Un trionfo non annunciato e i suoi “maledicenti”

(di Massimo Viglione) In tutta onestà, chi ha lavorato per la II Marcia Nazionale italiana per la Vita, sarebbe stato ben contento di una presenza di 3000-4000 persone, sia perché era la prima volta a Roma (e la seconda in assoluto), sia perché tutto è stato pensato, organizzato e preparato dal sacrificio di pochissime persone con assoluta penuria di mezzi economici.

Vedere a Roma sfilare gioiosamente, pacificamente, sotto un sole che smentiva le più fosche previsioni meteorologiche, almeno 15.000 persone (guidate da un principe della Chiesa, il card. Raymond Leo Burke, dal Sindaco di Roma, e da vari parlamentari favorevoli alla vita – Gasparri, De Lillo, Binetti, Tarzia) con bandiere, palloncini e slogan inneggianti alla vita è stata una gioia immensa. Per la vita, per l’Italia, per il futuro. Perché la vita, l’Italia e il futuro hanno ancora speranza.

Non spenderò altre parole a celebrare questa splendida vittoria di quella parte del popolo italiano che ha la vita e la fede nel cuore, molti altri lo stanno facendo a dovere, mentre molti altri hanno già iniziato a maledire a dovere quanto avvenuto: si tratta di quell’altra parte degli italiani che anziché la vita hanno la morte nell’anima, che stanno già farneticando sui media con i loro triti e ritriti patetici slogan: «razzismo», «omofobia», ecc.

Per loro ulteriore danno, niente, ma proprio niente, di male è avvenuto: niente violenza, nessuna provocazione accettata, nessun slogan offensivo, ma solo festa, preghiera, canti, palloncini, famiglie e bambini (con relativo trenino). Così non spenderò neanche altre parole per rispondere a chi ha il buio dell’odio all’uomo e al creato nel cuore. Mi limito solo a una breve considerazione “inter nos”, in casa, se così vogliamo dire.

Occorre dircelo senza più remore, è il momento di parlare chiaro. Questa marcia è stata fin dall’inizio, quotidianamente, pubblicamente e privatamente, in ogni sede possibile, nelle più alte stanze come nei foglietti di infimo livello e nei più noti e meno noti siti on-line, osteggiata, screditata, sconsigliata, occultata, defraudata, boicottata. E con essa il convegno che il giorno precedente, sabato 12 maggio 2012, si è tenuto al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum e che ha visto un pubblico fra le 500 e le 600 persone!

Chi è che ha fatto ciò? Gli omosessualisti? Le femministe? I comunisti? I massoni? Mangiapreti e anticattolici di ogni risma? Niente di tutto questo. Lo hanno fatto note associazioni e celebri movimenti cattolici e per la vita. Cioè coloro che non solo non avrebbero mai dovuto farlo, ma che avrebbero dovuto, come dovere e piacere di assecondare quello che essi stessi hanno scelto come la propria battaglia e quindi il senso della propria esistenza personale e associativa, appoggiare con tutte le loro forze questa splendida iniziativa.

O almeno tacere… Si potrebbero fare facilissimi nomi: sia di quella associazione, la più importante in Italia, che per statuto ha scelto di difendere la vita, e del suo indiscusso ma molto discusso ultraventennale leader; sia di una nota associazione cattolica vicino al mondo della vita e al cattolicesimo (un tempo) conservatore, che ha pubblicamente ordinato ai suoi adepti di non partecipare (ordine per altro nient’affatto rispettato da tutti), con non ben chiare motivazioni fatte derivare dallo Spirito Santo o qualcosa del genere; sia di certi movimenti che in altre occasioni hanno marciato per la vita in decine di migliaia, segnando con la loro buona volontà determinanti vittorie contro la cultura della morte.

Dove erano oggi queste associazioni e questi movimenti? Dove erano i loro leader? Ma anche: dove erano giornalisti e giornalistini sempre pronti all’armiamoci e partite, eccetto quando a organizzare sono coloro che per ragioni che nulla hanno a che vedere con quelle della difesa della vita si dimenticano di tutto quello che da anni e decenni dicono e scrivono? Dove sono gli inviti alla mobilitazione di quelle agenzie di stampa, di quei siti web, sempre tanto battaglieri quando le battaglie le fanno i loro amici a parole e improvvisamente silenziosi dinanzi all’unica reale e concreta battaglia degli ultimi tempi?

Infine: che cosa realmente spinge i leader e i leaderini di questo mondo cattolico e pro-life a essere ostili alla Marcia per la Vita a Roma? Quali ragioni ideali? Veramente è stato lo Spirito Santo a ispirarli? O forse rancori decennali, invidie mai sopite, paure da orticello calpestato? E cosa spinge tutti (ma non proprio tutti… un altro “segno dei tempi”) coloro che hanno in loro fiducia a seguirli anche contro l’evidenza dei fatti? Già mi sembra di sentirli giustificare la loro scelta di assenza e boicottaggio facendo eco, fra loro e all’esterno, alle idiozie della stampa anticattolica…

Se la prima vera Marcia per la Vita a Roma ha ottenuto, con mezzi miseri, senza alcun sostegno interno, anzi, con il boicottaggio degli invidiosi e dei rancorosi, dei falliti e dei loro imitatori, il successo che ha ottenuto, cosa accadrebbe se veramente tutto il mondo cattolico e pro-life italiano ed europeo si movesse all’unisono? È un sogno? Anche questo lo era, e oggi è stato realizzato. Continuiamo a sognare: a sognare che un giorno, tutti, senza esclusioni, mettano da parte rancori, invidie, pigrizie e stanchezza, e si uniscano a chi oggi è riuscito a svegliare un popolo che non chiedeva altro che di essere svegliato.

Sogniamo che se anche i suddetti leader non dovessero cambiare, i loro seguaci comprendano che dinanzi e Dio, agli uomini e alla loro coscienza, la difesa della vita e la lotta alla politica della morte vengono incomparabilmente prima delle ugge dei loro ispiratori. E che chi ha marciato oggi, ha marciato anche per loro, rimasti a casa obbedienti a tali ugge… E sogniamo infine che un giorno anche le più alte gerarchie ecclesiastiche possano dare il loro imprescindibile aiuto alla vita appoggiando questo mondo fatto, di ecclesiastici, religiosi, laici, famiglie, che già si muove da solo in questi giorni di tenebra. Che tutto questo sia solo l’inizio. (Massimo Viglione)

.

 

Donazione Corrispondenza romana