Cellula Isis smantellata nella moschea di Madrid: gli sviluppi

moschea MadridI media spagnoli ne han parlato a lungo. Ma nel resto del mondo la notizia è stata sottaciuta. Benché valesse più di un commento. Specie a fronte dei nuovi sviluppi.

A metà dicembre le forze dell’ordine iberiche hanno smantellato una rete jihadista legata all’Isis, facente capo alla moschea di Madrid, la più grande di Spagna e d’Europa. Forte dei suoi 12 mila metri quadri, la moschea, affiliata alla Lega islamica mondiale, è stata inaugurata nel 1992 in pompa magna da re Juan Carlos e da re Fadh d’Arabia, che, per farla costruire, ha donato ben 14 milioni di euro.

Il gruppo islamico, denominato Al-Andalus e guidato da Lahcen Ikassrien, ex-prigioniero di Guantanamo residente in Spagna, è stato scoperto grazie alle indagini condotte dal giudice anti-terrorismo Pablo Ruz. Come campo d’addestramento utilizzava una fattoria nei pressi della città di Avila. Era attivo dal 2011 e ben ramificato anche a livello internazionale: era in collegamento con nuclei jihadisti in Belgio, Francia, Marocco, Tunisia, Egitto e Siria. Un’organizzazione del terrore davvero inquietante. La magistratura ha rinviato a giudizio 15 presunti membri del gruppo, 9 dei quali – 5 marocchini, 2 spagnoli, un bulgaro ed un argentino – già in carcere dallo scorso mese di giugno. Gli altri sono ricercati.

La grande moschea di Madrid rappresentava dunque il punto d’incontro privilegiato per indottrinare le nuove reclute della jihad e votarle alla costituzione dell’UMMA (Nazione islamica universale), nonché per raccogliere fondi. Alcuni seguaci sono già caduti sui campi della Siria e dell’Iraq. Come Abdelatif el Morabet e Bilal el Helka, morti in azioni terroristiche nel 2012. Un altro, Hicham Chentouf, partì nell’autunno dello scorso anno per la Siria e postò su Facebook da Homs una sua foto, in cui imbracciava un kalashnikov nel giugno scorso. Un altro ancora, Ismail Afalah, si è unito all’Isis dopo tre anni trascorsi al seguito del capo operativo della banda, Omar el Harchi, che frequentava presso la moschea della capitale spagnola. El Harchi, nel frattempo, ha trasferito lo scorso febbraio la propria residenza a Tetuan, in Marocco, da dove prosegue la propria opera di reclutamento. Il quotidiano El Pais ha rivelato inoltre come un componente della cellula terroristica, Hicham Chentouf, fosse imam nella vicina città di Yunquera de Henares, dove teneva corsi di Corano e di arabo ai bambini di quella comunità. Al momento del blitz delle forze dell’ordine nella moschea, 7 nuovi combattenti erano appena stati inviati in Siria ed altri 6 stavano preparandosi a partire.

Ciò spiega – osserva El Pais – perché il precedente imam della moschea, Moneir Mahmoud Alí el Messery, di 49 anni, egiziano, sposato e padre di 4 figli, dopo 14 anni di servizio sia stato improvvisamente allontanato lo scorso 21 maggio, subito dopo aver pesantemente criticato Abu Qutada, referente di al-Qaeda a Londra, e sia stato rimpiazzato in fretta e furia con un saudita, che non parlava neppure una parola di spagnolo.

La cafeteria della moschea era specificamente l’ambiente deputato agli incontri con gli adepti, sempre più numerosi, all’interno dell’edificio, in grado di accogliere sino a 2 mila persone il venerdì per la preghiera: gli sviluppi dell’inchiesta hanno spinto gli inquirenti a chiudere pochi giorni fa il locale. Stupisce come dalla moschea nulla sia trapelato in merito e nessuno ufficialmente abbia saputo o sospettato quanto vi stesse accadendo, né abbia ritenuto opportuno lanciare l’allarme.

In casa del capo della brigata, Lahcen Ikassrien, la Polizia ha trovato documenti inneggianti a Osama bin Laden ed ha raccolto anche materiale audio compromettente, frutto di intercettazioni ambientali. Del resto, lui finì a Guantanamo proprio in quanto membro di al-Qaeda. Nell’abitazione di uno dei suoi più stretti collaboratori, Mohamed Bouyakhlef, invece, le forze dell’ordine han trovato una chiavetta usb con file video, che mostravano alcune decapitazioni compiute dall’Isis. Eppure nessuno ne parla…

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