Usa. Denunciati vescovi cattolici. Quello che dicono sull’aborto mette a rischio la vita delle donne

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L’American Civil Liberties Union ha intentato causa alla Conferenze Episcopale Americana. Ma attenzione, l’accusa è da psicoreato.
L’ospedale Mercy Health Partners di Muskegon avrebbe infatti rifiutato le opportune cure mediche ad una donna incinta che stava per abortire spontaneamente. Un caso di malasanità? Colpa del personale medico o di chi ha preso la decisione in quel momento?
Neanche un po’, perché l’ American Civil Liberties Union ha pensato di alzare il tiro e accusare direttamente i vescovi americani, che con le loro “direttive anti-aborto” impedirebbero le cure opportune alle gestanti. Mettendo così a rischio la loro vita.
John M. Haas, consulente dei vescovi americani, non ha commentato il caso ma ha spiegato al New York Times che “le direttive in questione sono meno categoriche di quando sostenuto permettendo di fatto il trattamento della donna anche quando ciò comporti la perdita del feto”.

Intanto sempre dall’America giunge la notizia che negli ultimi anni è aumentato il numero di ospedali cattolici. Ora sono 630, vale a dire il 15% del totale nel Paese, un terzo dei quali in zone rurali.
Sarà questo a spaventare più di tutto il resto?

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3 dicembre
Vescovi cattolici denunciati: direttive anti-aborto mettono a rischio la vita delle donne
Causa intentata dall’American civil liberties union per conto di una donna che cercò aiuto in un ospedale cattolico

I vescovi cattolici americani sono stati denunciati da un’organizzazione con sede a New York che promuove diritti individuali. L’accusa, lanciata dall’American civil liberties union, è che le loro direttive anti-aborto rivolte agli ospedali cattolici impediscono le opportune cure a donne incinta con condizioni difficili portando di fatto a negligenza medica.

La causa è stata depositata in un tribunale federale del Michigan per conto di una donna che sostiene di non avere ricevuto le opportune cure o informazioni mediche in un ospedale cattolico dello Stato, cosa che l’ha esposta a infezioni pericolose dopo la rottura delle acque avvenuta alla 18esima settimana di gravidanza.

La mossa insolita è che la denuncia non è stata intenta alla struttura ospedaliera Mercy Health Partners di Muskegon (l’unico disponibile nella contea dove vive la querelante) ma appunto alla United States Conference of Catholic Bishops. Nei documenti della causa si sostiene che le direttive etiche e religiose della conferenza episcopale della Chiesa cattolica negli Stati Uniti richiedo agli ospedaii cattolici che l’aborto venga evitato o posticipato “anche quando, così facendo, la vita o la salute della donna viene messa a rischio”.
Nel caso specifico, la querelante Tamesha Means si recò d’urgenza al Mercy Health. Il suo feto non aveva alcuna possibilità di sopravvivere, stando ai medici che hanno studiato il caso. In simili circostanze generalmente viene indotto il parto o il feto viene rimosso chirurgicamente al fine di ridurre il rischio di infezione per la madre. Eppure i dottori dell’ospedale non le descrissero tale quadro evitando di ricoverarla per tenerla sotto osservazione. La mattina successiva Means si ripresentò all’ospedale. Nonostante stesse sanguinando, la donna fu spedita a casa. Di notte la pazienze ritornò dai medici febbricitante. Alla fine abortì naturalmente.
John M. Haas – presidente del National Catholic Bioethics Center a Philadelphia, Pennsylvania, e consulente dei vescovi americani – non ha voluto commentare il caso ma ha spiegato al New York Times che le direttive in questione sono meno categoriche di quando sostenuto permettendo di fatto il trattamento della donna anche quando ciò comporti la perdita del feto. Secondo lui alcuni ospedali hanno male interpretato le indicazioni dei vescovi. Eppure nel 2010 la diocesi di Phoenix, Arizona, ha rigettato l’affiliazione di una struttura ospedaliera in cui i dottori eseguirono un aborto per salvare la vita di una donna.
Fonte: America 24
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3 dicembre
Usa: aumentano ospedali cattolici e polemiche su aborto
Washington, 3 dic. – (Adnkronos/Washington Post) – Una politica di acquisizioni e fusioni sta facendo aumentare negli Stati Uniti il numero degli ospedali cattolici, che ora sono 630, vale a dire il 15% del totale nel Paese, un terzo dei quali in zone rurali. Questo sta facendo crescere una polemica nel Paese riguardo il modo in cui questi ospedali affrontano le questioni legate alla salute dalla donna, con il 52% di ginecologi che lavorano in queste strutture sanitare che affermano di aver almeno una volta avuto un conflitto a causa dalle direttive dettate dalle convinzioni religiose, secondo quanto riporta un articolo dello scorso anno dell’American Journal of Obstetrics and Gynecology.
Fonte: Adnkronos
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