Altra bufala senza autore: il Papa benedice chi vuole il genocidio di gay

Quasi contemporaneamente alla distorsione del messaggio di Benedetto XVI, ecco un’altra bufala girare sul web e su facebook. Il Papa benedice compiacente l’ugandese Rebecca Kagada, promotrice di una campagna per la pena di morte verso i gay.
Cosa c’è di vero in tutto questo? Praticamente nulla. Ma come sempre in questi casi, se la bufala attecchisce subito e scandalizza, la vera smentita si diffonde con difficoltà.
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15 dicembre 2012
I cattolici e le frottole sul Papa

La Rete si è riempita di gente convinta che il Papa avesse dichiarato i gay nemici della pace e che avesse “benedetto” la speaker del Parlamento dell’Uganda.

“Il 12 dicembre il Papa ha fatto un passo verso la modernità mettendosi a twittare, peccato che il giorno dopo sia tornato al medioevo più buio, benedicendo in Vaticano Rebecca Kadaga, promotrice ugandese della pena di morte nei confronti dei gay del suo paese. La ciliegina sulla torta è arrivata oggi, quando ha affermato che le nozze gay siano “un’offesa alla persona, una ferita alla pace”. Io davvero sono basita e, sebbene cattolica, mi sento lontana anni luce dal pensiero del papa, non capisco come l’ affermazione di un legittimo diritto di una minoranza possa essere offensivo nei confronti della famiglia tradizionale”.

Ripubblico integralmente questo commento, arrivato sul nostro sito a firma Stregatta, perché assai indicativo di un “costume” italiano che non potrà mai essere abbastanza stigmatizzato. Stregatta ha mandato, ieri, anche un altro post, in cui ci sfidava (non si capiva bene se noi di Famigliacristiana.it in quanto giornalisti o in quanto cattolici) a commentare la presunta benedizione di Rebecca Kagada, speaker del parlamento dell’Uganda, da parte di Benedetto XVI. Bene, ci provo io.

Cara Stregatta,
essere cattolici, come Lei si dichiara, non esime dall’informarsi meglio quando si vogliano criticare affermazioni o azioni vere o presunte di chicchessìa, Benedetto XVI ovviamente compreso. I suoi post riprendevano infatti pari pari, senza alcuno sforzo di verifica, una serie di stupidaggini propalate dai soliti giornali che da molto tempo conducono una becera campagna contro la Chiesa cattolica, quella sì degna dei tempi più bui della nostra storia.

Mi consenta una breve disgressione. Ricorda quando certi giornali ci spiegarono, con abbondante uso di fonti aninime, che padre Georg Gänswein, segretario privato di papa Benedetto XVI, fosse stato gravemente compromesso dallo scandalo Vatileaks? Bene. Ora padre Georg è diventato prefetto della Casa Pontificia e arcivescovo, alla faccia della compromissione. Troverà Lei una qualche ammissione di colpa sui giornali? No di certo. Nè la troverà sulla caterva di sciocchezze dedicate al tema “Chiesa e Ici” o “Chiesa e Imu”, sulla base del falso assunto che “la Chiesa non paga le tasse”.

E non la troverà nemmeno sulle due fanfaluche che Lei ha preso per buone a proposito dei gay e della Kagada. Intendiamoci: Lei non è certo l’unica, ieri la Rete era piena di queste bufale. Perché, cara Stregatta, nel messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della Pace non v’è traccia dell’affermazione che Lei cita tra virgolette e che tanto la scandalizza (le nozze gay come offesa alla pace): niente, nulla, zero, nada de nada. Se cliccherà sulle parole seguenti, potrà verificare di persona il testo del Messaggio, peraltro già ieri facilmente rintracciabile sul sito del Vaticano, www.vatican.va, e anche, altro link, su Famigliacristiana.it

E allo stesso modo non è vero che Benedetto XVI ha “benedetto” Rebecca Kagada, speaker del Parlamento dell’Uganda. Il Papa ha incontrato la Kagada, che guidava una folta delegazione di parlamentari e magistrati dell’Uganda giunta a Roma per partecipare alla Settima Assemblea dei Parlamentari della Corte Internazionale dei Crimini e alla Conferenza Mondiale dei Parlamentari per i Diritti Umani, al termine di una funzione religiosa cui hanno partecipato migliaia di altri pellegrini. Un saluto, nessuna benedizione, come capita in questi casi alle delegazioni di un certo rilievo.

Solo una congrega di falsari dell’informazione poteva mettere insieme, per vendere qualche copia in più, la bugia delle “nozze gay ferita alla pace” con la “benedizione alla Kagada”. Solo un pubblico prevenuto poteva prenderle per buone. E, mi perdoni, solo dei cattolici molto ingenui potevano prenderle per buone.

A completamento di questa nota, aggiungo che:

1. la legge contro gli omosessuali in discussione in Uganda (dove l’omosessualità è già reato) NON prevede più la pena di morte, che era invece prevista in una stesura precedente nel caso di rapporti sessuali tra omosessuali HIV-positivi e di rapporti tra omosessuali con minori o disabili. Il che non toglie, ovviamente, che la legge in discussione sia comunque inaccettabile.

2. Rebecca Kagada, che pure si è detta a favore della legge, NON è la promotrice del provvedimento, che è stato invece avanzato dal parlamentare ugandese David Bahati.

Cordiali saluti

Fonte: Famiglia Cristiana
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Il Papa e i gay: ecco la doppia bufala inventata dai media

Dopo lo sbarco su Twitter, il Papa rischiava di diventare troppo popolare. Urgeva restituirgli l’immagine stereotipata dell’uomo nero, così familiare ai laici di casa nostra. I nostri organi d’informazione non si sono fatti pregare e hanno sferrato contro Benedetto XVI un tremendo uno-due, roba da mettere al tappeto anche Mike Tyson.

1) IL PAPA HA BENEDETTO CHI METTE A MORTE I GAY?
Ha cominciato il “Fatto Quotidiano”, titolando telegraficamente: “Il Papa benedice promotrice legge che prevede pena di morte per gay in Uganda”. Così, secco. Poi uno approfondisce e scopre che la tipa, tale Rebecca Kadaga, è la presidentessa del Parlamento ugandese. Che ieri è stata ricevuta in Vaticano insieme a un’intera delegazione di parlamentari del Paese africano, in visita a Roma per partecipare, senza che nessuno se ne scandalizzi, nientemeno che alla settima Assemblea Consultiva dei parlamentari per la Corte penale internazionale ed alla Conferenza parlamentare mondiale sui diritti umani (tanto per avere un’idea, proprio la Kadaga sarà relatrice sul tema “Rafforzamento dello Stato di Diritto e del Sistema Giudiziario attraverso l’effettiva applicazione del Principio di Complementarità”, come potete leggere qui). Se si va ancora più a fondo, si scopre che la donna politica ugandese non è la presentatrice della proposta di legge ribattezzata “Kill the gays bill”, anche se ha rilasciato dichiarazioni in suo sostegno; che la legge, nella sua ultima versione, non prevede più in alcun caso la pena di morte; che, in ogni modo, sia la Chiesa Cattolica ugandese che la Santa Sede si sono già espresse contro di essa da molto tempo. Insomma, si scopre che quella montata dal “Fatto”, a cui si sono accodati tutti i pennivendoli nostrani, è un’indegna strumentalizzazione, per non dire una vergognosa bufala.

2) IL PAPA CONSIDERA GLI OMOSESSUALI PERICOLOSI PER LA PACE?
Altro giro, altra corsa: come ogni anno, il Santo Padre ha diffuso il suo Messaggio (scritto in realtà il giorno dell’Immacolata) per
la Giornata Mondiale della Pace, che ricorrerà come di consueto il 1° gennaio. Il documento non fa altro che ricalcare le storiche posizioni del Magistero della Chiesa a proposito della pace. Essa non è, con buona pace dei fricchettoni di ogni latitudine, semplice assenza di conflitto, o “volemose bene”. La vera pace è, come scrisse Agostino, “tranquillità nell’ordine”. Di più: come si legge in Isaia (Is 32, 17) e come ripete san Tommaso nella sua Summa, la pace è frutto della giustizia (“opus iustitiae pax” fu anche il motto papale di Pio XII), cioè – in ultima analisi – della verità. Scrive dunque Benedetto XVI che “la negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero e il bene e, in ultima analisi, Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della pace”, in ciò riprendendo anche la roncalliana Pacem in terris, pure considerata uno dei simboli della rottura vaticansecondista, laddove essa affermava che “le leggi con cui vanno regolati gli accennati rapporti [tra gli uomini e tra i popoli] vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana” (Pacem in terris, 4) e che Dio è “la sorgente più profonda da cui soltanto può attingere la sua genuina vitalità una convivenza fra gli esseri umani ordinata, feconda, rispondente alla loro dignità dipersone (ibidem, 20). Però uno è il “Papa Buono”, l’altro il malvagio “Pastore Tedesco”. Misteri della vita.

Da questa visione, che rifiuta il soggettivismo e mette in guardia dall’idea “di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo”, derivano secondo il Papa una serie di conseguenze. In primo luogo, la necessità del rispetto della vita umana e una condanna senza appello dell’aborto: “la fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace”. Quindi – e veniamo al punto dolente – il tema della famiglia. Quasi per inciso, Benedetto XVI ammonisce rispetto ai tentativi di rendere l’unione familiare “giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”. Si noti che gli omosessuali non vengono neanche esplicitamente nominati, anche se il riferimento è chiaro. Nel capoverso successivo, infine, si afferma che la negazione di tali principi, in primis quello del rispetto della vita, “costituisce un’offesa contro la verità della persona umana”, quindi – in piena coerenza con le premesse generali – “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.

Apriti cielo. “Il Papa: i gay minacciano la pace mondiale”, hanno strillato i giornaloni. La solita Concia si è prontamente mobilitata, accusando Benedetto XVI di “alimentare l’odio” contro gli omosessuali e assicurando, quale esperta in materia, che le parole del Papa vanno “contro qualsiasi messaggio cristiano”. Si è sollevato presto un polverone, insomma, su un documento che nessuno di quelli che ne parlano (a sproposito) ha neanche letto.

E dire che, sulle tematiche economico-sociali, Benedetto XVI scrive cose molto significative, riprovando il fatto che, “presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali”. Esorta a valorizzare adeguatamente il lavoro, che non può essere ridotto a “variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari”, sacrificato sull’altare della “massimizzazione del profitto e del consumo, in un’ottica individualistica ed egoistica”. Anche qui, il Papa invita a riscoprire la logica del bene comune e di una società organicamente ordinata. Considerazioni che potrebbero suscitare interesse anche a sinistra, se quest’ultima non avesse smesso di occuparsi della povera gente per dedicarsi, per dirla con Bertinotti-Guzzanti, alla difesa “degli omosessuali e di alcune felci” (vedi video).

Di tutta la profondità della riflessione del Papa, dunque, resta solo il titolo scandalistico a caratteri cubitali, buono a suscitare l’indignazione dei guardiani del politicamente corretto. La Chiesa non viene più intesa dal mondo contemporaneo non perché, come affermò il defunto cardinal Martini, essa è rimasta indietro di duecento anni. Semplicemente, il Magistero di Papa Benedetto vola troppo alto per poter essere compreso da un mondo che ha mandato il cervello all’ammasso, rinunciando a fare uso della ragione, quella vera. Troppo alto per gli orizzonti limitati della Concia e dei suoi accoliti, che pure plasmano a proprio gusto un’opinione pubblica rincretinita. Il dramma è tutto qui.

Marco Mancini

Fonte: Campari e De Maistre


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