Sed Gladium di Andrea Giacobazzi

Sed Gladium di Andrea Giacobazzi(di Danilo Quinto) Andrea Giacobazzi, giovane saggista, collaboratore del quotidiano “Rinascita”, della rivista “La Tradizione Cattolica” e di “Radio Spada”, è l’autore di un recente libro intitolato Sed Gladium – Dottrina e Sacra Scrittura contro l’ecumenismo (Edizioni Radio Spada, pp.108, €9,90).

In tempi pregni di dialogo, di pace e di ecumenismo, l’autore ha il merito – a chiare lettere – di mostrare il modo in cui la Sacra Scrittura tratta le false religioni. Giacobazzi non interpreta. Espone, in maniera colta, la Tradizione, il depositum fidei sul tema, che la Chiesa post-conciliare ha più volte ignorato, nonostante l’insegnamento di «quel Magistero – scrive l’autore – che, nel condannare il liberalismo, l’agnosticismo e il modernismo, non poteva non prendere le distanze dall’ecumenismo al quale questi errori risultano indissolubilmente legati».

Esempio di quel Magistero è l’enciclica Pascendi dominici gregis, dell’8 settembre 1907, di San Pio X – «uno dei più grandi Papi della storia della Chiesa», sostiene a ragione l’autore – dimenticata nei documenti del Concilio Vaticano II e dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Allora, come oggi, l’intendimento del Modernismo è quello di demolire la Chiesa fondata da Gesù Cristo.

San Pio X scriveva: «Potremo Noi tollerare l’iniquissimo tentativo di vedere trascinata a patteggiamenti la verità, la verità divinamente rivelata? (…). Se il nostro Redentore apertamente disse che il suo Vangelo riguardava non solo il periodo apostolico, ma anche le future età, potè forse l’oggetto della Fede, col trascorre del tempo, divenire tanto oscuro e incerto da doversi tollerare oggi opinioni fra loro contrarie? Se ciò fosse vero, si dovrebbe parimenti dire che la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e la perpetua permanenza nella Chiesa dello Spirito Santo e persino la predicazione di Gesù Cristo da molti secoli hanno perduto ogni efficacia e utilità: affermare ciò sarebbe bestemmia».

Criticando gli errori del Modernismo e rigettando la «dottrina dell’esperienza», San Pio X aggiungeva: «Perché infatti non sarà possibile che tali esperienze s’incontrino in ogni religione? E che si siano di fatto incontrate non pochi lo pretendono. E con quale diritto i modernisti negheranno la verità ad una esperienza affermata da un islamita? Con quale diritto rivendicheranno esperienze vere pei soli cattolici? Ed infatti i modernisti non negano, concedono anzi, altri velatamente altri apertissimamente, che tutte le religioni sono vere».

Lo stesso Catechismo – in seguito, abolito – che San Pio X volle diffondere, come ricorda Giacobazzi, «nella sua semplicità e chiarezza, non lasciava spazio ad alcun dubbio. Quando si pone la domanda 351, la risposta che segue è: Con le parole del primo comandamento: Non avrai altro Dio avanti di me, Iddio ci ordina di riconoscere, di adorare, di amare e servire Lui solo, come nostro supremo Signore». “Si noti: ‘riconoscere Lui solo’”, chiosa l’autore, che – come scrive nella prefazione Don Mauro Tranquillo, sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pio X – «ha il merito di riportare alla mente dei cattolici che tutto questo si fonda sulle fonti stesse della Rivelazione e che la Chiesa Romana è quindi coerente con le sue origini divine», per aggiungere: «La Chiesa non ha mai avuto cognizione di un dialogo con i non cristiani. Eventuali discussioni erano esplicitamente finalizzate alla conversione; l’ascolto dell’altro era volto a una più efficace confutazione dei suoi errori; l’atteggiamento normale era combattivo, a livello dialettico o anche militare, se necessario e possibile. Nel caso in cui non si potesse convertire o prevalere, l’opzione normale non era l’adattarsi all’interlocutore, ma il martirio, esso stesso considerato il più completo trionfo della fede sull’errore». (Danilo Quinto)

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