Sud Sudan: chiusa dal governo la principale radio cattolica

RadioIl pretesto è giunto dall’aver dato notizia degli scontri avvenuti a Bentiu tra le forze governative, fedeli al Presidente Salva Kir, ed i ribelli dell’opposizione, legati all’ex-Vicepresidente Riek Machar: per questo il governo del Sud Sudan ha chiuso lo scorso 16 agosto la principale emittente cattolica del Paese, Radio Bakhita, di proprietà dell’Arcidiocesi di Juba. Le forze dei servizi di sicurezza hanno fatto irruzione negli studi, interrompendo le trasmissioni ed arrestando alcuni giornalisti, già tutti rilasciati tranne il caporedattore, Ochan David Nicholas, rimasto in custodia cautelare più a lungo ed in una cella totalmente priva di luce. E’ stato liberato soltanto lo scorso 19 agosto presso l’Unione dei Giornalisti ed è stato definito «sotto choc» a causa dell’orrore provato in una camera di sicurezza «ove non si poteva distinguere il giorno dalla notte».Ma la radio resta chiusa. Ha affermato il direttore dell’emittente, Albino Tokwaro, di non sapere «quando potremo tornare a trasmettere».

Nello specifico, a disturbare le autorità sarebbe stato il fatto che si fosse data voce anche ai ribelli, i quali hanno accusato le forze governative d’aver attaccato per prime negli scontri di Unity e Jonglei. Secondo l’agenzia Fides, quanto accaduto è stato definito «spiacevole» da Padre Jacob Odwa, segretario generale della Conferenza Episcopale sudanese, ed «incostituzionale» da diversi esponenti di rilievo della società civile.

Analoga sorte è già capitata ad altri media dallo scorso dicembre, quando ebbe inizio il conflitto. Questo, però, è un caso molto differente per la finalità dell’emittente colpita, che in Sud Sudan rappresenta «la voce della Chiesa». Una voce, per il momento, spenta. In un proprio comunicato, pubblicato sul suo sito Internet, lo staff di Radio Bakhita assicura di aver avviato un negoziato col governo, per poter riprendere al più presto le trasmissioni.

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