Un nuovo pericolo per la Chiesa Cattolica: il reato di “maschilismo”

blanca-hernandez«Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, Lui che è il Salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto» (Ef 5, 22-24): attenzione, perché presto citare questo brano della Lettera di San Paolo apostolo agli Efesini potrebbe costare caro. Molto caro. Non bastano infatti i grattacapi provocati dalla legge sulla cosiddetta “omofobia”. Ora durante le omelie, le lezioni di catechismo, l’ora di religione, gli incontri, le conferenze, sacerdoti e laici dovranno anche stare attenti a non sembrar troppo “maschilisti”. Il governo spagnolo ha, infatti, annunciato per bocca di Blanca Hernández, delegata contro la violenza “di genere” (nella foto, durante un’intervista sull’emittente “La2”), che verrà modificato addirittura il codice penale, per estendere all’inverosimile il concetto di «violenza alle donne»: anche solo la mentalità finora bollata genericamente come «maschilista» verrà considerata come «crimine» vero e proprio. Di fatto, ciò che si intende codificare e punire è l’ennesimo reato di opinione. Siamo di fronte incredibilmente ad un nuovo, temibile processo alle intenzioni.

L’associazione Projusticia, composta da avvocati ed altri operatori di Giustizia, in un proprio comunicato ha criticato quest’ennesima frontiera dell’estremismo iperfemminista, che vorrebbe spacciare per «apologia della violenza di genere qualsiasi parere o informazione, che contrasti o contraddica i suoi dogmi». Ciò che «rischia di aggravare le cose, eliminando diversi diritti fondamentali, in primis quello di presunzione d’innocenza, e minando le fondamenta stessa dello Stato di diritto». Parole forti, pesanti. Davvero preoccupanti. Prosegue il documento: «La delegata del governo non riconosce che la legge sulla violenza di genere non solo non ha risolto il supposto ‘problema’, ma lo ha anzi aggravato. Non dimentichiamoci che, secondo tale normativa, qualunque cosa può configurarsi come ‘violenza’ ed a determinarlo è proprio colei che denuncia, non il perito, né tanto meno il giudice. Che sia o meno definita come delitto dal codice penale». Insomma, già oggi il tutto si configura in termini persecutori a danno del cosiddetto “sesso forte”. Ma il proposito è quello di acuire ulteriormente tale disparità di fronte alla legge, che non è più uguale per tutti, ma per le donne pare esser più uguale che per gli uomini.

I presupposti ideologici, su cui si fonda quest’ennesima trovata, sono contenuti nei mantra tipici del femminismo spagnolo: «Il prodotto interno lordo è maschile», si legge. Ed ancora: «In una società patriarcale, qualsiasi rapporto eterosessuale è uno stupro, poiché le donne come gruppo non sono abbastanza forti per dare il loro consenso». Vi sarebbe una terza trovata, il cui contenuto è tuttavia talmente disgustoso da render inopportuno anche il solo proporla.

La “caccia alle streghe”, in realtà, partirebbe da lontano: già nel 2004, il “collettivo femminista” indisse una «manifestazione pacifica» al grido di «Bruciamo questo Consiglio Giudiziario maschilista e patriarcale». Ora vorrebbe trasformare gli slogan in una legge vera e propria, benché non vi siano riscontri oggettivi, che motivino il provvedimento: a detta dello stesso governo, infatti, non si sarebbe registrato alcun aumento nel numero degli assassinii imputabili a fenomeni di “maschilismo”. E’ pertanto solo una questione ideologica, di bandiera. Però alquanto costosa: in questi anni di denaro pubblico ne è uscito parecchio in nome dell’ideologia “gender”. Basti pensare che il Piano Strategico per le Pari Opportunità 2008-2011 ha risucchiato ben 3.690.249.738 euro, una voce pari a 5,8 volte l’intero bilancio del Ministero del Lavoro. Secondo l’agenzia InfoCatólica, vi sarebbe già abbastanza carne al fuoco, perché «la Corte dei Conti e la Procura anticorruzione facessero il proprio lavoro». Intervenendo.

Sullo sfondo resta il timore che questo fanatismo anti-maschilista possa esser presto “importato” anche in altri Paesi d’Europa e del mondo. La questione è tutt’altro che da sottovalutarsi, poiché, come già con l’”omofobia”, la percezione è che ancora una volta, nel mirino, si intenda porre in primis la Chiesa Cattolica.

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