Adolescenti vittime di stupro e del “politicamente corretto”

Daily MailLo ha recentemente rivelato Sun News, subito ripreso dall’Observatoire de l’islamisation:in Gran Bretagna è musulmano il 90% degli uomini accusati di stupro ai danni delle ragazze inglesi.

A Rotherham ben 1.400 sono i casi attribuibili ad una banda di pachistani, scatenatasi tra il 1997 ed il 2013. Si è trattato di aggressioni sessuali a sfondo razzista, motivate dall’odio verso i bianchi. Ma c’è di più: lo stupro delle donne ritenute “infedeli” è effettivamente non solo consentito, bensì addirittura legale per la sharia, la legge islamica. Ciò che è abietto, è invece assolutamente permesso dalla giurisprudenza musulmana, come confermano i maggiori trattati di diritto, tra cui la Muwatta’ dell’imam Málik, riferimento giuridico per l’islam sunnita in Maghreb.

Ciò ch’è ancora più odioso, però, è la cappa di silenzio mediatico e politico subito calata su queste ed altre vicende analoghe, come quella di Blackburn o di Oldham. I riflettori non sono mai stati accesi. Il movente e l’etnia degli aggressori e delle vittime urtano troppo il “politicamente corretto”. Non solo: oltre un terzo dei colpevoli era già seguito dai servizi sociali, i cui operatori però hanno mostrato un evidente nervosismo. Avevano paura. Paura di essere accusati di razzismo. Lo stesso dicasi per le forze dell’ordine, preoccupate anche di possibili ritorsioni in conseguenza degli arresti, come incendi dolosi nelle strade. Senza contare come tutta questa faccenda rischiasse di influenzare le allora imminenti elezioni comunali. Una sconcertante omertà, denunciata solo da un documentario inglese nel 2004 e da alcuni lanci dell’agenzia France Presse.

Un copione, questo, ripetutosi a Derby, dove 27 giovanissime sono state stuprate da una banda anglo-pachistana, condannata nel giugno del 2011. Un copione ripetutosi anche a Rochdale, nei pressi di Manchester, tra il 2008 ed il 2009. Qui 47 ragazze tra i 13 ed i 15 anni, tutte rigorosamente inglesi, sono state violentate e trasformate in schiave del sesso. Molte di loro sono state obbligate con la forza a prostituirsi. Una di loro, una tredicenne, praticamente ancora una bambina, è rimasta incinta a seguito delle violenze subite. Non ha avuto il tempo di decidere: lo hanno fatto altri per lei, costringendola ad abortire. Del doloroso caso è stata riconosciuta colpevole una banda di asiatici, composta da otto pachistani e da un afghano. Nel 2012 il giudice di Liverpool, Gerald Clifton, ha condannato gli aggressori a pene detentive comprese tra i 4 ed i 19 anni di carcere. Ma, nella sentenza, ha con lucidità e chiarezza descritto cosa avesse spinto i criminali a trattare le proprie vittime «come se fossero prive di valore ed indegne di qualsiasi rispetto» ovvero il fatto che non facessero partedella loro «comunità etnica e religiosa». Per la verità, nel 2008 una delle vittime era già riuscita a denunciare il tutto alla Polizia: incredibilmente però la sua testimonianza non venne ritenuta sufficientemente affidabile. Il suo calvario durò altri quattro mesi, durante i quali decine di altre ragazze sono state stuprate. Ragazze, che avrebbero potuto essere salvate da quell’incubo disumano.

Ann Cryer, ex-deputata laburista, lo ha detto apertamente: le autorità hanno del tutto ignorato e disatteso le segnalazioni loro pervenute, perché “pietrificate” dall’idea d’essere accusate di razzismo. Ed ha specificato come queste giovani innocenti fossero state tradite ed abbandonate in un indicibile squallore, vittime due volte: della violenza e del “politicamente corretto”. Mohammed Shafiq, rappresentante della locale comunità musulmana, ha criticato senza mezzi termini i silenzi di chi avrebbe dovuto tutelare l’ordine e far valere le leggi: «Quest’eccessiva cautela – ha dichiarato – è sbagliata».

Secondo il Daily Mail (nella foto), tra i nove condannati di Rochdale c’erano padri di famiglia, un immigrato clandestino – che diceva d’esser sfuggito ai talebani – e la guida religiosa di una moschea – spudorata al punto da chiedere ad una delle vittime, una 15enne, di portargli anche le sue amiche più giovani -. Raccapricciante. Durante il processo, uno dei colpevoli, messo alla sbarra, ha avuto l’ardire di dar lezioni di morale agli occidentali, accusando «i Bianchi» di dissolutezza.

Sempre il Daily Mail, nel 2011,ha pubblicato il frutto delle ricerche condotte dai ricercatori dell’University College London: «Dal 1997 ad oggi – si legge – si sono svolti 17 processi in Tribunale riguardanti casi di minorenni tra gli 11 ed i 16 anni, costrette a prostituirsi in strada da una banda criminale. Di tutte queste vicende giudiziarie, ben 14 sono state quelle celebrate negli ultimi tre anni. 3 dei 56 imputati riconosciuti colpevoli eran bianchi. Gli altri 53 erano asiatici: di questi, 50 erano musulmani, per lo più di origine pachistana».

La prima violenza subita da queste donne è evidentemente quella fisica, dolorosa. Ma la seconda violenza è quella morale, psicologica e sociale derivante dall’essersi viste respinte, tradite ed abbandonate dalla loro gente solo ed unicamente in nome del “politicamente corretto”.

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