Sport, blitz omosessista: coinvolte università cattoliche

You can playSi chiama “You Can Play Project” ed è il programma che ufficialmente si propone di eliminare la cosiddetta “omofobia” nello sport, ma che, con questo pretesto, promuove in realtà condotte e pratiche omosessuali nell’opinione pubblica, sfruttando testimonial d’eccezione ovvero direttori sportivi, allenatori ed atleti tanto delle squadre professionali a livello agonistico quanto di quelle universitarie, personaggi cioè estremamente popolari e di grande richiamo.

Le lobby Lgbt hanno esercitato fortissime pressioni, affinché tale progetto venisse accolto ed attuato dalle società sportive negli Stati Uniti. Molte sono state le università lasciatesi coinvolgere: Duke, Georgetown, Louisiana, Miami, Ohio, Stanford, Ucla e Wisconsin. Ma non solo. Ciascuna di queste, aderendo al programma, ha accettato di realizzare dei video, peraltro di qualità altamente professionale, in cui campioni, giocatori e team approvano e promuovono l’omosessualità. Tali filmati sono stati poi pubblicati sui siti web accademici. Ma guardandoli spuntano anche delle sorprese davvero amare: sconcerta, ad esempio, che vi figuri l’Università di Notre Dame, istituzione ad oggi cattolica con sede nel South Bend, Indiana. Venne fondata nel 1842 da Padre Edward Sorin, sacerdote francese della Congregazione di Santa Croce. L’adesione al progetto omosessista contraddice platealmente quelli che dovrebbero essere i suoi Valori di riferimento ovvero la Dottrina ed il Magistero della Chiesa. Con cui si pongono in aperto contrasto le dichiarazioni rilasciate in merito dal presidente dell’You Can Play, Patrick Burke, tra l’altro laureatosi proprio a Notre Dame otto anni fa: «Siamo onorati – ha detto – che la più importante Università Cattolica della Nazione promuova l’accettazione ed il sostegno di atleti, allenatori e tifosi Lgbt. Pensiamo che questo messaggio di accoglienza, di amore e di inclusione sia perfettamente in linea con l’insegnamento cattolico. E’ importante che la prossima generazione di sportivi Lgbt dell’Università di Notre Dame sappia di avere il pieno supporto dei compagni di squadra, dei coach, dei livelli amministrativi e così via. Ci auguriamo di poter continuare il nostro lavoro con Notre Dame e con altre Università Cattoliche in tutto il mondo». Detto, fatto: ecco spuntare, tra i video, anche quello degli atleti (solo gli atleti, in verità…) della St.Thomas University di Fredericton, New Brunswick, Canada, un’università che pure, sul proprio sito, si presenta ancora come «istituzione cattolica», oltre tutto «orgogliosa dell’eredità cattolica ed umanistica ricevuta, eredità che ora si propone di coltivare». Venne fondata, infatti, nel 1910 dai Padri Basiliani di Toronto, chiamati nel New Brunswick dall’allora Vescovo di Chatham, mons. Thomas F. Barry. Basta leggere il Catechismo, per capire come e quanto tali prese di posizione siano in aperto contrasto con la Chiesa Cattolica.

Non solo: sconcerta ancora una volta il potenziale offensivo dimostrato dalle lobby omosessiste, capaci d’influenzare il sistema agonistico, educativo ed universitario statunitense, pur rappresentando una percentuale insignificante della popolazione: secondo un sondaggio promosso dallo stesso governo federale a luglio, solo il 2,3% degli adulti americani sarebbe gay o apparterrebbe in qualche modo alla galassia Lgbt, un risultato addirittura inferiore a quelli analoghi – tra cui il sondaggio Gallup del 2012 – condotti negli anni precedenti, tutti attestantisi tra il 3 ed il 4%. Il che fa sospettare addirittura un ridimensionamento del fenomeno, anziché una crescita, nonostante la feroce propaganda omosessista condotta in questi anni.

Per quanto ora i gruppi Lgbt si sforzino di mettere in dubbio la validità dell’indagine condotta, questa trae credibilità proprio dal committente ovvero lo stesso governo Usa, certamente su posizioni ideologiche da loro non distanti su questo argomento. David Mariner, direttore esecutivo del Center for the Lgbt Community di Washington, ha ammesso al quotidiano Usa Today di giudicare tale dato estremamente basso. Il che dovrebbe far riflettere: poiché, pur essendo basso, consente comunque agli attivisti dell’omosessismo spinto d’imporre a tutti il proprio punto di vista, anche piegando il mondo sportivo ed universitario all’ideologia “gender”. Purtroppo, in parte, anche quello cattolico.

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