Sigla pro-life esclusa dai club ufficiali della Ryerson University!

SFLRChe nessuna associazione pro-life s’azzardi a chiedere un pubblico riconoscimento da parte dell’Università di Ryerson! E’ questo il messaggio, molto chiaro e soprattutto esplicito, lanciato dal consiglio d’amministrazione dell’RSU, il più potente sindacato studentesco dell’Ateneo.

Per capire cosa sia accaduto, occorre fare un passo indietro. A novembre l’organizzazione SFLR-Students for Life at Ryerson ha chiesto d’esser accolta tra i club ufficiali, presenti ed operanti nel campus. Non è solo un fatto di prestigio: esser riconosciuti significa poter ricevere finanziamenti, organizzare eventi, affittare stanze. E, di iniziative, SFLR vorrebbe promuoverne tante. Tutte finalizzate alla promozione di momenti di formazione e riflessione per gli studenti sui temi della vita, nonché all’attuazione di una serie di aiuti alternativi all’aborto per le studentesse in stato di gravidanza. Un programma concreto, quindi. Ed importante. Ma a non tutti piace. Pertanto, la richiesta del gruppo è stata respinta. Senza saperne il perché.

L’associazione ha presentato ricorso. Il sindacato studentesco si è riunito, l’ha valutato, poi – prevedibilmente – all’unanimità lo ha respinto. Ancora una volta, senza tanti complimenti, né spiegazioni. «Siamo amareggiati, ma non sorpresi – ha commentato il Vicepresidente di SFLR, Carter Grant – La trasparenza, del resto, qui non è di casa».

Non c’è da stupirsene: il Centro Giuridico per le Libertà Costituzionali ha definito l’RSU come uno dei cinque peggiori sindacati studenteschi di tutto il Canada, specie sul fronte della libertà di espressione. Ma, questa volta, l’accaduto ha suscitato una ridda di reazioni. Molti studenti hanno inviato messaggi di appoggio, di sostegno, di incoraggiamento. Lo stesso hanno fatto le organizzazioni pro-life. Da tutto il Canada. I media si sono scatenati, anche oltre confine. Alla vicenda ha dato ampio risalto LifeSiteNews, la più importante e seguita agenzia d’informazione pro-life al mondo. Tutti hanno invitato i ragazzi dell’SFLR ad andare avanti, a «continuare a lottare». Certi che, alla fine, l’avranno vinta, otterranno il riconoscimento dell’Università. Un clamore, questo, che probabilmente gli stessi membri del sindacato studentesco non si aspettavano. Così han pensato di tamponare la situazione, spiegando per quali ragioni la prima volta, a novembre, avessero negato ai richiedenti lo status di club ufficiale del campus. La risposta è stata affidata al Presidente della Commissione Gruppo Studenti, Rejean Hoilett. Che ha inviato una mail a dir poco allucinante. In essa si definisce prassi per l’RSU opporsi «ai gruppi, alle riunioni o agli eventi, che promuovano la misoginia contro la donna e le ideologie della diseguaglianza di genere, che sfidino il diritto delle donne a decidere del proprio corpo o che giustifichino la violenza sessuale». Hoilett ha chiarito come RSU accordi il proprio sostegno solo alle «posizioni pro-choice». In una parola, no a chi sia contro l’aborto e contro il genderismo. Ma questo si scontra non solo con le leggi vigenti, bensì anche con la politica universitaria, formalmente imperniata sulla «libertà di espressione» e sul suo riconoscimento. Per tutti. La delirante giustificazione è stata pertanto definita dal consiglio degli studenti pro life dell’Ateneo, per bocca dell’avvocato costituzionalista, Carolyn Crosson, non solo «assurda», ma anche «estremamente offensiva». Per cui «stiamo ancora aspettando una spiegazione». Seria, ovviamente. D’esser presi in giro, nessuno ha voglia.

Il Vicepresidente di SFLR aveva già provato nel 2013 a chiedere il riconoscimento per un’altra formazione pro-life, Preserving Human Dignity at Ryerson, ma anche in quel caso gli fu risposto picche, in quanto – spiegò in un’altra mail l’allora Presidentessa dell’RSU – «la Commissione è preoccupata circa gli eventi, che potreste proporre», eventi nei quali «alcuni studenti potrebbero non sentirsi a proprio agio». Incredibile!

Ora, in attesa che qualcosa si sblocchi, l’organizzazione studentesca pro-life sta valutando partnership e coalizioni con altre organizzazioni, definibili come “vicine” o “amiche” e già riconosciute dall’ Università di Ryerson, per poter quanto meno operare. Cosa alquanto difficile e limitata per chi – come SFLR – non goda di uno status ufficiale all’interno dell’Ateneo. Ma confida anche in una risposta da parte del Presidente della Ryerson, Sheldon Levy, richiesto di un intervento. Finora non lo si è sentito. La speranza è che, in qualche modo, prima o poi, si palesi.

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