religioso».

Per assicurarsi obbedienza totale da parte di tutti, è necessario soggiogarli con vincoli scritti, perché carta canta: ecco dunque inventati dei moduli, che i genitori degli studenti dovranno obbligatoriamente firmare, assicurando con ciò il pieno rispetto non solo del regolamento interno dell’istituto cui sono iscritti i figli – il che sarebbe il meno -, ma anche della cosiddetta «Carta della Laicità», moloch ideologico, cui sacrificare tutti, novelli schiavi del verbo illuminista. E, per assicurarsi che nessuno sgarri, si sono pensate, con linguaggio militaresco, le «riserve civiche»: si tratta di volontari – pescati per lo più tra avvocati, giornalisti ed operatori culturali -, incaricati di monitorare ogni edificio scolastico, scongiurando sul nascere il rischio di «derive». Che oggi fan riferimento alla jihad, domani chissà.

Le famiglie, sempre più sconcertate, han già fatto sapere di non gradire questa novità, propria più di un regime totalitario che di una democrazia matura. Ma questa «Carta della Laicità» è davvero così rispettosa delle promesse antidiscriminatorie fatte dal Presidente francese? Assolutamente no e le belle parole si sono infrante subito al primo ostacolo. A rivelare che “il re è nudo” è stato il ministro per l’Educazione, Vincent Peillon, il quale ha dichiarato come tale Carta, la prima pensata espressamente per la Scuola di ogni ordine e grado, impedisca agli studenti di contestare un insegnamento in nome delle proprie convinzioni religiose (art. 12) e vieti altresì qualsiasi segno o abbigliamento indicante un’appartenenza religiosa: è evidente come si sia ormai in pieno alla dittatura del pensiero unico e all’indottrinamento di Stato. E guai al primo, che si azzardi a contestare il Grande Fratello. Da notarsi come lo stesso testo, di contro, eluda bellamente altri nodi, che verranno presto al pettine, quali quelli delle festività religiose e dei menù delle mense scolastiche, su cui è da prevedersi battaglia. Al contempo, il governo Valls ha già preannunciato di pretendere che tutte le scuole, senza eccezioni, il 9 dicembre festeggino la “Giornata della Laicità”.

Sempre più spudorato, sempre più arrogante, sempre più intollerante, sempre più liberticida lo spirito tirannico e giacobino, impossessatosi della Francia dai tempi della Rivoluzione. Cui, non a caso, seguì il periodo del Terrore. Con ciò che ne conseguì. E Vico parlava di corsi e ricorsi storici…

Donazione Corrispondenza romana