Aborto e jihad, i due pericoli che spaventano la Spagna. E l’Europa.

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mirinoOra La Spagna trema davvero. Ed ha ragione di farlo. Non da sola. Per almeno due motivi.

Primo motivo. Questo è il Paese europeo col maggior tasso abortivo. Supera Francia, Inghilterra e, di poco, anche l’Italia: 108.690 aborti nel 2013 contro i “nostri” 102.644, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute. Numeri in tutti i casi impressionanti, ben peggiori di quanto causino stragi, attentati o guerre oggi presenti nel mondo. La denuncia è giunta in una drammatica intervista, rilasciata all’agenzia InfoCatólica dal dottor Fernando Puig, uno dei pochissimi ginecologi di tutta la Spagna, assolutamente fermi nel rifiuto d’uccidere figli nel grembo materno, deciso anzi a tentare l’impossibile per convincere le sue pazienti a portare avanti la loro gravidanza. Anche la fondazione pro-life Red Madre ha definito il numero di aborti praticati in Spagna «uno scandalo inammissibile». Ed ha messo in guardia: la flessione del 3,3% registrata nel 2013 non deve trarre in inganno, poiché dovuta al calo di donne in età fertile, al calo di donne immigrate ed al contemporaneo aumento dell’emigrazione giovanile, non certo a politiche di pubblica tutela della maternità, tuttora inesistenti. Senza contare l’aborto chimico e farmacologico.

Secondo la dottoressa Gádor Joya, portavoce del sito Derecho a Vivir, «i nostri governanti dovrebbero vergognarsi di aver tassi abortivi tanto scandalosi, soprattutto non avendo fatto nulla per diminuirli». Perché, certo, il Presidente del Consiglio è Mariano Rajoy. Perché, certo, egli è anche il Presidente del Partito Popolare. Ma è altrettanto certo ch’egli, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale e nonostante il disegno di legge già approvato dal consiglio dei ministri un anno prima, non ha riformato in senso restrittivo la devastante legge sull’aborto voluta dal governo Zapatero, ha dichiarato di non voler fermare il progetto di legge socialista sul divorzio veloce e nemmeno la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali. A brindare sono stati i centri abortisti, non a caso sempre più numerosi: han ricevuto dallo Stato 55 milioni di euro per gli aborti praticati, i loro trenta denari. Non dovrebbe felicitarsene troppo, viceversa, l’esecutivo, cui questo tradimento delle proprie radici culturali e della propria base di consenso potrebbe costare il posto alle prossime elezioni, essendosi dimostrato non poi così diverso dai suoi avversari ferocemente laicisti. «Se il governo avesse davvero promosso, sin da inizio mandato, la ‘Legge di tutela dei diritti del concepito e della donna in gravidanza’ ed un ‘Piano di sostegno alla maternità e di aiuto in caso di adozione’, le cifre della vergogna oggi sarebbero ben altre – incalza la dottoressa Joya – Io mi chiedo come il premier possa guardare ogni notte i suoi figli Juan e Mariano, sapendo che, solo nel 2013, ciascuna di quelle 108.690 vite sono state abortite sotto la sua responsabilità, soprattutto quando gli sarebbe stato possibile, avendo la maggioranza assoluta, legiferare in modo tale da dimostrare ch’era possibile ridurre tale cifra e proteggere i diritti di tutti a nascere e della donna ad essere madre». Un appello disperato, vibrato, commosso.

Ma v’è un altro motivo, il secondo, per il quale la Spagna ora trema. E lo ha detto a chiare lettere in un’intervista al quotidiano El Pais il ministro degli Esteri iberico, José Manuel Garcia-Margallo, preoccupato dal progressivo insediamento dell’Isis nel nord Africa, sempre più forte e solido, «specialmente in Libia. In alcune città del Paese sventola già la bandiera nera» dei terroristi islamici. Secondo Garcia-Margallo, sarebbe necessario «chiudere in fretta la partita ed agevolare la fine del conflitto, poiché una sua prosecuzione potrebbe risultare propizia all’insediamento degli estremisti. Il rischio di un contagio in tutto il nord Africa è molto serio, un’autentica minaccia per la nostra sicurezza nazionale». Dunque, ora che l’Occidente si accorge di quanto già prospettato da tempo dai martiri della jihad, coloro cioè che hanno versato il proprio sangue per restar fedeli a Cristo contro la ferocia musulmana, solo ora ci si comincia a preoccupare. Fino a ieri sembravan questioni falsamente ritenute lontane, ipocritamente ritenute secondarie, quasi bisticci di vicinato cui non dar troppo peso. Oggi ci si accorge invece di avere il nemico quasi in casa. Un nemico con un’identità forte, fortissima, che spaventa, a fronte di un Occidente privo di identità, perché privo di radici. Col rischio che possa essere troppo tardi.


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Per correre ai ripari, il ministro degli Esteri spagnolo è pronto a consegnare la testa di Assad, suggerendo in Siria un governo di transizione senza di lui ma sotto gli auspici dell’Iran. E ricorda come la Russia sia sostanzialmente favorevole ad un cessate il fuoco. Visioni da Risiko, che sembrano non affrontare tuttavia la vera sfida, la quale non si nutre di strategie militari o di equilibrismi diplomatici, ma è imbevuta di una sanguinaria ideologia del terrore, dimostratasi già nei fatti pronta a dilaniare tutto e tutti in nome della jihad.

Gli occhi, dunque, iniziano ad aprirsi, anche quelli di chi fino a ieri fingeva di non vedere… Ed ora si mostrano, in tutto il loro orrore, i due pericoli, che oggi spaventano la Spagna. Ma sono anche i pericoli, che dovrebbero spaventare l’intera Europa. E ciascuno dei suoi Stati membri. Ciascuno di noi.


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