Aborto: in Svezia violata ancora l’obiezione di coscienza

abortoAborto: in Svezia, niente assunzione per gli obiettori di coscienza. E’ successo ancora. Con buona pace dei grandi discorsi sui diritti umani, di cui amano riempirsi la bocca i soliti laicisti. Diritti, che vengon fatti valere per ammazzare i bambini nel grembo materno, non invece per tutelarli. Se n’è resa conto a proprie spese Linda Steen, ostetrica, messa letteralmente alla porta a causa delle sue idee pro-life.La donna si è, infatti, recata per un normale colloquio di lavoro presso il direttore di una clinica di Nyköping. Cui ha presentato curriculum, formazione, esperienza, credenziali. Tutto a posto. Precisando anche, per correttezza, di non esser disponibile ad effettuare aborti e nemmeno a collaborarvi. Dopo poco, ha ricevuto una lettera dalla casa di cura, lettera in cui si leggeva tra l’altro: «Non fa parte della nostra politica aziendale lasciare aperte clausole di coscienza. Non abbiamo né la possibilità, né l’intenzione di fare in merito eccezioni». In parole povere: scartata. Per le sue opinioni. Per “quelli come lei”, non c’è posto in quell’ospedale. Naturalmente, la cosa non è finita qui: la donna, sentendosi discriminata e decisa a far valere le proprie ragioni, si è rivolta al tribunale distrettuale di Nyköping, reclamando giustizia e, per questo, presentando una dettagliata memoria con tanto di perizie, predisposte da esperti del diritto. Eppure, è probabile che per lei si profili una sonora sconfitta. Perché proprio in Svezia c’è un precedente negativo in tal senso.

E’ la vicenda analoga di Ellinor Grimmark, un’altra ostetrica. Nel novembre scorso si è rivolta al tribunale distrettuale di Jönköping per lo stesso motivo: tra il 2013 ed il 2014 si è vista rifiutare l’assunzione da ben tre cliniche, in quanto obiettrice di coscienza. Non solo: è stata incredibilmente condannata dal giudice a pagare le spese legali del procedimento, oltre 100 mila euro, una cifra astronomica. E questo in quanto – secondo la sentenza – i suoi diritti erano stati certamente violati, ma la magistratura ha ritenuto più grave il fatto che lei non fosse disponibile a partecipare agli aborti.

Così anche Linda Steen rischia di ritrovarsi discriminata e punita per il fatto di voler svolgere il proprio lavoro, che è quello di far nascere vite umane, non di ucciderle nel grembo materno in nome di pretese, che lei ritiene moralmente sbagliate. La libertà di coscienza viene tutelata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, cui la Svezia ha liberamente aderito. Che lo faccia sul serio, allora! Al momento, risulta invece essere l’unico dei 28 Paesi Ue totalmente priva di una legislazione specifica sull’obiezione di coscienza, nonché di normative precise a tutela del personale medico. Ciò, nonostante il 7 ottobre 2010 l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa abbia chiaramente, inequivocabilmente, paradigmaticamente riaffermato proprio il diritto all’obiezione di coscienza ed alla tutela di chi per essa opti: «Nessuna persona, nessun ospedale od altro istituto sarà costretto, reso responsabile o sfavorito in qualsiasi modo a causa di un rifiuto ad eseguire, facilitare, assistere o essere sottoposto ad un aborto, all’esecuzione di un parto prematuro o all’eutanasia od a qualsiasi atto che possa provocare la morte di un feto o di un embrione umano, per qualsiasi motivo – si legge – In ragione degli obblighi degli Stati membri di garantire l’accesso alle cure mediche previste dalle leggi e di proteggere il rispetto della libertà di pensiero, di coscienza e di religione degli operatori sanitari, l’Assemblea invita gli Stati membri del Consiglio d’Europa a sviluppare regolamenti ampi e chiari, che definiscano e regolino l’obiezione di coscienza in rapporto alla salute ed ai servizi medici e che garantiscano il diritto all’obiezione di coscienza in relazione alla partecipazione nella procedura in questione». Ed allora perché questo, per la Svezia, non dovrebbe valere? Perché se ne chiama fuori? Perché spesso, troppo spesso l’Ue viene invocata o meno da politici e giudici, a seconda delle convenienze delle varie lobby, quelle abortiste comprese?

Quanto qui accaduto rappresenta un pesante, crudele, pericolosissimo monito per tutti: o il lavoro o la coscienza. E quante altre Linda Steen, quante altre Ellinor Grimmark, potranno esserci ancora a queste condizioni ovvero poste di fronte a questo disumano ricatto? Quanti altri ancora avranno il coraggio di scegliere la seconda ipotesi? Essere pro-aborto non figura tra i requisiti richiesti per l’assunzione. Così come essere pro-life non figura tra i requisiti richiesti per essere messi alla porta (fonte: Corrispondenza Romana).

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