Vignette blasfeme: ecco cosa scartare dell’anno vecchio…

CortesFinalmente se ne va. Non ci mancherà. In pensione dopo 38 anni di carriera e gli ultimi 3 di danni presso il sito spagnolo RD-Religione Digitale. Danni all’anima propria, senz’altro. Purtroppo anche alle anime di quanti si siano entusiasmati per le sue vignette. Stiamo parlando di José Luis, fratello Cortés (nella foto), sacerdote prima, poi disegnatore fieramente progressista e pienamente post-conciliare. Con un bersaglio costantemente nel mirino: la fede cattolica, finita sempre, col pretesto della satira, sotto il suo attacco amaro, volgare, feroce, pungente, crudele, irrispettoso, dissacrante, laicista. Come un chiodo fisso, come un’ossessione. La sua penna, come un proiettile, veniva intinta nel veleno, bestemmie comprese. Ad esempio, definendo nelle sue vignette il Cristianesimo come «una religione di lunatici», mettendo in discussione il Santissimo Sacramento e la divinità di Cristo, liquidato come un ebreo ribelle presentato come Dio per semplice convenienza. Senza risparmiare neppure la sacralità del Natale.

I responsabili del portale che Cortés curava lo ritengono «un genio», un «uomo libero», addirittura un «profeta» per «la fede dei semplici», credono che per questo la Chiesa gli debba ergere «un altare» e se la prendono con i critici, definiti come «cacciatori di eresie» ed «inquisitori del patrio universo neocon», «pochi», ma capaci di «mordere e, ultimamente, rabbiosi». Profeta forse sì, ma del dubbio metodico, della rabbia sistemica, del nulla teologico: dunque, un «falso profeta» nell’accezione scritturistica del termine. Di più: il sito assicura non essersene, Cortés, andato del tutto, perché, pur ritirandosi a vita privata, ha lasciato i suoi fumetti in eredità. Purtroppo. Un’eredità “pesante” e di cui non ci si dovrebbe vantare. Ma tant’è.

Il suo “addio” toglie soltanto una preoccupazione, non il problema. Che sta a monte. E consiste nel violento tsunami cristianofobico, che prosegue, metodico, nella propria opera devastatrice. Travolgendo coscienze, fede, morale, cultura, storia, tradizione, tutto. E’ tutto contenuto nelle ultime parole del suo commiato: «Io, pur vivendo, sarò un uomo felice». E certo può capirsi in chi, ad un certo punto della propria esistenza, abbia smesso di considerare la vita propria ed altrui come un dono di Dio, riducendola a scocciatura o, al più, condanna, tutta materiale, immanente e terrena. Meno si capisce invece che sacerdoti, organizzazioni ecclesiali, Vescovi e addirittura Cardinali abbiano concesso le proprie foto ed i propri scritti, perché venissero pubblicati su quello stesso portale tanto avverso alla Chiesa. Ciò di cui non si è mancato di discutere anche ad alti livelli.

Ha protestato a gran voce in merito proprio lo scorso 24 dicembre, vigilia del S. Natale, Luis Fernando Pérez Bustamante, direttore dell’agenzia InfoCatólica: «Fa specie che tre prelati spagnoli decidano di prestare il loro volto ed il loro nome, per apparire come collaboratori di Religione Digitale, sempre sotto il vignettista di punta del portale, José Luis Cortés, sacerdote rinnegato, apostata e blasfemo – ha scritto – Molti dei suoi fumetti sono un’autentica offesa a Dio, alla Vergine Maria ed alla fede della Chiesa». Subito dopo, i nomi: il Cardinale e Arcivescovo di Barcellona, Lluís Martínez Sistach; l’Arcivescovo di Madrid, mons. Carlos Osoro Sierra; l’Arcivescovo di Tarragona, mons. Jaume Pujol Balcells. Per concludere con un imperativo, che suona più come un’implorazione: «Basta così!».

Ma chi sono costoro? Del Card. Sistach si occuparono già tanto L’Osservatore Romano quanto l’agenzia LifeSiteNews, in quanto accusato di non essersi voluto dimettere dal consiglio d’amministrazione di due ospedali catalani, dove si praticavano aborti. Mons. Osoro Sierra, peraltro Vicepresidente della Conferenza Episcopale spagnola, viene ritenuto in sintonia piena con la linea di papa Bergoglio al punto da esser chiamato il «Francesco spagnolo». Mons. Jaume Pujol Balcells è membro della Commissione per l’Educazione e la Catechesi all’interno della Conferenza Episcopale spagnola. Secondo l’agenzia InfoVaticana, i suoi più stretti collaboratori lo definirebbero come «l’uomo del Concilio Vaticano II».

Altri prenderanno il posto di “fratello” Cortés, anzi lo hanno già preso. In Italia sono le vignette di Daniele Fabbri e Stefano Antonucci ad insultare la fede cattolica a colpi di bestemmie, derisioni, offese. Loro stessi si sono autoaccusati di «blasfemia, pornografia e cattivo gusto», sconsigliandone la lettura «ai minori di 18 anni, agli animi sensibili, ai presbiteriani». Eppure sembrano andarne fieri… Di Gesù Cristo propongono un’immagine volgare, moralmente inaccettabile, drogato. La Chiesa viene presentata come libertina, ipocrita, spacciatrice, dissoluta. Il Vaticano viene accusato di sperperare l’8 per mille in festini. Mentre i dialoghi sono un intercalare di parolacce e bestemmie, oltre a disegni a dir poco irriverenti.

Ecco, allora il problema non è tanto José Luis, fratello Cortés. Né lo sono Fabbri e Antonucci. Ma è ciò che loro rappresentano; è il sentimento ferocemente cristianofobico ch’essi cavalcano e di cui sono, a loro volta, mezzi di propaganda; il loro riso volgare, dissacrante, blasfemo. Diffuso, senza che alcuno intervenga, nel silenzio generale. Anche della Chiesa. Che non prende posizione. Se tutto questo fosse rivolto contro Maometto o contro il giudaismo, quante voci indignate si sarebbero già levate, quale scandalo si sarebbe scatenato? Invece, nulla. Anzi, v’è addirittura chi, ministro di Dio, collabora con tali testate.

Ecco, sarebbe un gran regalo se col nuovo anno si voltasse pagina. Si recuperassero maturità, serietà, discernimento, saggezza. Evitando il riso blasfemo contro Dio, contro la fede e contro i fedeli. Quel riso, di cui parla il Siracide: «Il discorso degli stolti è un orrore, il loro riso fra i bagordi del peccato» (Sir 27, 13). Recuperando piuttosto il consiglio del Qoelet, capitolo 7, versetto 3: «E’ preferibile la mestizia al riso, perché sotto un triste aspetto il cuore è felice».

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