Spagna: epurati dalle liste dei Popolari i parlamentari pro-life

RajoyEsclusi dalle liste: alle prossime elezioni non correranno nella fila dei Popolari spagnoli. Sono Lourdes Méndez, José Eugenio Azpiroz, Eva Durán, Antonio Molina e Javier Puente, parlamentari del Congresso dei Deputati. Ed anche i senatori Gari Durán, Ángel Pintado, Ana Torme, José Ignacio Palacios e José Luis Sastre: anche loro, fuori. Il Pp si presenterà alle urne senza di loro. La loro unica “colpa” è quella di essere pro-life convinti. E di non aver gradito il tradimento del loro partito, che promise alle scorse consultazioni di abrogare la legge Aído sull’aborto, per poi, conquistato il potere, non farlo e riporre anzi il progetto in un cassetto chiuso a chiave, limitandosi a pochi ritocchi, assolutamente insufficienti ed inadeguati. Ritocchi, che quei parlamentari si rifiutarono di votare: erano una presa in giro. Sulla pelle dei bimbi uccisi nel grembo materno e sulla buona fede degli elettori.

Ed ora, l’ultimo atto: quei parlamentari, che finora funsero da coscienza critica all’interno dei Popolari, sono stati epurati, emarginati, messi alla porta, banditi dalle liste, come ha subito denunciato l’agenzia Actuall. In modo scandaloso ed indegno: «Alla fine Celia Villalobos aveva ragione, nel Pp non c’è posto per chi sia contro l’aborto», han dichiarato, rassegnati, gli esclusi. Mentre lei, Villalobos, è stata premiata addirittura col secondo posto nelle liste al Congresso nella provincia di Málaga.

Ormai il primo ministro, Mariano Rajoy, ha completato il trasbordo ideologico del partito, di cui è presidente. Non solo sull’aborto, anche sulle nozze “gay”, legge contro la quale lui stesso nel 2005 presentò un ricorso di incostituzionalità di fronte ai magistrati della Corte Costituzionale. Per poi, invece, da premier partecipare alle “nozze” gay dell’ex-Sindaco di Vitoria, Javier Maroto (nella foto), assieme al gotha dei Popolari, dal vicepremier Soraya Sáenz de Santamaría al ministro della Sanità, Alfonso Alonso, ed al n. 2 del partito, Dolores de Cospedal, a capo di una nutrita delegazione. Tutti a far festa per quest’unione omosessuale: un’approvazione implicita, un gesto simbolico, un segnale tacito, ma inequivocabile. Che ha suscitato scandalo e rabbia nel Pp, soprattutto nella base, che non si sente più rappresentata dai propri eletti. E che, alle prossime consultazioni, potrebbe decidere di farla loro pagare cara. Intanto, gli onorevoli esclusi sono decisi a continuare per la loro strada, ad andare avanti nella loro battaglia per la vita e per la famiglia. Ancora nelle fila dei Popolari? (fonte: Corrispondenza Romana)

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