Ruolo pubblico dei cristiani nella società

In merito alla questione della laicità dello Stato sollevata anche recentemente da diversi politici, si potrebbe subito rispondere con la domanda posta da Benedetto XVI: «Forse che l’uomo non ci interessa?» (Discorso alla Curia, 2006).

Sembra ci sia il tentativo di far apparire alcune proposte di legge e una visione dell’uomo come legate solo a una religione; invece c’è un diritto naturale che precede lo Stato e le leggi, un’idea questa che appartiene a tutti gli uomini che si fanno guidare con retta coscienza dalla verità. La Chiesa riafferma oggi un ruolo della religione nella comunità civile che, come ha detto Benedetto XVI, «è servire la formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e, insieme, la disponibilità ad agire in base ad esse» (‘Deus caritas est’).

Negli USA il Papa aveva ricordato che la religione e la moralità costituiscono “sostegni indispensabili” per la prosperità politica, ed in Francia aveva richiamato il ruolo della Chiesa nella relazione con lo Stato: il suo contributo specifico e insostituibile nel campo dell’educazione e nella “creazione di un consenso etico di fondo nella società”.

Anche nel recente viaggio a Viterbo il Papa non ha mancato di esortare i cristiani all’impegno civile, sociale e politico, “sia sul piano personale, sia su quello associativo”.
“Si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi”, ha osservato il Papa. “Ecco l’impegno sociale, ecco il servizio proprio dell’azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale”. Rivolgendosi ai laici Benedetto XVI ha quindi detto: “Non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana”.

Si vuole invece introdurre il libero arbitrio dello Stato su questioni etiche di fondo. Il cristianesimo ha sempre svolto un ruolo di sviluppo umano e sociale. Non si può chiedere, in nome di una falsa laicità, di escludere il laico cristiano dall’opera politica, e di non consentirgli di dare il proprio contributo alla costruzione del bene comune. Jürgen Habermas afferma: «L’universalismo egualitario è un’eredità immediata della giustizia giudaica e dell’etica cristiana dell’amore». Oggi c’è una società plurale che chiede venga garantita ai diversi ideali, filosofie e religioni la libertà di parola: anche il cristiano ha il diritto di parteciparvi! La legittima pluralità di posizioni non deve però cedere il posto all’assunto che tutte le posizioni si equivalgono; deve rimanere un riferimento a valori comuni e a una verità assoluta per tutti.

di Luca e Paolo Tanduo 

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