Se non ora, quando?

(di Riccardo Cascioli su La Bussola del 13/01/2012) Chi è Romeo Castellucci? Uno sconosciuto per il grande pubblico fin quando non ha pensato bene di mettere in piedi uno spettacolo teatrale in cui un’immagine del Volto di Gesù di Antonello di Messina, che fa da sfondo al palcoscenico, viene oltraggiata in  modo ignominioso. Così è diventato il personaggio del momento. Anche in Italia, visto che è prevista la messa in scena dal 24 al 28 gennaio, a Milano, di «Sul concetto del volto del Figlio di Dio». Niente di nuovo si potrebbe dire: da Erode in poi sono duemila anni che ci sono persone che entrano nella storia o hanno successo mondano grazie alla loro ostilità per Gesù.

Così forse non varrebbe neanche la pena di dedicargli spazio e pubblicità, se non fosse che in questo caso si è davvero superato ogni limite di decenza e di tollerabilità. E le giustificazioni “pseudo-artistiche” del regista, con la solita scusa che «non c’è alcuna intenzione di essere blasfemo, anzi…», aggiungono soltanto indignazione a indignazione.

E’ perciò ben comprensibile che non appena si è diffusa la notizia dell’arrivo a Milano, sia partito  un tam tam via internet con la creazione di gruppi e comitati spontanei di protesta, che si tradurranno in manifestazioni davanti al teatro milanese dove andrà in scena lo spettacolo. Ci sono anche denunce che, codice alla mano, hanno l’obiettivo di impedire la messa in scena, ma ci si può scommettere che l’interpretazione delle autorità, in questo caso, non sarà a favore degli indignati.

Ad ogni modo la preparazione delle proteste non ha niente di violento o minaccioso: preghiere, rosario, mentre in diverse parrocchie e città sono previste messe di riparazione. Una cosa molto cattolica, insomma: l’esposizione ostentata del male, diventa occasione per testimoniare che il bene è possibile.

Ad ogni modo, vista la gravità dell’offesa ai sentimenti più profondi di una parte rilevante del paese, si tratta di un’indignazione e di una protesta totalmente condivisibili, e comunque pienamente legittime. Per questo non si comprende l’atteggiamento ostile di gran parte della stampa italiana che si è subito affrettata a bollare i promotori delle manifestazioni come frange di cattolici fanatici, integralisti, lefebvriani, così da squalificarne immediatamente l’azione.

Non sappiamo quante persone parteciperanno effettivamente alle manifestazioni e alle preghiere riparatrici, ma non è corretto parlare di frange di fanatici e integralisti: basterebbe dare un’occhiata su internet per rendersi conto che l’indignazione è condivisa da tantissimi cattolici, stufi di essere sistematicamente violati in ciò che hanno di più caro, stanchi di essere tacciati di minaccia alla libertà di espressione e alla creatività artistica solo perché hanno il coraggio di chiamare “porcata” una “porcata”. Stufi anche di essere usati come muro di rimbalzo per lanciare film e spettacoli teatrali che altrimenti nessuno si filerebbe.

Eppure neanche ai vertici ecclesiali pare esserci grande simpatia per questa mobilitazione, e lo dimostra l’atteggiamento della stampa cattolica “ufficiale”: quella simpatia e benevolenza che neanche troppo tempo fa fu concessa generosamente agli “indignati” di mezzo mondo che se la prendevano con le banche, oggi viene negata a chi chiede rispetto per il Volto di Gesù.

E si deve anche notare il grande silenzio dell’episcopato italiano. Sicuramente non c’è bisogno che i vescovi intervengano su tutto, né c’è bisogno della loro continua benedizione per promuovere azioni nella società, però non si può nascondere lo stridente contrasto tra il silenzio di questi giorni e l’offensiva mediatica delle settimane scorse quando in ballo c’era la disputa sul pagamento dell’ICI.

Indubbiamente fa un certo effetto vedere la CEI mobilitare tutta l’artiglieria a disposizione per difendere – con mille ragioni – l’esenzione dalla tassa sugli immobili; oppure mobilitarsi per rimettere insieme i cattolici in politica; e poi defilarsi, scomparire, quando c’è un vergognoso, pubblico, oltraggio al Volto di Gesù.

Ci saranno sicuramente delle buone ragioni, certamente ce le spiegheranno, però lascia davvero una strana, fastidiosa, sensazione.

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