RECENSIONI LIBRARIE: i recenti attacchi alla Chiesa e al Santo Padre

Immaginate di essere fermati da un vigile per eccesso di velocità: a malincuore pagherete la multa, prendendovela con voi stessi per non aver rispettato il divieto. Immaginate invece di essere fermati da un vigile che inizi a controllare documenti, luce, frecce, etc.

Nel caso in cui riscontri una mancanza e vi appioppi una multa, probabilmente penserete più ad una precisa volontà di danneggiarvi che al desiderio di mantenere la sicurezza pubblica. Mutatis mutandis, è un po’ quel che sta accadendo con Papa Benedetto XVI: tutto il polverone che viene sollevato per un passaggio secondario di un suo importante discorso (il caso di Ratisbona), per la ratifica di una nomina (il caso dell’arcivescovo di Varsavia), per le dichiarazioni di terzi (il caso di monsignor Wilkinson) non può non far pensare ad un deliberato tentativo di coglierlo in fallo.

A questi casi va aggiunto lo scandalo, montato ad arte, sulla pedofilia nella Chiesa, estraendo dal cilindro casi di venti, trenta anni fa, ed addossandoli a Benedetto XVI (eletto, come tutti sanno, solo nel 2005).

Dopo una serie incredibile di continui attacchi mediatici, due autorevoli vaticanisti si interrogano sulle possibili cause di tanta acrimonia: Paolo Rodari, Andrea Tornelli, Attacco a Ratzinger. Accuse, scandali, profezie e complotti contro Benedetto XVI (Piemme, Milano 2010, p. 322, € 18).

C’è una strategia orchestrata oppure una carenza nella comunicazione? L’attacco ha origine al di fuori della Chiesa o nasce anche all’interno degli ambienti ecclesiali? Che quest’ultima ipotesi non sia una pura illazione è una delle tesi del libro, che vedono nel “motu proprio” Summorum Pontificum, che ha reintrodotto la Messa tradizionale, la “pietra dello scandalo”: molti, troppo ecclesiastici e “cattolici adulti” hanno visto in quel gesto una critica indiretta al Concilio Vaticano II che, di fatto, aveva abolito la Messa di San Pio V. Di qui il desiderio di “mettere in imbarazzo” il Papa, il cercare di dimostrarne l’incapacità a guidare la Chiesa, di far passare anche l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede come un uomo tollerante (se non connivente) nei confronti degli ecclesiastici pedofili (quando invece è vero l’esatto contrario), insomma, di screditare il successore di Giovanni Paolo II (che fu, invece, come ricordano Rodari e Tornelli, poco attento ad esaudire le richieste di punizioni che provenivano dal cardinal Ratzinger).

Tre sono, in conclusione, i nemici del Papa individuati dai due autori, le fonti degli attacchi al Pontefice. I primi sono fuori dalla – anzi contro la – Chiesa: si tratta della galassia delle lobby laiciste, omosessuali, massoniche, femministe, delle case farmaceutiche che vendono prodotti abortivi, degli avvocati che chiedono risarcimenti miliardari per i casi di pedofilia.

Il secondo nemico è – purtroppo – interno: è costituito dal progressismo cattolico e da quei cattolici e teologi (spesso vescovi) che vedono come fumo negli occhi qualsiasi critica al Vaticano II. Infine, c’è un terzo nemico, inconsapevole e involontario ma non per questo meno pericoloso: sono i collaboratori del Papa che operano sul web senza tenere conto di come una notizia errata circoli su Facebook, se non smentita in brevissimo tempo. Il Pontefice, concludono i due autori, è comunque sereno: ha compreso l’importanza delle nuove tecnologie e delle nuove forme di comunicazione, che vuole seguire, ma non inseguire, conscio com’è che la salvezza della Chiesa perseguitata non verrà dalle strategie, dalle diplomazie, dalle tecnologie, ma dalla fedeltà alla preghiera, alla meditazione, al Cristo crocefisso.

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