Quegli scatti fotografici che sfigurano l'”Ultima Cena”…

L'abbuffata delle bricioleCi risiamo. Ancora una volta col pretesto dell’arte si pretende di provocare, insultare, offendere la fede altrui a piacimento, sorta di zona franca entro la quale interdire il buon gusto ed il buon senso, calpestando qualsiasi rispetto e qualsiasi sensibilità differenti da quelli dell’autore.

Da qui la denuncia, apparsa sul blog L’Observatoire de la Christianophobie, relativa all’immagine «L’abbuffata delle briciole», scattata nel 2014 dal fotografo Gérard Rancinan. Raffigura una «parodia demoniaca» – come scrive L’Observatoire – dell’«Ultima Cena» di Leonardo da Vinci, esposta assieme ad altri suoi scatti alla mostra «La probabilità di un miracolo» presso la base navale dei sottomarini, a Bordeaux.

Al posto di Gesù Cristo e degli apostoli, ne «L’abbuffata delle briciole» si assiste ad un convivio di orribili diavoli punk con corna, creste ed ali nere, diavoli che sembrano imprecare, forse bestemmiare, alla furibonda ricerca di qualcosa da divorare: di fronte a loro la tavola appare pressoché vuota, restano sostanzialmente soltanto briciole per terra. Al di sopra della scena domina un enorme lampadario con candele, pure nere, mentre penne strappate svolazzano per ogni dove. Un quadro, che – nel complesso – turba, angoscia, ispira un senso di disperazione.

Ma è tutto qui? Non proprio. A parte l’inflazionato ossequio all’ideologia gender, rappresentato dalle due foto dedicate al bacio tra due poliziotti gay l’una e tra due lesbiche provocatoriamente nude l’altra, è curioso notare come il tema dell’«Ultima Cena» sembri ossessionare l’autore, tanto da dedicarvi anche altre opere, sostanzialmente sovrapponibili, benché raffiguranti contesti diversi. Ne «La grande cena» al centro, al posto di Gesù, compare una sorta di chef nell’atto di porgere ogni sorta di ipercalorica golosità a superobesi personaggi, alcuni dei quali armati, altri tatuati e poi rapper, sadomaso e cheerleaders. Una bulimica scena di trasgressione, che non scomoda soltanto Freud, tutt’altro. Il peccato originale riguarda la gola, che è la prima delle tentazioni: «L’albero era buono da mangiare» (Gn 3,6). Ancora: la prima tentazione proposta da Satana a Gesù nel deserto consiste nel trasformare i sassi in pane (Mt 4,3-4), ponendo fine al digiuno. Ma, nella Sacra Scrittura, molti altri passi tornano sull’argomento, mostrando quali sciagure si abbattano su chi ceda alla gola: Noé (Gn 9, 21-23), Lot (Gn 19,31-32), Esaù (Gn 25,34), Nabal (I Sam 24,25), Oloferne (Gdt 13,6-10), lo stesso Israele, che preferisce i cibi da schiavo in Egitto alla manna (Es 16,3; Nm 14,2; Dt 8,3). Gli esempi potrebbero continuare a lungo: i Padri del Deserto parlano espressamente di gastrimargia intesa come idolatria del ventre, la stessa – evidenzia S. Giovanni Crisostomo – che provocò l’espulsione di Adamo dal Paradiso terrestre, mentre S. Ignazio individua nella gola la porta della lussuria. Tutto questo ad indicare l’inquietante forza simbolica intrinseca, dal punto di vista spirituale, a questo scatto di Rancinan.

Il quale, non pago, ancora è tornato sul tema, con «Gang Bank», ove al posto di Cristo e degli apostoli figurano banchieri con scatoloni vuoti in testa e soldi sparpagliati ovunque; nel blasfemo «La festa dei barbari» pone al centro, invece, un uomo con la testa e le corna di cervo; poi, con «Il banchetto degli idoli» in mezzo c’è un improbabile hippy circondato dai grandi nomi della storia e dello spettacolo, da Gandhi a James Dean, da Che Guevara a Elvis Presley, da Fidel Castro a Michael Jackson, da Madre Teresa a John Lennon, da Mao Tse-tung ed Albert Einstein a Marilyn Monroe. Proprio quest’ultima ha una particolarità, che colpisce: si trova all’immediata destra del guru, posto a “raffigurare” Cristo. Sempre una donna c’è, in questa stessa posizione, sia ne La Cena, ove al centro figura il pilota Sébastian Loeb (sic!), sia nelle citate La grande cena e La festa dei barbari. Una costante, ch’è più di una coincidenza, trattandosi di una posizione tutt’altro che innocente e casuale: nell’opera originale, quella di Leonardo da Vinci, infatti, quello è il posto occupato da S. Giovanni, che tuttavia taluni, come Dan Brown, identificano con Maria Maddalena. Un’ipotesi nel cui filone si colloca evidentemente anche Rancinan, che ripetutamente mira a confermarlo ponendo, in quello stesso luogo fisico, figure femminili.

Molti sono i motivi, che possono suscitare tanta insistenza sull’«Ultima Cena». Si tratta di un evento centrale, in quanto è il momento in cui per la prima volta Gesù Cristo annuncia il tradimento: «In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà» (Gv 13, 21). E’ anche il momento, in cui il demonio si impossessa di Giuda: «Dopo il boccone, Satana entrò in lui» (Gv 13, 27). Ed allora val la pena analizzare meglio le opere di Rancinan, che presentano diverse caratteristiche ricorrenti ed inquietanti.

Innanzi tutto, costituiscono spesso una parodia del sacro, una deformazione, in particolare, dei temi cristici, ma non solo. Un’immagine, decisamente indecente, mostra una monaca in lingerie esageratamente succinta e provocante, a gattoni, col volto quasi deformato in una sconcertante smorfia, lingua in fuori ed occhi grondanti sangue.

Il periodico Marie Claire ha definito lo stile di questo fotografo «provocatorio», un’indagine delle «pulsioni più sacre dell’uomo», una contrapposizione «pagano e divino, sacro e profano». In realtà, l’autore va ben oltre, affermando di voler ambire coi suoi scatti ad essere come Dio: «Fare una fotografia – scrive – è un istante magico, un atto sacro, in cui il fotografo imita Dio, arrestando il tempo! Non abbiamo paura delle parole: egli è, in questo modo, onnipotente!».

Non solo: quella che lui propone è una prospettiva univoca di puro soggettivismo. «C’è una sola verità, quella dell’autore – afferma – c’è un partito preso, un punto di vista, un’interpretazione. Non c’è alcuna obiettività, né ci sono coincidenze». Non esistono quindi verità assolute ed oggettive, tanto meno principi non negoziabili: tutto, a suo giudizio, dipende unicamente da sé stessi. E’ l’Io faustiano che prevale su Dio.

Tutte caratteristiche, queste, facilmente rintracciabili anche nell’esoterismo gnostico. Che Rancinan ne sia consapevole o meno, dunque, le sue immagini sono assolutamente compatibili e coerenti con un brodo culturale estremamente pericoloso ed inquietante, peraltro oggi purtroppo dominante nella società. Che il quotidiano Sud-Ouest esalti l’”arte” di Rancinan, non stupisce: fu proprio in questo giornale che l’autore, a soli 15 anni, mosse i suoi primi passi, proseguendo la collaborazione sino all’apice della carriera, con la nomina tre anni fa a cavaliere delle Arti e delle Lettere ed un listino prezzi di tutto rispetto. La citata Festa dei barbari costa (altri direbbero “vale”) 260 mila euro… Tutto questo, tuttavia, non rende i suoi lavori migliori: permane anzi in essi quell’approccio provocatoriamente dissacrante, che li marchia purtroppo in senso cristianofobico.

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