Usa: in nome della libertà religiosa nuovo tempio a satana

statuaEcco un ottimo motivo per andar cauti nel parlare di libertà religiosa, spiegando bene prima cosa si voglia intendere con tale definizione: è proprio in nome, infatti, della «libertà religiosa» che il prossimo 30 ottobre nella città di Old Spring Town, nel Texas (Usa), verrà inaugurata un tempio dedicato al culto a satana. La data non è casuale: si tratta, infatti, della vigilia della celebrazione a dir poco anticattolica di Halloween. I residenti si son detti sgomenti nell’apprendere la notizia.

Michael Ford, uno dei principali fondatori della sedicente «grande chiesa di lucifero», ha dichiarato alla stampa locale: «satana è una guida di luce e spiritualità. La mia chiesa fa parte di un gruppo, che professa il culto a lucifero in diverse località degli Stati Uniti». Ed alcuni suoi seguaci hanno aggiunto: «Cerchiamo di lavorare in ogni istante con la luce e con l’oscurità. Ci rifiutiamo di pensare che qualcosa possa esser negativo o sostanzialmente cattivo. Noi non adoriamo satana, lucifero o chissà chi altri. Ogni individuo viene riconosciuto come dio o dea della propria esistenza».

Prevedibilmente tale setta ha già dichiarato il proprio pieno sostegno all’omosessualità ed il proprio rifiuto del concetto di famiglia tradizionale ovvero del matrimonio tra un uomo ed una donna, ritenendolo «fuori moda».

Va ricordato come questo accada appena tre mesi dopo l’inaugurazione pubblica di una scultura pure dedicata al diavolo, avvenuta nel Michigan ad opera di un altro gruppo denominato «Tempio satanico di Detroit» (nella foto).

Come riferito dall’agenzia Médias-Presse-Info, la «libertà religiosa» negli Stati Uniti, in nome della «tolleranza», finisce così per premiare gli adepti del diavolo ed a punire e discriminare i cattolici pro-life e pro-family: è evidente come vi sia qualcosa che non funziona. Va forse ricordato come il Catechismo al n. 2108 preveda che «il diritto alla libertà religiosa» non sia «né la licenza morale di aderire all’errore, né un implicito diritto all’errore» e debba anzi esercitarsi «entro giusti limiti». Limiti, che sono stati ormai decisamente superati (fonte: Corrispondenza Romana).

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