150 anni dalla morte di padre Luigi Taparelli d’Azeglio

(di Cristina Siccardi) La storiografia si sofferma sui liberali Roberto (1790-1862) e Massimo (1798-1866) Taparelli d’Azeglio, senatori del Regno d’Italia, ma si astiene dal ricordare la splendida figura del fratello Prospero, cofondatore e direttore, insieme a padre Carlo Maria Curci S.J. (1809-1891), de “La Civiltà Cattolica”. Egli si contrappose, con la sua grande intelligenza, attraverso libri, articoli, libelli e vivaci dibattiti pubblici, alle modalità con le quali veniva compiuto il Risorgimento italiano ai danni della Chiesa. Era il quarto di otto figli di Cesare (1763-1830), conte di Legnasco e marchese di Montanera-d’Azeglio e della contessa Cristina Morozzo di Bianzé (1770-1838).

Nacque a Torino il 24 novembre 1793 e morì a Roma il 21 settembre 1862. Il padre era membro attivo delle Amicizie Cattoliche, sorte grazie al venerabile Pio Brunone Lanteri (1759-1830). Dopo un corso di Esercizi spirituali, guidati proprio da Lanteri, sente la chiamata religiosa. Abbandonò così gli studi all’ École spéciale militaire de Saint-Cyr di Parigi, per entrare nel Seminario del capoluogo subalpino e poi a Roma, nel noviziato dei Gesuiti di Sant’Andrea del Quirinale. Con l’abito religioso, quell’abito dei figli di sant’Ignazio, che tanto venne perseguitato dai massoni, assunse il nome di padre Luigi e fu ordinato sacerdote il 25 marzo 1820 dallo zio, il Cardinale Giuseppe Morozzo della Rocca, vescovo di Novara. Studiò con passione san Tommaso d’Aquino ed ottenne a Palermo la cattedra di diritto naturale.

Nel 1843 pubblicò un capolavoro, che divenne alimento per diverse generazioni: il Saggio teoretico di diritto naturale appoggiato sul fatto, una sorta di enciclopedia di morale, diritto e scienza politica, dove è chiara l’influenza del diplomatico savoiardo Joseph de Maistre. Proprio a d’Azeglio si deve il ritorno, nelle università ecclesiastiche, dello studio del tomismo. Per diversi anni fu rettore dell’Università Gregoriana, dove avviò l’opera di rinascita della filosofia scolastica. I suoi saggi filosofici hanno influenzato la stesura delle encicliche Aeterni Patris e Rerum novarum di Leone XIII.

Dal 1825, allarmato dagli errori morali e politici che le idee di Cartesio avrebbero portato negli Stati europei, padre Luigi d’Azeglio insiste nel dire che le menzognere idee metafisiche conducono, inevitabilmente, al caos delle società. La “Civiltà Cattolica”, sorta per desiderio di Pio IX, il l6 aprile 1850, sarà un contributo di rilievo per la stesura del Sillabo (1864), per il Concilio Ecumenico Vaticano I e per la restaurazione della filosofia tomista.

Accesa fu la sua critica al liberalismo filosofico e politico, tanto da essere definito il «martello delle concezioni liberali». Si scagliò contro lo Stato moderno che subordina la vita sociale all’impero della legge civile, legge sottoposta «al capriccio delle moltitudini» e all’individualismo dei rappresentanti politici. Secondo il gesuita torinese tutto ciò è figlio del Protestantesimo e del Luteranesimo in particolare.

Di fronte alla drammaticità della crisi europea e della stessa Chiesa, la sua speculazione filosofico-politica è più attuale che mai: l’idea che aveva di nazione è strettamente collegata alla tradizione e ai valori spirituali e civili ad essa intrinseci, ecco che questa lucida mente poteva affermare nel 1857: «Questa Italia già esiste ed ha dalla sua religione principalmente, e poi dalla sua lingua, dai suoi interessi e da mille altre relazioni che cotesti tre elementi producono, quella unità, senza la quale non sarebbe nominabile, né intellegibile (e come potreste dire Italia se Italia non fosse?). Ma poiché essa non è fatta a seconda delle utopie multiformi de’ suoi rigeneratori, essi vogliono ad ogni costo acconciarla a modo loro; e vi assicuriamo che l’acconceranno per le feste». (Cristina Siccardi)

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